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giovedì 14 maggio 2026

In un’economia che cresce

 

In un’economia che cresce, che si sviluppa, è perfettamente normale e in effetti necessario che le grandezze finanziarie si incrementino nel tempo.

E perché questo incremento abbia luogo, le possibilità sono sostanzialmente due.

O il deficit pubblico genera una parte significativa dell’incremento.

Oppure l’incremento è ottenuto solo attraverso l’espansione del debito privato.

Il che rende il sistema molto più fragile, molto più volatile, molto più instabile.

sabato 9 maggio 2026

L’espansione fiscale ha i millenni contati

 

Le frasi fatte euroausteriche sono spesso così insensate da risultare involontariamente comiche. Un posto di rilievo nella classifica dell’insensatezza spetta alla seguente: “un’economia che si sviluppa di pari passo a persistenti deficit di bilancio pubblico è un modello insostenibile, che verrà presto meno, non prima di aver prodotto sciagure e cataclismi”.

In un’economia che si sviluppa, è perfettamente naturale che la quantità di mezzi di pagamento, di detenzione del risparmio finanziario, di moneta, cresca costantemente.

E la via più efficace per incrementare mezzi di pagamento, mezzi di detenzione del risparmio finanziario, moneta, è il deficit pubblico tramite il quale viene immessa nell’economia moneta sovrana.

Altrimenti l’espansione finanziaria ricade tutta sulle spalle del credito privato (che è prociclico e comporta la formazione periodica di bolle speculative) o dei surplus commerciali esteri (che sono surplus per qualcuno ma ovviamente deficit per qualcun altro).

Il modello insostenibile è lo sviluppo dell’economia IN ASSENZA di deficit di bilancio pubblico. Senza deficit non c'è sviluppo.

sabato 14 marzo 2026

Monetizzazione del deficit e svalutazione

 

Il deficit pubblico in moneta propria non ha alcun bisogno di essere “finanziato”. Uno Stato che emette la sua moneta non deve “chiedere soldi ai mercati finanziari”.

Di fronte a questa (che dovrebbe essere ovvia) constatazione mi sento spesso replicare che “sì in teoria, ma si produrrebbero conseguenze terribili in termini di svalutazione e inflazione”.

L’esempio del Giappone prova che non è così.

Il Giappone ha un rapporto debito pubblico / PIL doppio rispetto ai “terrificanti” livelli italiani. La Bank of Japan però ha acquistato o di fatto garantito le emissioni di titoli effettuate in corrispondenza dei deficit pubblici.

Questo comportamento ha generato una rilevante SVALUTAZIONE dello yen, ma la svalutazione non si è tradotta in nessun impatto “catastrofico” sull’inflazione – che è mediamente rimasta inferiore, in Giappone, rispetto ai paesi occidentali.

Inoltre, la svalutazione è stata in realtà prodotta dalla decisione di mantenere i tassi d’interesse a livelli molto bassi. Ma se l’avessero ritenuto necessario, le autorità giapponesi avrebbero potuto evitarla, ad esempio acquistando titoli di Stato con tassi d’interesse del 3% invece che prossimi a zero.

Chiedere soldi ai mercati finanziari non è necessario per uno Stato che usa la SUA moneta. Non serve a “finanziare il deficit”. Non serve ad “evitare la svalutazione”. Non serve a “prevenire l’inflazione”.

Serve a mettere lo Stato sotto il controllo dei mercati.

 

venerdì 20 febbraio 2026

Il deficit pubblico immette risorse

 

Poche cose sono difficili quanto schiodare dalla testa degli euroausterici la bufala che il deficit pubblico costituisca un drenaggio di risorse finanziarie dal settore privato dell’economia. Quando invece è vero esattamente il contrario.

L’argomentazione base è che se lo Stato fa deficit, quindi se spende più di quanto tassa, il settore privato incassa più di quanto paga. E potrebbe / dovrebbe essere sufficiente fermarsi a questo punto.

