venerdì 3 aprile 2026

Il non senso politico dell’euro

 

Non esiste una sola motivazione sensata, sul piano tecnico-economico, per la quale paesi diversi debbano adottare la stessa moneta. Le unioni monetarie in assenza di unione politica sono completamente prive di logica.

E infatti l’euro è stato presentato, dai suoi proponenti, come una leva per arrivare all’unione politica. Una leva poderosa, nelle aspettative e nelle intenzioni. Ma il senso, se ce n’era uno, era politico, non economico.

Ora, è un dato di fatto che a ventisette anni di distanza dal fatidico Capodanno del 1999, l’unione politica non abbia fatto nessun passo in avanti. Non è avvenuta, non c’è un progetto concreto in corso perché avvenga, non si è sviluppata alcuna volontà degna di nota in quella direzione da parte dei partiti che si sono avvicendati al governo dei vari Stati. L’ipotesi che la moneta unica portasse allo Stato unico si è rivelata completamente priva di fondamento.

L’euro non ha un senso economico e nemmeno politico. Nemmeno dal punto di vista di chi crede (non certo io) all’unione politica. E’ un meccanismo inefficiente e disfunzionale che continua a esistere solo perché è complicato liberarsene.  

giovedì 2 aprile 2026

Euroausterici e demografia

 

Gli euroausterici si aggrappano a qualsiasi cosa pur di negare le spaventose disfunzioni della mortifera combinazione Maastricht – euro. Vedi qui sotto.

(Tweet del 25.3.2026, ore 10.35).

Certo, la stagnazione economica italiana è influenzata anche dalla demografia. Ma concludere che "quindi" euro e austerità non c’entrano è completamente sbagliato, per due ragioni semplicissime.

Uno, l’Italia ha azzerato la crescita del PIL procapite, non solo quella del PIL complessivo. A partire dall’avvento di Maastricht e dell’euro, appunto.

Due, il crollo della natalità ha motivazioni anche sociali, non solo economiche. Ma la stagnazione dei redditi e l’incremento delle diseguaglianze sicuramente lo accentua. E per invertire la tendenza servono in primo luogo fortissimi incentivi alle famiglie e ai figli. E che cosa impedisce di mettere in atto questi sostegni? Ma Maastricht e l’euro, ovviamente.

Da qualunque parte ti giri e da qualunque parte inquadri un problema, ti accorgi che l’euroassetto o ne è (quantomeno) una concausa, o è un fortissimo vincolo che ne ostacola la soluzione.

In genere, entrambe le cose.

domenica 29 marzo 2026

I benefici finanziari UE

 

Meno male che c’è la UE. Senza saremmo persi, vero?

Funziona così (vedi PNRR ma anche tutto il resto).

Prima paghi un fantastiliardo.

Poi dicono che ti danno (un po’ meno di) un fantastiliardo.

Però devi passare al vaglio di un ginepraio di controlli burocratici.

E spenderlo come dicono loro.

I soldi a disposizione sono quindi meno di prima.

E quindi non cresci più di prima, anzi.

E ti fanno la morale, la ramanzina, ti dicono che sei inefficiente, corrotto, pigro, disonesto, e che hai sprecato un fantastiliardo.

venerdì 27 marzo 2026

Moneta fiscale: perché non è un debito

 

Dopo che l’ineffabile tandem Draghi – Giorgetti ha affossato il Superbonus, di Moneta Fiscale si è parlato poco. Ma il tema tornerà di attualità. Per la semplice ragione che l’eurogovernance economica continua a essere completamente disfunzionale, e il sistema di gran lunga più plausibile per ricondurla a qualcosa di sensato è, appunto, introdurre monete fiscali nazionali.

Non si sbaglia quindi a proporre un ripasso delle ragioni per cui NON HA SENSO considerare la Moneta Fiscale un debito.

Si ha debito:

quando si è impegnati a pagare cash

quando si è impegnati a cedere un bene che si possiede 

quando si è impegnati a sostenere costi per produrre un bene di cui ci si dovrà poi spossessare senza ulteriori contropartite.

I buoni sconto emessi da un supermercato non sono debito perché non comportano pagamenti cash né impegni di cessione né impegni di sostenimento di costi. Riducono il fatturato futuro rispetto a quanto avrei incassato se avessi venduto gli stessi prodotti allo stesso prezzo in assenza del buono sconto, ma non c’è modo di sapere quali sarebbero stati le vendite in quella fattispecie.

Semplicemente, vendo ciò che vendo e incasso quello che incasso – al prezzo nominale ridotto dello sconto. Certo, chi usa il buono paga meno di chi non l’ha. E questo dà un valore monetario al buono. Ma non trasforma il buono in debito (per l’emittente). E’ e rimane (solo) uno strumento di incentivazione delle vendite.

Allo stesso modo, il credito fiscale cedibile, aka Moneta Fiscale, riduce il gettito fiscale rispetto a un caso puramente ipotetico, in effetti puramente fittizio, in cui lo Stato conseguisse lo stesso gettito senza l’incentivo all’attività economica prodotto dalla Moneta Fiscale stessa.

Il che significa che la Moneta Fiscale è uno strumento di incentivazione. Ha un valore monetario. MA NON E’ UN DEBITO.

 

lunedì 23 marzo 2026

Accise e regressività


Curiosamente, la riduzione (temporanea) delle accise sui carburanti decisa dal governo per contrastare gli effetti della crisi iraniana è stata tacciata, da parecchi commentatori euroausterici pseudoliberali, di essere “regressiva”.

Motivo addotto? è un beneficio sia per chi gira in Seicento sia per chi viaggia in Ferrari.

A me però questo non torna, alla luce della definizione di progressività e di regressività della tassazione come me l’hanno insegnata, e come l’ho capita.

Progressive sono le forme di tassazione che colpiscono in misura più accentuata i segmenti di popolazione “forti”, s’intende a livello di reddito e/o di patrimonio.

Regressive sono al contrario quelle che incidono maggiormente sulle categorie “deboli”.

Ora, mi pare evidente che un agiato, a fronte ad esempio di redditi e/o patrimoni dieci volte superiori a un disagiato (economico), non spende dieci volte di più in carburanti.

Ancora più evidente è che per l’agiato il rincaro di benzina e gasolio è al massimo un piccolo fastidio, per il disagiato un serio problema.

Le accise sono quindi, senza alcun dubbio, una forma di tassazione regressiva, e ridurle è un’azione di politica economica progressiva.

 

venerdì 20 marzo 2026

Domanda da fare a Bruxelles (che non risponderà)

 

Ma perché la UE, dove il rapporto debito pubblico / PIL è nettamente inferiore agli USA e ancora più nettamente inferiore al Giappone,

perché la UE ritiene essere assolutamente fondamentale dotarsi di regole fiscali finalizzate a contenere il sopramenzionato rapporto, calmierando spesa e deficit,

regole che non esistono negli USA, non esistono in Giappone, non esistono neanche in Cina o in India, non esistono in nessun altro posto?

domenica 15 marzo 2026

Come innalzare il PIL nominale abolendo le pensioni

 

Volete un sistema per aumentare, con effetto immediato, il PIL italiano? per quasi 400 miliardi?

Semplicissimo.

Passo 1, abolire le pensioni.

Passo 2, assumere tutti i pensionati come dipendenti del settore pubblico. Magari facendo finta di fargli fare qualcosa.

Perché funziona? Perché la spesa pubblica per stipendi è una componente del PIL, le pensioni sono invece trasferimenti, e non entrano nel PIL.

Non vi sto a dire i benefici sui parametri di Maastricht.