Dopo che l’ineffabile tandem Draghi – Giorgetti ha
affossato il Superbonus, di Moneta Fiscale si è parlato poco. Ma il tema
tornerà di attualità. Per la semplice ragione che l’eurogovernance economica
continua a essere completamente disfunzionale, e il sistema di gran lunga più
plausibile per ricondurla a qualcosa di sensato è, appunto, introdurre monete
fiscali nazionali.
Non si sbaglia quindi a proporre un ripasso delle
ragioni per cui NON HA SENSO considerare la Moneta Fiscale un debito.
Si ha debito:
quando si è impegnati a pagare cash
quando si è impegnati a cedere un bene che si possiede
quando si è impegnati a sostenere costi per produrre
un bene di cui ci si dovrà poi spossessare senza ulteriori contropartite.
I buoni sconto emessi da un supermercato non sono
debito perché non comportano pagamenti cash né impegni di cessione né impegni
di sostenimento di costi. Riducono il fatturato futuro rispetto a quanto
avrei incassato se avessi venduto gli stessi prodotti allo stesso prezzo in assenza
del buono sconto, ma non c’è modo di sapere quali sarebbero stati le
vendite in quella fattispecie.
Semplicemente, vendo ciò che vendo e incasso quello
che incasso – al prezzo nominale ridotto dello sconto. Certo, chi usa il buono
paga meno di chi non l’ha. E questo dà un valore monetario al buono. Ma non trasforma
il buono in debito (per l’emittente). E’ e rimane (solo) uno strumento di
incentivazione delle vendite.
Allo stesso modo, il credito fiscale cedibile, aka
Moneta Fiscale, riduce il gettito fiscale rispetto a un caso puramente
ipotetico, in effetti puramente fittizio, in cui lo Stato conseguisse lo
stesso gettito senza l’incentivo all’attività economica prodotto dalla Moneta Fiscale
stessa.
Il che significa che la Moneta Fiscale è uno strumento
di incentivazione. Ha un valore monetario. MA NON E’ UN DEBITO.