domenica 28 aprile 2024

Banche centrali ed eserciti mercenari

 

Mi era balzato in testa il seguente parallelo: l’esistenza di una banca centrale, o per essere più precisi un istituto di emissione monetaria, indipendente dal potere politico, equivale ad avere in casa un esercito mercenario, dopo essersi privati del proprio.

Ma dopo breve riflessione, mi sono reso conto che in realtà è anche peggio.

Un esercito mercenario non è necessariamente formato da stranieri. E’ in effetti un esercito di volontari, non di leva, che paghi per il servizio che ti rende. Può essere estremamente efficiente ed affidabile e servire con lealtà e scrupolo il suo committente (almeno finché il committente paga). Leali e scrupolosi si dice ad esempio che fossero, durante il tardo Medioevo e il Rinascimento, i mercenari svizzeri.

Una banca centrale indipendente dal potere politico non è l’equivalente di un esercito di volontari pagati. E’ l’equivalente di una forza di occupazione straniera.

Straniera anche se magari è in parte o in tutto formata da cittadini del tuo paese: perché se è “indipendente” significa che non risponde al tuo governo, quindi non risponde al tuo elettorato, quindi non risponde alla TUA POPOLAZIONE.

Un vulnus gravissimo, inaccettabile, per la democrazia.

Se poi non credete alla democrazia, perorate pure la causa dell’istituto di emissione indipendente.

Però siate onesti e ditelo: siete antidemocratici.

venerdì 26 aprile 2024

Stima e simpatia per Claudio Borghi, ma

 

Di Claudio Borghi ho stima, e sulla base delle poche volte che ho avuto occasione di incontrarlo e di parlargli mi è anche simpatico.

Però quando perora la causa di “votare Lega per cambiare la UE da dentro” ho tre perplessità, alquanto robuste.

La meno importante delle tre, è che anni fa Borghi sosteneva come e qualmente “cambiare la UE da dentro” fosse una mission impossible. E’ la meno importante perché cambiare idea è lecito, e a volte anche saggio.

Le due più importanti sono che all’interno della Lega troviamo:

Giancarlo Giorgetti, che da ministro dell’economia ha fatto di tutto per affossare la Moneta Fiscale

nonché

Alberto Bagnai, che gli ha tenuto bordone con sproloqui pseudoragionieristici da matita blu (vedi qui e qui).

Il punto è che la Moneta Fiscale è la via plausibile e percorribile per risolvere le spaventose disfunzioni dell’Eurozona. L’unica realistica: tecnicamente e soprattutto politicamente.

E sparare contro la Moneta Fiscale non mi dice bene in merito alle capacità della Lega di cambiare la UE.

Da dentro o da fuori o da sopra o da sotto o da destra o da sinistra.

Felice, nel caso, di sbagliarmi.

mercoledì 24 aprile 2024

Come “ragionano” gli euroausterici

 

Marco Cattaneo: con la lira competevamo senza problemi.

Euroausterico: competevamo con le svalutazioni competitive.

Marco Cattaneo: competevamo con il corretto livello di cambio, sulla base dei nostri fondamentali.

Euroausterico: abbiamo avuto 15 anni per migliorare i nostri pessimi fondamentali.

Marco Cattaneo: se questi (presunti) “pessimi fondamentali” ti rendono poco competitivo, l’ULTIMA COSA DA FARE, LA PIU’ CRETINA, è agganciarti a una moneta più forte della tua.

Euroausterico: di migliorare i fondamentali non se ne parla proprio, eh ?

Marco Cattaneo: ammesso che fossero pessimi (non lo erano ma fa niente) in che modo fissare il cambio dovrebbe essere d’aiuto nel conseguire questo miglioramento ?

Euroausterico: svalutare equivale a barare.

Marco Cattaneo: allora sarebbero tutti “bari” meno la Svizzera, perché negli ultimi ottant’anni tutte le monete si sono svalutate rispetto al franco.

Euroausterico: tante cose hanno come discriminante la quantità. Alcuni farmaci sono curativi in piccole dosi ma diventano doping o droghe in dosi differenti.

Marco Cattaneo: ovviamente se le chiedo qual è livello oltre il quale si passa dalla dose “curativa” a quella “dopante” lei non ha la minima idea di cosa rispondere.

Euroausterico: non in 140 caratteri…

Marco Cattaneo: ma neanche in 140.000. Mi mandi pure un paper.