L’obiezione che viene formulata però è la seguente: quanto sopra sarebbe vero se lo Stato emettesse moneta. Ma non lo fa, l’emissione monetaria è demandata a un organo, la Banca Centrale, indipendente (con gradi di autonomia più o meno ampi a seconda dei casi; totali nel caso dell’Italia rispetto alla BCE) dal governo.

In questa situazione lo Stato, o più esattamente il settore pubblico, non emettendo moneta non può generare un deficit - salvo se prima non ha raccolto, quindi drenato, risparmio già esistente dal settore privato, tramite l’emissione di titoli. Perché se non emette titoli non ha moneta da spendere.

Ma è davvero così? esaminiamo i passaggi.

Marco ha dei risparmi. Lo Stato emette titoli e Marco li sottoscrive. Lo Stato li usa per assumere Monica, una dottoressa neolaureata, nel sistema sanitario nazionale.

Lo Stato, quindi, paga uno stipendio a Monica. E con questo immette moneta nel settore privato dell’economia. Per l’esatto importo dei titoli sottoscritti da Marco.

Risultato? la moneta in meno nelle tasche di Marco corrisponde alla moneta in più nelle tasche di Monica. La moneta in circolazione è la stessa di prima – è stata solo riallocata. Ma le attività finanziarie totali SONO AUMENTATE: e l’aumento corrisponde ai titoli di Stato posseduti da Marco. 

Con alcune altre conseguenze.

Il PIL aumenta perché lo stipendio di Monica è una componente del PIL.

Monica spenderà una parte del suo reddito, dando un ulteriore contributo al PIL.

Marco non diminuirà la sua spesa perché ha semplicemente convertito una parte dei suoi risparmi (attività finanziarie che NON stava spendendo) da moneta a titoli. Anzi un’ulteriore spinta alla domanda e al PIL è dovuta agli interessi che percepirà, in futuro, sui titoli acquistati.

Non c’è drenaggio di risparmio finanziario. C’è IMMISSIONE di attività finanziarie nell’economia, e c’è INCREMENTO di risparmio finanziario, di PIL, di domanda e di occupazione.

venerdì 9 gennaio 2026

Il non problema del debito pubblico

 

Uno Stato che emette la propria moneta non ha nessuna necessità di emettere titoli di debito pubblico per “finanziare il deficit”. Crea moneta e la spende. Se decide di emettere debito, è solo per offrire una forma di impiego al risparmio finanziario che viene AUTOMATICAMENTE generato dal deficit pubblico.

Il risparmio finanziario viene automaticamente generato dal deficit pubblico perché nel momento in cui il settore pubblico spende più di quanto preleva in tasse, il settore privato AUMENTA le proprie disponibilità finanziarie.

Il limite al deficit pubblico esiste ma non è un parametro numerico: è l’inflazione che si produce se l’immissione di potere d’acquisto nell’economia (che il deficit necessariamente mette in atto) attiva domanda di beni e servizi eccedente la capacità del sistema economico di produrle.

I mercati finanziari non hanno nessun potere di condizionare i livelli massimi di deficit pubblico che lo Stato decide di mettere in atto, SALVO NEL CASO IN CUI lo Stato scelga di NON emettere moneta e di utilizzare, quindi, moneta emessa da terzi.

sabato 29 novembre 2025

Finanza pubblica, sproloqui e come contrastarli

 

A tutti quelli che sproloquiano sul “deficit pubblico che impoverisce il paese” e sul “debito pubblico che incombe sulle future generazioni”, fate notare che

Ogni volta che si forma un deficit nei conti pubblici, significa che sono stati immessi nel settore privato dell’economia più soldi di quanti se ne siano prelevati con le tasse.

Ogni volta che il debito pubblico si incrementa, significa che il settore privato dell’economia si trova a detenere una maggior quantità di risparmio finanziario, sotto forma (in genere) di titoli di Stato.

Quindi: 

il cosiddetto “risanamento dei conti pubblici” significa prelevare risorse finanziarie dal settore privato e ridurre il risparmio finanziario detenuto dal settore privato.

lunedì 27 ottobre 2025

Il livello ottimale di deficit pubblico

 

L’Eurozona da un quarto di secolo sta distruggendo la propria crescita e condannandosi all’irrilevanza economica, e quindi geopolitica, perché rifiuta caparbiamente, stolidamente, stupidamente di accettare che il deficit pubblico è una condizione normale e necessaria dell’economia, non un sintomo di inefficienza o di indisciplina, non un generatore di sprechi, non un nemico da combattere.

