martedì 4 gennaio 2022

La riluttanza delle banche centrali

 

In molti ipotizzano che le banche centrali, e in particolare le due più importanti – Federal Reserve e BCE – dovranno presto rompere gli indugi e procedere non solo all’azzeramento dei programmi di Quantitative Easing, ma anche ad azioni di incremento dei tassi di interesse più rapide di quanto attualmente previsto.

Il problema si pone in termini diversi tra USA ed Eurozona, per due ragioni.

La prima è che l’inflazione USA è un paio di punti più alta di quella eurozonica – 6% abbondante là, 4% qui. Conseguenza di un rimbalzo dell’economia molto più vigoroso, e di un recupero dell’occupazione decisamente più rapido.

La seconda è che l’incremento di tassi eurozonici rischia di dissestare il rifinanziamento dei debiti pubblici di vari Stati, visto che la BCE non fa quello che dovrebbe fare qualsiasi banca centrale – garantirli incondizionatamente e illimitatamente dal rischio di default.

Risultato, negli USA attualmente si ipotizzano due o tre incrementi all’anno nei tassi d’intervento della Fed, al ritmo di un quarto di punto per ogni incremento. Con il che si arriverebbe al livello – non certo stellare, su base storica – del 2% circa nel 2024.

Nell’Eurozona, è tutto ancora sospeso in aria.

Tassi nominali prossimi a zero con un’inflazione del 4% o del 6%, quindi tassi reali profondamente negativi, hanno tutta l’aria di un’anomalia.

Per inciso, anomalia fino a un certo punto: abbiamo vissuto questa situazione – tassi reali sotto zero – negli anni Settanta. Con la differenza che allora sia l’inflazione che i tassi nominali erano a doppia cifra, tipo tassi nominali al 10%-15% e inflazione al 15%-20%.

Ma comunque anomalia, rispetto all’esperienza degli ultimi quarant’anni. Sottopongo però una riflessione a quanti ritengono che, di conseguenza, l’atteggiamento di Fed e BCE dovrà cambiare, prima del previsto.

Le tensioni sui prezzi nascono, in misura significativa, da un problema di offerta. Gli approvvigionamenti di componenti e materie prime soffrono di paurosi colli di bottiglia, di portata nettamente peggiore di quanto si pensasse anche solo pochi mesi fa.

Molte aziende hanno ordini ma non riescono a evaderli perché, semplicemente, non trovano materiali, o li trovano a prezzi impazziti, e comunque senza alcuna affidabilità sui tempi di consegna.

Come sintetizza qualcuno, “manca la roba”.

Un fenomeno che ha preso un po’ tutti di sorpresa. Certo, dopo aver chiuso buona parte del sistema produttivo mondiale per mesi, rimetterlo in modo non è semplice né immediato. Però le riaperture sono state sostanzialmente completate più di un anno fa, e la sorpresa è che i problemi di fornitura sono entrati in una fase critica, molto più pesante di prima, solo da pochi mesi.

Perché si sia sviluppata questa dinamica temporale non è chiaro. Forse perché la ripresa della domanda, per quanto rapida, è stata comunque graduale e quindi ha raggiunto solo di recente una soglia critica. Forse perché le aziende, a vari stadi delle catene produttive, avevano buffer di scorte, che hanno tamponato il problema per sei, nove mesi, ma poi si sono esaurite.

Poi c’è il problema dei wafer al silicio per produrre i semiconduttori. La domanda è esplosa per la crescita delle applicazioni digitali e di trasmissioni dati, anche in video, e per lo sviluppo dell’auto elettrica. La capacità produttiva deve essere incrementata – oggi la maggior parte della produzione mondiale arriva da due megaimpianti, uno in Corea e l’altro a Taiwan. Va creata nuova capacità. Il problema minore è che servono molti soldi. Il problema maggiore è che serve molto tempo (tre anni).

Soprattutto, non sono chiari i tempi di soluzione di queste strozzature. E quindi le banche centrali sono meno sicure di prima sulla transitorietà dell’inflazione.

Ma la conclusione è che l’inasprimento del credito sarà più rapido ?

Non è detto, per la semplice ragione che se “manca la roba”, alzare i tassi non la fa ricomparire. Anzi, disincentiva gli investimenti necessari per “sbottigliare” le catene produttive.

Quindi, la salita rapida dei tassi non è affatto un evento certo.

E se avviene, ancora meno certo è che non si tratterà / tratterebbe di un errore. Potenzialmente molto grave. Una mossa sbagliata potrebbe dissestare il sistema finanziario e bloccare la ripresa.

E sarebbe anche dubbio l’impatto sull’inflazione. Che potrebbe calare (un risultato ottenuto a carissimo prezzo) per effetto dei minori livelli di domanda, ma anche no perché si rallenterebbero le azioni di adeguamento dell’offerta.

Se le banche centrali sono molto guardinghe quando si parla di alzare i tassi, in definitiva hanno le loro ragioni.

4 commenti:

  1. Sergio Ruocco: Per una fabbrica di chip a livello di TSMC a Taiwan ci vogliono decine di miliardi di dollari e almeno 5 anni.

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    1. Decine di miliardi senz'altro, cinque anni mi pare un po' eccessivo.

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  2. avete fatto la spesa al supermercato ultimamente ? inflazione al 4% ? forse al 30%

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    1. Certo che sì. No, il 30% proprio non l'ho visto.

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