giovedì 23 maggio 2024

Moneta, fisco e mistificazioni

 

E’ perfettamente possibile che una moneta nasca come mezzo di scambio in seguito a un libero accordo tra privati. Ma è del tutto normale che la moneta principalmente in uso in uno Stato, quella quotidianamente e ordinariamente utilizzata, sia la moneta in cui lo Stato stesso chiede di pagare le tasse.

In altri termini, una Moneta Fiscale. Lo Stato del resto è di gran lunga il singolo soggetto economico di maggior rilievo, dato che intermedia una quota di PIL compresa, nella maggior parte dei paesi, tra il 30% e il 50%.

E’ quindi del tutto ridicolo, è un’affermazione comica (se non avesse conseguenze tragiche) che uno Stato “abbia bisogno di farsi prestare i soldi” e debba soffrire di limiti di spesa in seguito alle opinioni dei mercati finanziari.

Lo Stato può spendere fino a saturazione delle proprie risorse produttive e non ha limiti fintantoché l’inflazione rimane ragionevolmente sotto controllo.

E’ una verità elementare che però viene costantemente e quotidianamente negata, da quasi tutti i politici, dagli economisti mainstream e da quasi tutti i commentatori.

Questa è una delle grandi tragedie del mondo occidentale moderno, ed è una delle cause, forse la principale, della sua decadenza.

lunedì 20 maggio 2024

Il non problema del deficit pubblico

 

Il mondo occidentale soffre di un gravissimo problema nella gestione delle sue politiche economiche. La ragione ? si è diffusa e viene alimentata la convinzione che il deficit pubblico sia un problema.

Perché mai uno Stato che spende più di quanto incassa sotto forma di imposte dovrebbe andare in difficoltà, se la spesa avviene utilizzando moneta emessa dallo Stato medesimo ?

Si tratta, in realtà, di un meccanismo tramite il quale la moneta viene immessa nel sistema economico.

E la moneta che circola nel sistema economico DEVE AUMENTARE NEL TEMPO, via via che le economie si sviluppano. E’ totalmente logico e normale che ci sia più moneta in circolazione oggi rispetto a 50 o a 100 anni fa, perché produzione e consumi sono decisamente più alti oggi che 50 o 100 anni fa.

Naturalmente l’immissione di moneta nel sistema economico può essere eccessiva e produrre inflazione. Di conseguenza NON è corretto dire che QUALSIASI livello di deficit è appropriato.

Ma è assolutamente vero che la condizione NORMALE di uno Stato è il deficit del bilancio pubblico. Normale, non patologico.

E affermare che uno Stato con il bilancio in pareggio è “virtuoso” mentre uno Stato con un deficit del 3%, del 5%, o del 7% “ha un problema” e “deve mettere in ordine i conti” è, semplicemente, un’asserzione priva di fondamento.

sabato 18 maggio 2024

I vincoli inesistenti della finanza pubblica giapponese

 

La bestia nera degli euroausterici, il Giappone, vive tranquillo e non ha nessun problema di finanza pubblica con il suo debito / PIL al 260%. Perché ? ma perché è debito in yen, che è la moneta sovrana giapponese.

Qualcuno cerca, nonostante ciò, di favoleggiare che in realtà il Giappone ha un potenziale problema, perché “è obbligato a tenere i tassi a zero”. Altrimenti la spesa per interessi “andrebbe fuori controllo”.

Non si capisce perché “uscirebbe di controllo”, dato che gli interessi su un debito in yen sono anche loro moneta sovrana, emessa dallo stato giapponese.

In realtà il Giappone potrebbe benissimo riconoscere tassi d’interessi più alti sui titoli di Stato. Semplicemente non lo vuole fare, non vuole riconoscere questo tipo di rendimento ai suoi rentiers.

Questo, insistono gli euroausterici, ha però come conseguenza l’indebolimento dello yen sul mercato dei cambi, che a loro dire “non può proseguire all’infinito” e quindi costringerebbe prima o poi il Giappone ad abbandonare la politica dei tassi zero, o quasi, sul debito pubblico.

Indebolimento dovuto per inciso al fatto che i tassi sul dollaro, sull’euro, eccetera, non sono a zero (non più) ma stanno al 3% o al 4%.

Sfugge però che questo indebolimento del cambio non crea nessuna difficoltà al Giappone, in quanto non ha avuto alcun impatto di maggior inflazione. Anzi, l’inflazione giapponese non ha neanche sofferto, se non in minima parte, dell’incremento subito in Occidente con la fine dei lockdown e con il conflitto ucraino.

Il cambio debole dello yen al contrario ha prodotto due notevolissimi vantaggi alle aziende e agli investitori: ha reso le aziende più competitive, e ha aumentato il valore degli investimenti esteri detenuti da residenti giapponesi.

Il debito pubblico giapponese è assolutamente un non problema, e la sua politica dei tassi non soffre di alcun vincolo. Questa è la realtà che gli euroausterici non vogliono accettare. Normale: hanno un modello di analisi sbagliato e ci hanno costruito troppi castelli in aria, per troppi anni, per abbandonarlo.

domenica 12 maggio 2024

Fantasticherie sul Superbonus: fatevi due domande

 

L’ineffabile Giancarlo Giorgetti è arrivato a paragonare l’effetto del Superbonus sui conti pubblici alla catastrofe del Vajont. Ci sarebbe da ridere se non fosse stata chiamata in causa una tragedia che ha prodotto migliaia di morti.

Fatevi invece due domande in merito alle affermazioni di Giorgetti, anzi aggiungetene poi una terza.