In un sistema economico che si sviluppa, il potere d’acquisto in circolazione deve aumentare di conseguenza, e devono quindi accrescersi gli strumenti di pagamento, cioè la moneta intesa in senso ampio.

Il deficit pubblico è semplicemente il mezzo ottimale per generare questo accrescimento, per immettere moneta nel sistema economico.

Immettere potere d’acquisto stimola domanda per beni e servizi, il che a sua volta spinge le aziende ad aumentare investimenti e occupazione. La crescita della produttività ne è la naturale conseguenza.

Naturalmente la velocità di crescita della capacità produttiva ha dei limiti, superati i quali l’immissione di moneta nell’economia genera inflazione a livelli indesiderati.

Ma non esiste a priori un livello numerico da non superare mai. Non ha senso imporre il pareggio di bilancio, non ha senso imporre il limite del 3%.

Il deficit di bilancio va ridotto se l’inflazione sale in maniera significativa e persistente oltre qualche punto percentuale all’anno. Sempre che l’inflazione non sia generata da incrementi di prezzo di materie prime o altri input produttivi.

In quest’ultimo caso il deficit non va ridotto, ma orientato verso la riduzione di imposte indirette quali IVA o accise.

 

lunedì 13 ottobre 2025

La finanziarizzazione non è invincibile

 

Consiglio la lettura di un libro pubblicato da pochi mesi, “Prima che tutto crolli” di Luciano Balbo (Longanesi 2025). Contiene parecchie considerazioni illuminanti e centrate sulla finanziarizzazione delle economie, cioè sul predominio dell’establishment finanziario rispetto al sistema produttivo e al sistema economico, sugli effetti negativi che ha prodotto riguardo a diseguaglianze e concentrazione della ricchezza, sul rischio che prima o poi (più prima che poi) inneschi una crisi sistemica.

Consiglio la lettura ma siccome sono un noto rompiscatole (!) segnalo il suo principale (s’intende a mio parere) difetto. Una carenza di interpretazione  di alcuni temi macroeconomici, che conduce l’autore a pensare che gli Stati dipendano necessariamente dai mercati finanziari per sostenere i deficit e i debiti pubblici e che la mobilità dei capitali sottragga ai singoli governi la capacità di contrastarli (“se no scappano altrove”).

Per la verità qualche sentore che le cose non stiano esattamente così Balbo ce l’ha: cita la MMT commentando grossomodo che sembrano degli eretici ma forse, probabilmente, hanno delle ragioni. Ma è solo un sentore.

I fatti che, rispetto all’interessante esposizione di Balbo, vanno meglio compresi sono IMHO i seguenti (ben noti ai lettori di questo blog…).

UNO: il deficit pubblico non è un impoverimento del paese che lo genera ma un normale strumento di immissione del potere d’acquisto finanziario, che deve crescere di pari passo con lo sviluppo del PIL nominale.

DUE: in assenza di deficit pubblico in moneta sovrana, il potere d’acquisto finanziario cresce solo per il canale privato, il che è appunto un’importante causa della finanziarizzazione di cui Balbo denuncia gli eccessi.

TRE: se lo Stato emette la sua moneta, non c’è alcun bisogno di emettere debito per “finanziare il deficit”. Il deficit pubblico genera automaticamente risparmio privato e l’emissione di debito pubblico è un’opportunità (non una necessità) che viene offerta al settore privato per impiegare il risparmio generato dal deficit.

QUATTRO: se lo Stato controlla l’emissione monetaria, non c’è alcun bisogno di preoccuparsi che gli investitori istituzionali “scappino” rendendo impossibile finanziare la spesa pubblica eccedente le tasse (cioè il deficit).

