lunedì 16 febbraio 2026

Intelligenza artificiale e produttività

 

Ancora sul tema IA: una cosa da chiarire, quando si parla di impatto sulla produttività, è che sicuramente l’IA può innalzarla nel senso di aumentarne il LIVELLO, ma non necessariamente questo implica che se ne incrementi IL TASSO DI CRESCITA. Non la derivata prima, per chi ha in mente l’analisi infinitesimale.

Ogni innovazione tecnologica colpisce l’immaginazione del pubblico per i suoi effetti sulla produttività, creando scenari prima impensabili, ma questo non significa che l’innovazione più recente ACCELERI il percorso di sviluppo. In effetti un nuovo ciclo di innovazione è necessario per EVITARE che la curva della produttività si appiattisca. Il nuovo ciclo di innovazione ha per effetto la CONTINUAZIONE, non l’accelerazione della crescita.

Il mondo post IA sarà più produttivo del mondo ante IA, ma la derivata prima della curva non sarà necessariamente più inclinata di quanto avvenuto per effetto dell’aratro meccanico, del telaio automatico, del motore a scoppio, del computer – eccetera.

Tutte queste innovazioni non hanno prodotto l’estinzione del lavoro umano, e neanche tassi di disoccupazione del 40% o del 60%. Non succederà nemmeno per effetto dell’IA.

domenica 15 febbraio 2026

Intelligenza artificiale e occupazione

 

A chi si preoccupa dell’impatto dell’AI, anzi parliamo italiano, dell’IA, sull’occupazione, pongo il seguente quesito.

Dall’inizio della rivoluzione industriale, la produttività procapite si è incrementata di svariate decine, se non centinaia, di volte.

Questo ha fatto scomparire il lavoro ? ha portato la disoccupazione al 99% ? non risulta.

Ammettiamo allora che l’IA produca un raddoppio della produttività. Perché dovrebbe, stavolta, generare disoccupazione di massa ?

I conduttori di carri e calessi sono diventati autisti di camion e autobus. I programmatori che scrivono codice stanno diventando, anzi forse sono già diventati, coordinatori di applicazioni che producono programmi sulla base di indicazioni generali.

La tecnologia accresce la produttività e produce l’evoluzione delle mansioni lavorative e la riallocazione della forza lavoro. Sono fenomeni da gestire.

Ma la tecnologia non crea disoccupazione di massa. E non lo farà neanche l’IA.

giovedì 12 febbraio 2026

Cooperazione rafforzata

 

Emerge il modello della “cooperazione rafforzata” per superare l’impossibilità di trovare accordi sensati tra i 27 paesi dell’Unione Europea. E qualcuno si preoccupa che si tratti di un modello che porta all’estinzione, nei fatti se non nella forma, della UE stessa.

Beh quel qualcuno ha perfettamente ragione, ed è (con buona pace degli eurolirici) potenzialmente un’ottima notizia. Cooperazione rafforzata vuol dire accordi tra singoli paesi per collaborare su temi di comune interesse, senza imporre niente a chi non ci vuole stare.

Se la via è questa, a che cosa serve il carrozzone di Bruxelles ? precisamente a nulla.

Anche perché questi accordi non hanno nessun motivo per essere limitati a gruppi di stati membri UE. Possono benissimo includere stati europei non UE. Ma anche stati non europei.

In attesa degli eventuali sviluppi, ricordo che il singolo più grave problema, riguardo quantomeno alla dimensione economica, è la mefitica accoppiata Maastricht – euro. L’abbinata tra i demenziali vincoli fiscali e la disfunzionale moneta unica.

Risolvibile, date le difficoltà politiche e operative di rompere l’euro, con l’introduzione di monete fiscali, paese per paese.

Come questo blog argomenta da solo tredici anni.

martedì 10 febbraio 2026

Saggezza antica e saggezza moderna

Il tetto si è bruciato ?  ora si può vedere la luna.

Mizuta Masahide, circa 1700.


Si però se piove che facciamo ?

Marco Cattaneo, 2026

venerdì 6 febbraio 2026

Gli estimatori di Giorgetti non si lamentano

 Gli estimatori di Giancarlo Giorgetti non si lamentano, gli elettori di Claudio Borghi sì. Il motivo è chiaro.



domenica 1 febbraio 2026

martedì 27 gennaio 2026

Eurolirici e modello sociale europeo

 

Se metti sotto il naso a un eurolirico i catastrofici risultati della gestione economica UE-euro, spesso lo vedi arroccarsi in difesa con l’affermazione che “sì va bene però l’Europa è, rimane, un posto migliore dove vivere rispetto agli USA perché abbiamo il welfare, la sanità pubblica, l’istruzione universitaria accessibile a tutti”.

Tutte cose vere.

Solo che sono anche tutte cose che da questa parte dell’Atlantico sono state realizzate PRIMA di Maastricht e PRIMA dell’euro.

Da allora in poi, si è invece andati nella direzione di “attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere”, per usare la nota espressione di Tommaso Padoa-Schioppa.

Espressione della quale ho sempre trovato rimarchevole il contrasto tra la soavità della forma e la sociopatia del contenuto.

Gli eurocrati hanno fatto parecchia strada verso il raggiungimento dell’obiettivo delineato da TPS. Certo, non ci sono ancora riusciti del tutto.

Però la direzione è quella, e seguirla non ha creato benefici in qualche modo compensativi in termini di crescita economica. Al contrario, ha fatto perdere terreno rispetto agli USA e al resto del mondo ANCHE sul piano della produttività e dello sviluppo.