Sta tornando d’attualità il tema della cancellazione del debito pubblico detenuto dalle banche centrali. Ne sta parlando in particolare Melenchon in Francia.
Considerare o meno la cancellazione una manovra appropriata richiede di aver presente che stiamo parlando di un tema di natura, potremmo dire, cosmetica.
Il debito posseduto dall’istituto di emissione in seguito a riacquisti di collocamenti precedenti è dovuto da un’agenzia pubblica (il Tesoro) a un’altra (nel caso dell’Eurozona, la BCE).
Cancellare quel debito non ha nessun impatto di sostanza. Il detentore lo può rifinanziare quanto gli pare. Gli interessi passano da una tasca all’altra del settore pubblico. La cancellazione non modifica la massa monetaria in circolazione, perché la moneta emessa per riacquistare il debito rimane la stessa.
Legittimamente qualcuno si chiede, allora, a che cosa serve la cancellazione.
Beh ha un effetto d’immagine importante. Con un tratto di penna il famigerato rapporto debito / PIL si abbassa di decine di punti.
E un rapporto che si abbassa di decine di punti con un tratto di penna forse, potrebbe comprendere l’opinione pubblica, non ha l’importanza che gli viene attribuita.
La cancellazione io quindi la farei. Di per sé non
risolve, ma aprirebbe gli occhi a molti. E non è poco.
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