CINQUE: l’emissione monetaria che si produce nel momento in cui si genera deficit pubblico non è necessariamente inflazionistica. Non lo è se rimette in moto capacità produttiva inutilizzata. Non lo è se viene destinata a ridurre imposte indirette quali IVA e accise (imposte regressive, peraltro).

Molti dei problemi denunciati da Balbo si risolvono restituendo agli Stati il pieno controllo dell’emissione monetaria, e vincolando i governi ad attuare politiche di piena occupazione, e di contenimento dell’inflazione mediante riduzione delle imposte regressive sui consumi (non mediante contrazione della domanda).

Quello che dal libro di Balbo non emerge con sufficiente chiarezza è che un potentissimo fattore di crescita patologica della finanziarizzazione è proprio il dogma dell’indipendenza delle banche centrali. Che in effetti vanno abolite: l’emissione monetaria deve essere gestita direttamente dal ministero dell’economia.

Difficile, politicamente, ottenere tutto questo ? gli interessi costituiti contrari sono fortissimi ? certo che sì. Ma difficile è tutto quello che va nella direzione di  diminuire la presa dell’establishment finanziario su politica ed economia.

Difficile, ma non impossibile. Servono però idee molto chiare su cosa è essenziale ottenere.

 

domenica 5 ottobre 2025

Il deficit pubblico non impoverisce

 

Molti sembrano ritenere che il deficit pubblico impoverisca il paese, apparentemente perché assimilano il bilancio dello Stato a quello di un’azienda, o anche ai conti di una famiglia.

Se gli incassi di una società sono inferiori ai costi, la società perde soldi ed erode il suo patrimonio, giusto ?

Se le spese di una famiglia superano i redditi, la famiglia si indebita, o si mangia il risparmio di cui dispone, no ?

Beh per uno Stato, per un paese, per un'entità nazionale, funziona diversamente.

Ogni centesimo di eccesso di spesa pubblica rispetto agli incassi fiscali corrisponde a un centesimo di soldi immessi nel settore privato dell’economia.

Il settore privato, e quindi il paese nel suo complesso, non si impoverisce a causa del deficit pubblico. Anzi: lo arricchisce, se il maggior potere d’acquisto in circolazione stimola maggiore produzione di beni e di servizi.

Dovrebbe essere ovvio. Ma la falsa analogia tra bilancio pubblico e bilanci privati manda ancora in confusione troppe persone.

mercoledì 24 settembre 2025

Declino europeo: quello che non viene capito

 

L’Europa è in perdita di peso vertiginosa nel contesto mondiale. Conta sempre di meno a livello politico, economico, militare.

Una parte importante del problema è l’economia. La quota europea del PIL mondiale è scesa drasticamente da un quarto di secolo a questa parte. E la ragione non è (solo) l’ascesa di grandi nazioni che erano, fino alla fine degli anni Novanta, rimaste ai margini dello sviluppo, quali Cina e India. Il loro emergere non ha impedito agli USA di mantenere inalterato il loro peso e la loro influenza. 

Il declino economico europeo è in larghissima misura attribuibile a una convinzione completamente errata, che influenza però in modo determinante le politiche sviluppate dai vari paesi, soprattutto quelli sottoposti alle “prescrizioni” UE.

La convinzione, cioè, che il deficit di bilancio pubblico sia un impoverimento del paese, e che quindi vada il più possibile contenuto, limitato, possibilmente azzerato.

Non c’è nulla di vero in questa convinzione. Un eccesso di spesa pubblica rispetto al gettito fiscale implica più potere d’acquisto, più soldi, in circolazione nel settore privato. Più soldi in circolazione non impoveriscono nessuno, e anzi è perfettamente normale, anzi necessario, che in un’economia che si sviluppa la circolazione di attività finanziaria si incrementi.

Questo non viene capito dalla maggioranza della popolazione. Economisti a parte, non viene compreso neanche da molti analisti e commentatori in materia di geopolitica, che sento dissertare, dicendo cose anche interessanti, sul ruolo dell’Europa nello scenario mondiale, per poi uscirsene con insensatezze tipo “la Germania garantisce il debito dell’Italia” oppure “l’euro grazie ai bassi tassi d’interesse per alcuni anni ha consentito all’Europa di crescere nonostante il debito pubblico”.

