lunedì 23 marzo 2026

Accise e regressività


Curiosamente, la riduzione (temporanea) delle accise sui carburanti decisa dal governo per contrastare gli effetti della crisi iraniana è stata tacciata, da parecchi commentatori euroausterici pseudoliberali, di essere “regressiva”.

Motivo addotto? è un beneficio sia per chi gira in Seicento sia per chi viaggia in Ferrari.

A me però questo non torna, alla luce della definizione di progressività e di regressività della tassazione come me l’hanno insegnata, e come l’ho capita.

Progressive sono le forme di tassazione che colpiscono in misura più accentuata i segmenti di popolazione “forti”, s’intende a livello di reddito e/o di patrimonio.

Regressive sono al contrario quelle che incidono maggiormente sulle categorie “deboli”.

Ora, mi pare evidente che un agiato, a fronte ad esempio di redditi e/o patrimoni dieci volte superiori a un disagiato (economico), non spende dieci volte di più in carburanti.

Ancora più evidente è che per l’agiato il rincaro di benzina e gasolio è al massimo un piccolo fastidio, per il disagiato un serio problema.

Le accise sono quindi, senza alcun dubbio, una forma di tassazione regressiva, e ridurle è un’azione di politica economica progressiva.

 

2 commenti:

  1. Ennio Caruccio: Mah...l'argomento(come molti altri) va visto sotto vari aspetti( se si vuole analizzare seriamente) Secondo me chi gira con la ferrari consuma/spende di più in accise(a parità di km)😎 di chi gira in 600. Quindi direi progressiva ...almeno x consumo. Detto questo ci sono poi quelli che consumano x lavoro(trasporto)..ecc ecc

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    1. Con questa definizione tutte le tasse sarebbero progressive e tutti gli abbassamenti regressivi. Ma il punto è l'incidenza, non il valore assoluto.

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