Non è arrivato, il paper. Penso che lo aspetterò a lungo.

lunedì 22 aprile 2024

Riccardo Trezzi, l’euroausterico che si vergogna

L’economista Riccardo Trezzi si autodefinisce un “keynesiano di sinistra” ma non è altro che un euroausterico vergognoso di chiamarsi tale. Prove in merito ne fornisce continuamente, ultima delle quali quella riportata qui sotto.

Secondo Trezzi, il grafico dimostrerebbe che sì, c’è stata austerità nel 2010-2014, e lui bontà sua l’ha pure criticata, ai tempi: ma poi non più. Perché ? perché i consumi del settore pubblico, procapite e in termini reali, hanno poi ripreso a crescere.

Certo, hanno ripreso a crescere. E infatti un po’ di crescita economica da allora in poi l’Italia l’ha vista. Il problema è che i consumi pubblici reali sono semplicemente tornati ai livelli di venticinque anni fa. E come si sente ripetere tutti i giorni, il PIL procapite e i salari reali in Italia sono oggi, guarda un po’, ai livelli raggiunti intorno al 2000. Un quarto di secolo di mancato sviluppo economico.

L’austerità targata UE – Monti – Letta è stata una catastrofe. Poi sono seguiti anni in cui si è evitato di peggiorare la situazione; ma sono comunque stati anni di austerità, intesa come insufficienza di domanda rispetto ai livelli necessari a conseguire buona e stabile occupazione, nonché produttività in crescita e salari reali che tengano il passo della produttività.

Questo un keynesiano lo capisce. Non lo capisce un euroausterico, e non lo capisce Trezzi.


sabato 20 aprile 2024

Le due più grandi bugie della finanza pubblica

 

In materia di deficit e di debito pubblico, le bugie e le mistificazioni che tocca leggere e ascoltare sono innumerevoli. Fare una classifica delle più fuorvianti, ignobili e spudorate è un compito arduo.

Però ce ne sono due che si stagliano sopra le altre.

La prima è che l’austerità riduca il debito pubblico di un paese, in rapporto al suo PIL. Austerità è quando una combinazione di politiche fiscali restrittive – tagli di spesa e aumenti di tasse – costringe l’economia del paese in questione a lavorare al di sotto delle sue capacità, quindi a contrarre produzione e occupazione.

L’effetto SICURO è che aumentano povertà, disoccupazione, precarietà e disagio sociale.

L’effetto TOTALMENTE ALEATORIO è che il debito / PIL cali. I presunti “risparmi” sono compensati, almeno in parte ma forse anche più che proporzionalmente, dalla diminuzione del gettito fiscale dovuta ai bassi livelli di attività economica. E il denominatore del rapporto diminuisce.

L’altra macrobugia è che il paese si impoverisca se il debito pubblico sale, e che si arricchisca se scende. Il debito pubblico è uno strumento messo a disposizione di famiglie e aziende per impiegare il proprio risparmio finanziario. A parità di altre condizioni, meno debito pubblico significa meno risparmio finanziario privato. Che significa meno ricchezza, non più ricchezza.

Dovrebbero essere ovvietà. E invece…

domenica 14 aprile 2024

Superbonus, il “buco” che non c’è

 

Gli euroausterici vaneggiano a reti unificate in merito al “buco da 200 miliardi nei conti pubblici” che sarebbe stato prodotto dal Superbonus.

Naturalmente una prima risposta ovvia a questa affermazione è che sono stati emessi 200 miliardi di crediti fiscali, a fronte dei quali è stata però conseguita una crescita di PIL e di gettito. Parlare di “200 miliardi di buco” tiene conto di un elemento (i crediti emessi) ignorando l’altro (la crescita di gettito).

Ma in realtà l’errore dell’affermazione è ancora più basilare.

Immaginiamo che un’Italia in possesso della propria moneta decida di effettuare una manovra fiscale espansiva emettendo 200 miliardi (in lire) e distribuendoli ai residenti.

E immaginiamo che dopo un anno i 200 miliardi vengono utilizzati per pagare tasse. Si crea un buco ? no, perché l’Italia può, semplicemente, emettere altri 200 miliardi. La quantità di moneta in circolazione rimane la stessa, e non c’è bisogno di effettuare alcuna manovra fiscale restrittiva.