Se fossi un complottista penserei che queste convinzioni sballate siano alimentate da un qualche tipo di propaganda. Per esempio di fonte USA, visto che le menti pensanti statunitensi (ce ne sono) capiscono benissimo l’assurdità di queste affermazioni.

Ma non sono un complottista, e a un disegno USA per tenere in soggezione l’Europa con questi metodi non credo.

Gli europei sono specialisti nel farsi male da soli.

 

domenica 21 settembre 2025

sabato 16 agosto 2025

Vi hanno raccontato che il deficit pubblico è brutto

 

Vi hanno raccontato che il deficit pubblico è un problema. Che va ridotto. Che è un pericolo. Che lo Stato rischia di finire i soldi.

Non vi hanno invece detto che:

Quando lo Stato spende più di quanto preleva, il settore privato dell’economia aumenta il suo potere d’acquisto.

Quando lo Stato spende più di quanto preleva, il settore privato dell’economia incrementa i mezzi finanziari in suo possesso, quindi il suo risparmio finanziario.

E l’incremento di risparmio finanziario è permanente, anche se i soldi ricevuti dal settore privato tramite il deficit dello Stato vengono spesi. Perché la spesa trasferisce risorse finanziarie da un soggetto a un altro, ma sempre nell’ambito del settore privato.

Vi hanno raccontato una cosa che sembra ovvia e naturale.

E invece è una BUGIA ENORME. Una delle più grandi menzogne mai raccontate.

martedì 12 agosto 2025

Chiarimenti sull’effetto espansivo del deficit pubblico

 

Conversando con Giovanni Piva, mi sono reso conto della necessità di chiarire alcune cose in merito all’effetto espansivo del deficit pubblico e a come questo effetto (non) vari in funzione di come viene “finanziato”.

Deficit pubblico significa che lo Stato spende più di quanto preleva con le tasse. Quindi immette moneta nell’economia. Questo è (dovrebbe essere ?) chiaro a chiunque.

Tuttavia, se contestualmente lo Stato emette titoli per “finanziare il deficit”, la moneta immessa viene ritirata e quindi l’effetto espansivo sparisce. Giusto ?

NO.

Lo Stato quando spende, spende MONETA. Quella entra nell’economia.

E se lo Stato spende per stipendi pubblici o per investimenti, IMMEDIATAMENTE genera PIL. La moneta passa di mano (arrivando al dipendente pubblico o al fornitore delle opere pubbliche) che si ritrovano con un incremento del loro risparmio finanziario.

Se viene loro offerta una forma di impiego sotto forma di titoli di Stato, sono di solito interessati ad utilizzarla. Ma l’effetto espansivo sul PIL SI E’ COMUNQUE GIA’ VERIFICATO.

NON è affatto vero che “l’effetto espansivo svanisce perché la moneta precedentemente emessa viene ritirata”.

OK, obietta qualcuno, ma se invece il deficit alimenta trasferimenti (esempio, pensioni) o riduzioni di tasse, che non contribuiscono direttamente al PIL ?

In questo caso l’effetto espansivo avviene per la quota di trasferimenti / riduzioni di tasse che si trasforma in spesa del ricevente, e non in crescita del suo risparmio personale. Una stima plausibile è che l’80% sia spesa e il 20% sia risparmiata.

Bene, su 1.000 euro di deficit 800 verranno spesi, e accresceranno le disponibilità finanziarie dei fornitori di beni e servizi verso cui la spesa si è diretta. I quali saranno poi interessati a utilizzare i titoli di Stato, SE vengono emessi, come strumento di impiego delle LORO accresciute disponibilità finanziarie. I 200 resteranno ai percipienti, i quali a loro volta li impiegheranno – magari in titoli di Stato.

Spero a questo punto sia chiaro che l’effetto espansivo del deficit pubblico deriva dalla quota di deficit che viene SPESA IN BENI E SERVIZI, a prescindere che il deficit pubblico si accompagni all’emissione di titoli di Stato – o meno.