La prima domanda: se veramente il Superbonus ha prodotto una catastrofe sui conti pubblici, come mai non si registra alcuna tensione sullo spread e sui rendimenti dei titoli di Stato italiani ?

La seconda: se veramente c’è “un buco da 200 miliardi” com’è che le manovre correttive che (si ipotizza) saranno necessarie in sede di prossima legge di bilancio sono dell’ordine di QUALCHE miliardo, non decine o centinaia ?

E poi la terza domanda:

possiamo veramente credere all’utilità di votare Lega per “rafforzarne l’ala sovranista”, nel momento in cui la Lega è il partito di Giancarlo Giorgetti ?

Io la mia risposta ce l’ho, ed è una risposta che non mi piace.

Ma non mi pare una buona idea coltivare illusioni, né credere alle favole.

giovedì 9 maggio 2024

Chiariamoci sul Giappone

 

Il Giappone è una delle bestie nere degli euroausterici: enorme debito pubblico, altissimi e persistenti deficit, monetizzazione costante ed elevata da parte della Banca Centrale, tassi vicini a zero da trent’anni. Dovrebbe avere rischi enormi di insolvenza e/o di inflazione – SE la visione euroausterica avesse qualche atomo di plausibilità – e invece ? e invece no.

Non tutti gli euroausterici però demordono. Anzi qualcuno arriva a dire che “eh ma il Giappone è un caso diverso, i motivi sono noti, non puoi prenderlo a paragone”.

Per quali ragioni il Giappone “sarebbe diverso” ? perché hanno gli occhi a mandorla e hanno inventato Godzilla ? no, l’euroausterico in questo caso cerca di argomentare. Ma non va lontano.

“In realtà il dato giapponese di debito pubblico / PIL, il 260%, non è confrontabile perché c’è un diverso trattamento contabile degli impegni pensionistici”. Scrivere al Fondo Monetario Internazionale, please. I dati li riportano loro, c’è da supporre che siano rilevati in modo coerente e omogeneo, e dicono che il debito / PIL giapponese è quasi il doppio di quello italiano e più del doppio di tutti gli altri.

“Il Giappone ha grandi riserve valutarie”. E allora ? queste riserve non sono poste in alcun modo, né formale né sostanziale, a garanzia del debito.

“Una percentuale molto alta del debito pubblico giapponese è posseduto da residenti”. Quindi ? la “tutela” sarebbe che nel caso il governo si riserva la possibilità di non ripagare i residenti, cioè di espropriarli ?

“Il Giappone ha bassa fiscalità e quindi margini per aumentarla”. Se fosse così l’Italia sarebbe tranquilla perché ha alta spesa pubblica e “può quindi tagliarla”. Gli effetti li abbiamo visti in seguito all’applicazione delle politiche di austerità, 2011-3. L’austerità non aiuta in alcun modo la gestione del debito pubblico.

“Una grossa quota del debito pubblico giapponese è detenuta dalla Banca Centrale”. QUI CI SIAMO, ma l’euroausterico a questo punto ci sta solo dando ragione. Il debito in moneta propria, garantito e nel caso acquistato dal proprio istituto di emissione, non genera MAI rischi d’insolvenza.

Alla fine del salmo, l’euroausterico ammette (forse senza accorgersene) che abbiamo ragione noi. Il problema della finanza pubblica italiana è un problema INVENTATO, e deriva dalla rinuncia a utilizzare la PROPRIA moneta.

Tutto qui.

lunedì 6 maggio 2024

Il superbonus e le buche di Keynes

 

Sarebbe stato meglio utilizzare il superbonus per qualcosa di diverso dall’efficientamento energetico degli edifici ? questo si può senz’altro sostenerlo. Ma è una critica ben diversa rispetto a vaneggiare di un presunto “buco” che il superbonus avrebbe creato.

Ipotizziamo pure che il superbonus abbia incentivato una forma di spesa completamente inutile. Si tratterebbe, nel caso, di un’esemplificazione dell’apparente paradosso keynesiano: quando le risorse produttive sono fortemente inutilizzate, quando c’è carenza di domanda, produzione e occupazione, è ENORMEMENTE meglio pagare qualcuno per scavare buche e poi riempirle, rispetto a non far nulla, o peggio ancora rispetto a fare tagli e aumentare tasse per cercare di ridurre il deficit di bilancio pubblico.

Una volta di più, ricordiamo che la completa uscita degli Stati Uniti dalla Grande Depressione è avvenuta solo con la seconda guerra mondiale. Cioè con l’enorme aumento della spesa militare. Che sul piano economico è la forma di spesa più inefficiente che esista. E’ spesa distruttiva: spreco puro.

Il superbonus, l’emissione di Moneta Fiscale, ha permesso all’economia italiana di riprendersi molto più intensamente e rapidamente rispetto alle aspettative più ottimistiche. E non crea nessun buco. Problemi ci saranno solo se per rincorrere parametri di bilancio privi di qualsiasi logica si attueranno tagli di deficit. Quando invece è perfettamente possibile emettere nuova Moneta Fiscale, via via che quella esistente viene utilizzata.

Lasciate pure che i Monti, i Boeri, i Perotti, i Cottarelli, i Trezzi, le De Romanis, i Fubini, i De Bortoli delirino. La Moneta Fiscale funziona e deve diventare uno strumento permanente per l’attuazione delle politiche economiche necessarie al paese. Poi discutiamo sulle TIPOLOGIE di applicazione. Alcune sono migliori di altre. Discutiamo di TEMPISTICHE e di DIMENSIONI. Alcune sono più appropriate di altre. Ma non sogniamoci nemmeno per un istante di dar credito a chi da anni cerca di spingere l’Italia nella direzione sbagliata.