Poi, l’Italia può decidere di offrire al pubblico 200 miliardi di titoli di Stato. A quel punto la moneta in circolazione viene sostituita da titoli per pari importo. Cambia qualcosa nella solvibilità dello Stato ? no, perché i titoli sono rimborsabili in lire.

Con i bonus fiscali immobiliari, in realtà, l’Italia si è riappropriata della possibilità di emettere moneta: moneta fiscale, per la precisione.

La moneta fiscale a un certo punto viene utilizzata per pagare tasse. Come compensa questo effetto, lo Stato ? la maniera più ovvia e semplice sarebbe emettere un pari importo di moneta fiscale. Che non è debito pubblico (come riconosciuto dalla stessa Eurostat).

Dov’è che si crea un potenziale problema ?

Si crea perché l’ineffabile Giorgetti, senza spiegare perché, strepita che la moneta fiscale è brutta e cattiva, e quindi non se ne emetterà altra. Il che comporta di emettere titoli. Che sono denominati in euro, moneta che l’Italia non emette. Qui c’è l’incremento di debito, e qui c’è l’appesantimento della solvibilità.

Ma il motivo è solo e soltanto uno: SI POTREBBE CONTINUARE AD EMETTERE MONETA FISCALE VIA VIA CHE VIENE UTILIZZATA, MA GIORGETTI NON LO VUOLE FARE.

Capite adesso che il problema è creato ad arte ?

martedì 9 aprile 2024

Mercati e “assorbimento del debito”

 

Niente da fare, non ci si riesce a liberare dal tambureggiamento di commenti preoccupati in merito alla “capacità dei mercati finanziari di assorbire il debito pubblico”.

Capisco che la partita doppia, così come l’economia keynesiana, pur non essendo argomenti in realtà complessi (se per complessi intendiamo, che so io, la fisica quantistica o la grammatica sanscrita) siano in qualche misura controintuitivi.

La controintuitività può trarre in inganno chi non se ne occupa di mestiere. Ma i giornalisti economici ? ma gli economisti di professione ??

Ragazzi, l’emissione di debito pubblico viene effettuata per offrire un impiego al risparmio privato generato dalla differenza tra spesa pubblica e tasse (che è il deficit pubblico) e per reinvestire i proventi ricevuti da chi si vede rimborsato il debito in scadenza.

Non esiste alcun mismatch. Non esiste alcun “limite di assorbimento” contro cui si potrebbe sbattere la capoccia. Il nuovo debito offre un impiego al risparmio privato generato dal deficit, e un reimpiego al rimborso del debito scaduto.

Tanti soldi di qui, tanti soldi di là. Negli stessi ammontari. Le dotte e pensose analisi della “capacità di assorbimento del debito pubblico da parte dei mercati” usatele per incartare il pesce.

sabato 6 aprile 2024

Le cause del declino demografico

 

L’Italia nel 2023 ha registrato un nuovo minimo di natalità. Un fenomeno preoccupante che caratterizza il nostro paese più di altri, anche se è in effetti rilevabile in tutto il mondo economicamente avanzato.

Immancabilmente, si ripropone la domanda: è una tendenza che nasce da fattori economici, o ha cause sociali ?

La risposta è che si tratta di un misto delle due.

Il calo delle nascite è in primo luogo una conseguenza della cosiddetta transizione demografica. Le famiglie facevano tanti figli quando la mortalità infantile era elevata: tanti perché ne sopravvivesse qualcuno. Per fortuna tutto questo è stato superato con il miglioramento delle condizioni sanitarie e della situazione economica generale.

Un fenomeno strettamente sociale è poi dato dalle crescenti possibilità, e dal crescente interesse, delle donne a sviluppare carriere lavorative. Che sono difficilmente compatibili con il fare molti figli.

Però si rileva facilmente, esaminando i dati, che la caduta della natalità, rispetto ai picchi negli anni Sessanta, si era sostanzialmente arrestata a metà degli anni Ottanta. E le nascite erano rimaste grosso modo stabili fino alla crisi finanziaria mondiale del 2008.


Da lì in poi la caduta è ripresa, e a ritmi sostenuti, abbassando le nuove nascite annue da quasi 600.000 a meno di 400.000.