Un altro esempio che forse aiuta a chiarire ulteriormente quanto sopra. Immaginiamo che lo Stato spenda non utilizzando la moneta ma DIRETTAMENTE titoli di Stato. Esempio: assume un insegnante o un infermiere e lo paga in BTP. Non si usa, ma non c’è nulla di tecnicamente impossibile, e neanche di tecnicamente complesso.

L’incremento di PIL è esattamente dello stesso importo rispetto all’eventualità (di gran lunga più comune) di pagarlo in moneta.

E se paghiamo in titoli di Stato una pensione ?

Il pensionato in parte la spende (vendendo prima i BTP) e in parte trattiene i titoli come forma di risparmio.

E da dove viene la domanda per i BTP venduti dal pensionato ?

Dal fatto che la spesa del pensionato in beni e servizi accresce le disponibilità finanziarie del fornitore dei beni e servizi medesimi.

In sintesi: che a fronte del deficit pubblico si emettano titoli di Stato o meno; che la spesa pubblica avvenga in moneta o in titoli; NON CAMBIA NULLA riguardo all’effetto di espansione del PIL.

L’effetto espansivo nasce DA UN’ALTRA COSA: dalla quota di deficit che alimenta, direttamente o indirettamente, la spesa in beni e servizi.

E l’emissione di titoli di Stato non vanifica nulla dell’effetto espansivo perché “la moneta precedentemente emessa viene ritirata”.

Conta la maggior disponibilità di potere d’acquisto a disposizione dell’economia (che il deficit automaticamente incrementa, sia che vengano sia che non vengano emessi titoli) e la propensione a spendere questo potere d’acquisto.

 

mercoledì 18 giugno 2025

Panzane e no

 

Commento ricevuto relativamente a questo post:

“Sì vero, basta incrementare i deficit e le sofferenze umane finirebbero all’istante. Nella pratica nessuno lo fa perché sono panzane. Neanche agli studenti di Macro 1 si raccontano queste bestialità”.

No, effettivamente agli studenti di Macro 1 queste “bestialità” non si raccontano. Si racconta invece una panzana vera: si racconta che Stati gestori della propria moneta abbiano un problema di finanziamento del deficit e della spesa. Come possa essere vero, come possa essere creduto, è un mistero gaudioso. Produco a costo zero una cosa ma devo “farmela prestare” ???

Ci sono limiti ai livelli appropriati di deficit pubblico (limiti connessi, essenzialmente, all’inflazione). Ma che il problema sia finanziarlo, è una delle grandi bugie della storia umana.

domenica 15 giugno 2025

Non è il risparmio che finanzia il deficit

 

Come facciamo a finanziare il deficit pubblico ? per fare deficit occorre risolvere il problema di finanziarlo. Bisogna attingere al risparmio privato il che primo, non è ovvio né scontato; secondo, lascia meno soldi in circolazione per la spesa e per gli investimenti privati.

Vero ?

No.

No

NO………….

Il deficit pubblico IMMETTE soldi nell’economia. La differenza tra spesa pubblica e tasse raccolte, che è il deficit pubblico, LASCIA MAGGIORI RISORSE NEL SETTORE PRIVATO DELL’ECONOMIA.

Non esiste NESSUN problema di finanziamento del deficit pubblico. Casomai è il deficit pubblico che finanzia il settore privato.

Non esiste, a meno di aver deciso, senza alcuna motivazione logica né economica, che lo Stato spenda moneta che non emette.

Non esiste a meno di spendere moneta straniera.

Come ad esempio l’euro.

mercoledì 4 giugno 2025

Ebbene sì, le tasse servono

 

Non bisogna lasciarsi trascinare dalla vis dialettica nel dibattere con gli euroausterici. Non bisogna lasciarsi andare ad affermazioni scorrette.

A volte sento esprimere ad attivisti MMT il concetto che “uno Stato che emette moneta non ha bisogno delle tasse per spendere”. Il che è vero nel senso che se lo Stato è il monopolista dell’emissione monetaria, e la moneta emessa dallo Stato è quella che deve essere utilizzata per pagare le tasse, PRIMA lo Stato spende e POI lo Stato tassa.

