mercoledì 15 aprile 2026

La giustizia sociale non è invidia

 Con tutto il rispetto per Thomas Sowell, questa affermazione non la condivido.

C'è chi è invidioso della ricchezza e del successo altrui, certo. Ma la giustizia sociale è un'altra cosa. La giustizia sociale richiede di dare ad ogni cittadino possibilità di lavoro dignitoso, e accesso ad adeguati servizi di istruzione, sanità e previdenza.

La società occidentale tende a garantire sempre meno tutto questo, nonostante la tecnologia lo permetta oggi più che venti, quaranta, sessant'anni fa.

Affermare che questo non va bene non è invidia. Non è opporsi al successo degli altri. E' ricercare un modello di convivenza sociale più equo e più sano.


domenica 12 aprile 2026

Ancora sui vincoli di bilancio

 

Il mio buon amico @eligio68 mi fa notare, riguardo al contenuto dell'ultimo post, che se è vero che il vincolo di bilancio pubblico non deve essere contabile, bensì costituire un vincolo di utilizzo delle risorse fisiche, il mancato rispetto del primo non assicura che sia rispettato il secondo.

Il che è vero. Ma è solo uno conferma che il vincolo contabile non ha senso. Non assicura niente né in positivo né in negativo. Né se viene rispettato né in caso contrario.

Il vincolo contabile non garantisce nulla ed espone al contrario a un rischio gravissimo. E il rischio è che per (tentare di) rispettarlo le risorse fisiche vengano sottoutilizzate, anche pesantemente. Generando depressione economica e disoccupazione massiccia.

Questa non è teoria: è un dato di realtà. E noi in Italia dovremmo esserne consapevoli più di altri, avendo vissuto la catastrofe dell’austerità UE-Monti-Letta degli anni 2011-2014.

La gestione macroeconomica dell’Unione Europea è semplicemente basata su un presupposto tecnicamente privo di senso e, nei fatti, potenzialmente, ma riguardo all’Italia anche praticamente, criminale.

martedì 7 aprile 2026

Moneta Fiscale, percorso obbligato

 

Quando, ormai quattordici anni fa (sì 14, era il 2012) ho iniziato a sviluppare e a promuovere la proposta della Moneta Fiscale, ritenevo che fosse la strada più plausibile per risolvere le spaventose, criminali disfunzioni del sistema euro.

Oggi sospetto che non sia “la più plausibile”. Sono sempre più convinto che sia l’unica possibile.

Non in teoria, ma in pratica sì.

In teoria l’euro potrebbe essere “smontato” partendo dalla Germania che esce dall’alto. Ma non c’è modo di indurla a farlo.

In teoria potrebbero cadere i vincoli fiscali.  Stesso problema. 

Emettere Monete Fiscali nazionali è invece possibile, e tecnicamente anche semplice.

Il che non vuol dire che non sia una strada politicamente impervia. Gli interessi in gioco e i condizionamenti sono giganteschi.

Ma si può fare, e funziona. Il Superbonus l’ha dimostrato.

Se la Moneta Fiscale è una via difficile, tutte le altre sono vicine all’impossibile.

 

venerdì 3 aprile 2026

Il non senso politico dell’euro

 

Non esiste una sola motivazione sensata, sul piano tecnico-economico, per la quale paesi diversi debbano adottare la stessa moneta. Le unioni monetarie in assenza di unione politica sono completamente prive di logica.

E infatti l’euro è stato presentato, dai suoi proponenti, come una leva per arrivare all’unione politica. Una leva poderosa, nelle aspettative e nelle intenzioni. Ma il senso, se ce n’era uno, era politico, non economico.

Ora, è un dato di fatto che a ventisette anni di distanza dal fatidico Capodanno del 1999, l’unione politica non abbia fatto nessun passo in avanti. Non è avvenuta, non c’è un progetto concreto in corso perché avvenga, non si è sviluppata alcuna volontà degna di nota in quella direzione da parte dei partiti che si sono avvicendati al governo dei vari Stati. L’ipotesi che la moneta unica portasse allo Stato unico si è rivelata completamente priva di fondamento.

L’euro non ha un senso economico e nemmeno politico. Nemmeno dal punto di vista di chi crede (non certo io) all’unione politica. E’ un meccanismo inefficiente e disfunzionale che continua a esistere solo perché è complicato liberarsene.  

giovedì 2 aprile 2026

Euroausterici e demografia

 

Gli euroausterici si aggrappano a qualsiasi cosa pur di negare le spaventose disfunzioni della mortifera combinazione Maastricht – euro. Vedi qui sotto.

(Tweet del 25.3.2026, ore 10.35).

Certo, la stagnazione economica italiana è influenzata anche dalla demografia. Ma concludere che "quindi" euro e austerità non c’entrano è completamente sbagliato, per due ragioni semplicissime.

Uno, l’Italia ha azzerato la crescita del PIL procapite, non solo quella del PIL complessivo. A partire dall’avvento di Maastricht e dell’euro, appunto.

Due, il crollo della natalità ha motivazioni anche sociali, non solo economiche. Ma la stagnazione dei redditi e l’incremento delle diseguaglianze sicuramente lo accentua. E per invertire la tendenza servono in primo luogo fortissimi incentivi alle famiglie e ai figli. E che cosa impedisce di mettere in atto questi sostegni? Ma Maastricht e l’euro, ovviamente.

Da qualunque parte ti giri e da qualunque parte inquadri un problema, ti accorgi che l’euroassetto o ne è (quantomeno) una concausa, o è un fortissimo vincolo che ne ostacola la soluzione.

In genere, entrambe le cose.

domenica 29 marzo 2026

I benefici finanziari UE

 

Meno male che c’è la UE. Senza saremmo persi, vero?

Funziona così (vedi PNRR ma anche tutto il resto).

Prima paghi un fantastiliardo.

Poi dicono che ti danno (un po’ meno di) un fantastiliardo.

Però devi passare al vaglio di un ginepraio di controlli burocratici.

E spenderlo come dicono loro.

I soldi a disposizione sono quindi meno di prima.

E quindi non cresci più di prima, anzi.

E ti fanno la morale, la ramanzina, ti dicono che sei inefficiente, corrotto, pigro, disonesto, e che hai sprecato un fantastiliardo.