Quest’ultimo declino ha, indiscutibilmente, ragioni economiche. La crisi del 2008 e soprattutto le demenziali politiche di austerità fiscale introdotte su pressione UE nel 2011-2013 hanno prodotto questo ulteriore declino.

Si può invertire la tendenza ? certo che sì. Uscendo dai dogmi della governance economica di Bruxelles, e dalle sue ricette deliranti.

mercoledì 3 aprile 2024

Euroausterici, titoli e link

 Quando ci si confronta sui social network, due atteggiamenti ricorrenti caratterizzano le controparti aderenti al mainstream economico (in particolare se non sono commentatori occasionali, ma proprio economisti di professione).

La prima è reagire a un’argomentazione domandando “ma tu che titoli hai per parlare ? hai un PhD ? sei un docente universitario ?”.

Reazione veramente puerile. Se la controparte fa affermazioni di scarsa validità, sarà facile, dovrebbe essere facile, confutarle. Che bisogno c’è di cercare di sminuirle sulla base dei “titoli” di chi le formula ? Forse che confutarle è proprio quello che NON ti riesce di fare ?

La seconda è irritarsi perché la controparte supporta le sue affermazioni con link ad articoli o post. Anche questo è un atteggiamento puerile. Chi ha sviluppato in profondità la sua visione di un problema, ovviamente l’ha fatto sulla base di considerazioni, analisi, dati che per essere compiutamente esposti, illustrati, approfonditi, richiedono qualcosa in più dello spazio di un tweet. Ben venga il link, quindi.

Sono due atteggiamenti che esprimono mancanza di rispetto per l’interlocutore. Ma in realtà, più ancora, consapevolezza seminconscia che si sta cercando di difendere una posizione debole.

Molto debole. Anzi, perdente.

lunedì 1 aprile 2024

Debito pubblico, oneri e benefici

 

Il deficit pubblico incrementa il risparmio privato, e il debito pubblico E’ risparmio privato. Queste affermazioni, che dovrebbero essere sostanzialmente ovvietà, se non tautologie, sono nondimeno fortemente avversate dagli euroausterici.

Spesso il loro tentativo di confutazione s’impernia grosso modo su quanto segue.

Sì certo, il deficit pubblico mette soldi a disposizione del settore privato. Ma questi soldi rimangono in tasca ad alcuni soggetti, non a tutti. C’è chi riesce a risparmiare, magari anche parecchio, e magari utilizza il risparmio per comprare titoli di Stato. C’è che non ci riesce. Però l’onere di pagare le tasse grava invece  su tutti.

Per cui, conclude l’euroausterico, in realtà la spesa pubblica beneficia alcuni soggetti più, magari molto più, di altri, mentre “l’onere del debito” (in realtà, la necessità di pagare tasse per non spingere il deficit a livelli eccessivi in quanto inflazionistici) è un onere dell’intero paese.

La maniera corretta di esporre la situazione è un’altra.

Il deficit pubblico immette risorse nell’economia, e la spesa pubblica fornisce beni e servizi alla collettività, secondo un’allocazione che viene stabilita tramite un processo di scelte politiche.

Anche l’onere di pagare le tasse incombe sulla collettività, e anche modalità e ripartizione di pagamento delle tasse sono stabilite tramite un processo politico. C’è chi paga più tasse e chi meno. Il sistema dovrebbe essere informato a criteri di progressività, dice la Costituzione. Ma i criteri non sono sempre rispettati.

Il beneficio della spesa e l’onere delle tasse possono quindi essere ripartiti in modo iniquo. Nessuno, in effetti, considera mai la ripartizione perfettamente equa. Più o meno tutti vorrebbero ripartizioni diverse. Alla fine le ripartizioni sono il risultato di un processo politico, quindi di un compromesso.

Ci sono ripartizioni più efficienti e corrette, e altre meno. Ma è un problema di allocazione.

Non è che il beneficio della spesa “è solo di alcuni” mentre l’”onere del debito” (più esattamente, delle tasse) è di tutti.

Onori e oneri sono di tutti. In varia misura, come dicevo. Più o meno correttamente ed efficientemente.

Rimane però vero che il deficit incrementa il risparmio finanziario del settore privato, e che il debito pubblico è risparmio privato, perché ne rappresenta una forma di impiego finanziario.

Tutto il resto è un problema di allocazione. Problema importantissimo, beninteso. Ma che non inficia in alcun modo quanto detto al paragrafo precedente.