Ma questo non deve indurre a credere che uno Stato, con le dimensioni che il settore pubblico tipicamente assume, possa evitare, su base continuativa, di imporre tasse (e la MMT, applicata e interpretata correttamente, su questo è in realtà molto chiara).

La ragione è che la spesa pubblica al netto delle tasse prelevate, cioè il deficit pubblico, immette moneta nell’economia. E la crescita della moneta in circolazione deve essere pari a qualche punto percentuale all’anno, perché il potenziale di crescita del PIL nominale è di qualche punto percentuale. Non di DECINE di punti percentuali: a meno di accettare decine di punti annui di inflazione, intesa come crescita media dei prezzi.

Se la spesa pubblica è pari al 20%, al 30%, al 50% del PIL, una parte preponderante di questi ammontari deve essere sistematicamente prelevata in forme varie di tassazione.

O limitiamo la dimensione del settore pubblico a una frazione dell’attuale…

…oppure… le tasse dovranno, già solo per questa ragione, continuare ad esistere.

domenica 11 maggio 2025

Il deficit pubblico che non si finanzia

 

Come si può credere che esista un problema di “finanziamento del deficit pubblico” ?

Con il deficit pubblico, con l’eccesso di spesa governativa rispetto alle tasse prelevate, si IMMETTONO soldi nell’economia privata.

Non è il risparmio dei privati che deve essere utilizzato per finanziare il deficit pubblico. E’ il deficit pubblico che PRODUCE RISPARMIO PRIVATO.

Avere in testa che lo Stato abbia bisogno di “raccogliere risparmio se vuole spendere più di quanto tassa”, cioè se il suo bilancio è in deficit, equivale ad accettare che l’emissione di moneta non sia una funzione statale.

E come si può accettare che non sia una funzione statale ?

Significa demandare a interessi privati la gestione del sistema economico-monetario.

Significa svuotare di contenuto l’attività statale, e quindi vanificare il controllo dell’elettorato su di essa.

Significa svuotare di contenuto la democrazia.

lunedì 28 aprile 2025

Che cosa NON è il deficit pubblico

 

NON è un onere che incombe sulle future generazioni.

NON è un’indicazione che i politici siano spreconi e disonesti, e/o che comprino consenso con i soldi pubblici.

Ridurlo o azzerarlo NON è virtuoso.

Il deficit pubblico serve a immettere potere d’acquisto nell’economia. E in un’economia che cresce, il potere d’acquisto in circolazione DEVE aumentare gradualmente nel tempo.

Più lentamente se l’economia tende a surriscaldarsi. Più velocemente se l’economia è fiacca.

Il deficit pubblico è una condizione necessaria delle economie.

Prova ne è il fatto che tutti gli Stati sono quasi sempre in situazione di deficit pubblico.

Il pareggio di bilancio è una condizione anomala e transitoria, non un obiettivo da perseguire.

Il deficit pubblico è la normalità.

sabato 15 febbraio 2025

Abbiamo bisogno del deficit pubblico

 

Esistono due canali di generazione della moneta: quello pubblico e quello privato. Il canale pubblico è quello dello Stato, che spende, e ritira moneta mediante le tasse in misura inferiore alla spesa – quindi attua un deficit pubblico. Mentre il canale privato è il credito concesso dal sistema bancario.

Apparentemente se ne può identificare un terzo, il surplus commerciale verso l’estero, ma il surplus estero non genera moneta, la trasferisce soltanto, dal paese deficitario al paese eccedentario.

Ora, l’economia, e il sistema creditizio in particolare, alternano momenti di euforia e momenti di depressione. Di conseguenza la formazione di moneta mediante il canale creditizio a volte è eccessiva e a volte è carente.

Di conseguenza il canale pubblico di creazione della moneta, il deficit dello Stato, DEVE ESISTERE, e deve agire in modalità ANTICICLICA. Occorre evitare che in un’economia in espansione la moneta sia prodotta solo dal canale privato. E occorre che la creazione di moneta tramite deficit pubblico compensi, agendo in senso contrario, le fasi in cui il canale privato si sta attivando troppo, o troppo poco.