sabato 14 marzo 2026

Monetizzazione del deficit e svalutazione

 

Il deficit pubblico in moneta propria non ha alcun bisogno di essere “finanziato”. Uno Stato che emette la sua moneta non deve “chiedere soldi ai mercati finanziari”.

Di fronte a questa (che dovrebbe essere ovvia) constatazione mi sento spesso replicare che “sì in teoria, ma si produrrebbero conseguenze terribili in termini di svalutazione e inflazione”.

L’esempio del Giappone prova che non è così.

Il Giappone ha un rapporto debito pubblico / PIL doppio rispetto ai “terrificanti” livelli italiani. La Bank of Japan però ha acquistato o di fatto garantito le emissioni di titoli effettuate in corrispondenza dei deficit pubblici.

Questo comportamento ha generato una rilevante SVALUTAZIONE dello yen, ma la svalutazione non si è tradotta in nessun impatto “catastrofico” sull’inflazione – che è mediamente rimasta inferiore, in Giappone, rispetto ai paesi occidentali.

Inoltre, la svalutazione è stata in realtà prodotta dalla decisione di mantenere i tassi d’interesse a livelli molto bassi. Ma se l’avessero ritenuto necessario, le autorità giapponesi avrebbero potuto evitarla, ad esempio acquistando titoli di Stato con tassi d’interesse del 3% invece che prossimi a zero.

Chiedere soldi ai mercati finanziari non è necessario per uno Stato che usa la SUA moneta. Non serve a “finanziare il deficit”. Non serve ad “evitare la svalutazione”. Non serve a “prevenire l’inflazione”.

Serve a mettere lo Stato sotto il controllo dei mercati.

 

mercoledì 11 marzo 2026

BCE pronta: a fare una cretinata

 

I mercati prevedono che la BCE incrementi i tassi d’interesse due volte nel corso del 2026 per fronteggiare gli effetti della crisi iraniana sui prezzi di benzina e gas, e quindi sull’inflazione.

Naturalmente si tratta di una cretinata perché l’approccio corretto sarebbe invece di abbassare imposte indirette e accise.

I maggiori tassi non danno beneficio su un’inflazione da costi. In effetti la potrebbero peggiorare in quanto immetterebbero potere d’acquisto nell’economia mediante i maggiori interessi pagati sui titoli di Stato.

Dato che però i sacri vincoli di Maastricht non si possono toccare, a compensazione dell’effetto tassi sul deficit c’è da attendersi qualche sforbiciata che so sugli investimenti pubblici, o magari qualche imposta in più.

La strategia perfetta per creare stagflazione, insomma.

 

sabato 7 marzo 2026

Se

 

Caos geopolitico? crisi iraniana? Impennata dei prezzi di petrolio e gas?

Se Draghi e Giorgetti non avessero boicottato e insabbiato la Moneta Fiscale, oggi potremmo parare il colpo degli effetti inflattivi e mitigare fortemente se non eliminare gli impatti sull’economia, senza emettere un centesimo di titoli di Stato in più.

Basterebbe compensare parzialmente imposte indirette quali in primo luogo accise e IVA, erogando al compratore, mediante una carta elettronica, crediti fiscali liberamente negoziabili e trasferibili.

Se.

giovedì 26 febbraio 2026

L’economia si risana se


Presupposto non sufficiente, ma necessario e indispensabile, per riavviare la crescita economica è che l’opinione pubblica – la maggioranza, quanto meno - comprenda due cose.

La prima: la gestione della moneta deve essere affidata a organismi soggetti a controllo democratico, non a entità “autonome” e “indipendenti” (da chi?).

La seconda: il debito pubblico è ricchezza di chi lo possiede, non impoverimento dello Stato che lo emette, né tantomeno della collettività.

Se certe scelte deleterie di politica economica continuano a essere adottate, è in larga misura dovuto alla diffusa incomprensione di questi due concetti.

domenica 22 febbraio 2026

Il professor Di Maio

 

La notizia che Luigi Di Maio è stato insignito del titolo di professore onorario presso il prestigioso King’s College di Londra è stata accolta con ampie e diffuse reazioni ironiche, perché le credenziali accademiche del sopra citato appaiono carenti, per non dire inesistenti.

La spiegazione di quanto accaduto è in realtà però semplice, e dovrebbe indurre a qualche riflessione.

Di Maio è semplicemente un politico che ha iniziato la sua carriera, presso il Movimento Cinque Stelle, su posizioni antiestablishment e populiste.

Poi si è venduto.

E l’establishment sa essere riconoscente con chi si comporta da bravo bambino diligente e ossequioso, facendo ampia ammenda degli errori di gioventù.

Non è il primo caso, non è l’unico e non sarà l’ultimo.

Del resto, Di Maio è forse più qualificato per ricoprire, presso la UE, la carica di rappresentante speciale della UE per la regione del Golfo Persico?

Comunque, non c’è da preoccuparsi troppo.

Di Maio non farà danni in nessuna di queste due posizioni.

Si limiterà a non fare nulla.