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sabato 6 dicembre 2025

Invertire il declino demografico

 

Credo non sia sufficientemente chiaro che il mondo economicamente sviluppato, anzi tutto il mondo fatta eccezione (per ora) per l’Africa e per alcuni paesi islamici, va incontro a un fenomeno di contrazione della popolazione.

Questo è particolarmente evidente in Italia, dove anno dopo anno si assiste a un declino delle nascite, ormai poco sopra le 300.000, contro il milione annuo del periodo del baby boom. Ma è un fenomeno rilevabile, in termini più o meno accentuati, praticamente in tutta Europa, Asia e America.

Come ho già detto, l’austerità fiscale enfatizza il problema ma una volta tanto non ne è la causa principale. La causa principale è l’evoluzione della società. In termini molto crudi e magari imputabili di non essere politically correct, le donne oggi hanno alternative rispetto al fare figli per assumere un ruolo nella società.

Alternative che in un passato non lontanissimo non erano disponibili, perlomeno nella stragrande maggioranza dei casi. Sempre per essere molto chiaro: quando ero un ragazzino una trentenne non sposata e senza figli era considerata una sfortunata zitella. Forse non da tutti, ma nel comune sentire popolare era così. Oggi non più, e io non rimpiango certo il passato. Ma l’origine del declino demografico è questa.

Se vogliamo riportare le nascite sopra il tasso di sostituzione, che per l’Italia significa almeno 500.000 nati all’anno, e salvo ipotizzare che prenda piede l’ectogenesi (ma non mi è chiaro se i problemi tecnologici, e ancora di più quello etici e legali, siano superabili) è necessario che la maternità torni a essere un’attività socialmente ambita, nonché sostenuta da adeguati incentivi economici.

Quest’ultimo punto magari sembra intuitivo ma temo sfugga che cosa dovrebbero essere gli “adeguati incentivi economici”. Non qualche migliaio di euro una tantum ma qualche DECINA di migliaia di euro TUTTI gli anni per ogni figlio minorenne.

A regime, 500.000 nati all’anno vorrebbero dire nove milioni di bambini e ragazzi a fronte dei quali erogare alle famiglie, poniamo, 30.000 euro cadauno. Fa 270 miliardi annui, corrispondenti al 12% del PIL (odierno).

Vi pare molto ? non lo è, se pensate alle ricadute in termini di sviluppo economico. Se pensate all’alternativa in termini di spopolamento del paese. Se riflettete sul fatto che si discute serenamente di spendere il 5% del PIL per la difesa.

Io credo che qualcosa di simile possa diventare un’eventualità di cui si parlerà seriamente entro una decina d’anni, e che potrebbe essere attuata entro una ventina.

Basta liberarsi delle attuali credenze superstiziose in merito ai “vincoli di finanza pubblica”, e ci si rende conto che nulla di quanto sopra è impossibile.

 

sabato 6 aprile 2024

Le cause del declino demografico

 

L’Italia nel 2023 ha registrato un nuovo minimo di natalità. Un fenomeno preoccupante che caratterizza il nostro paese più di altri, anche se è in effetti rilevabile in tutto il mondo economicamente avanzato.

Immancabilmente, si ripropone la domanda: è una tendenza che nasce da fattori economici, o ha cause sociali ?

La risposta è che si tratta di un misto delle due.

Il calo delle nascite è in primo luogo una conseguenza della cosiddetta transizione demografica. Le famiglie facevano tanti figli quando la mortalità infantile era elevata: tanti perché ne sopravvivesse qualcuno. Per fortuna tutto questo è stato superato con il miglioramento delle condizioni sanitarie e della situazione economica generale.

Un fenomeno strettamente sociale è poi dato dalle crescenti possibilità, e dal crescente interesse, delle donne a sviluppare carriere lavorative. Che sono difficilmente compatibili con il fare molti figli.

Però si rileva facilmente, esaminando i dati, che la caduta della natalità, rispetto ai picchi negli anni Sessanta, si era sostanzialmente arrestata a metà degli anni Ottanta. E le nascite erano rimaste grosso modo stabili fino alla crisi finanziaria mondiale del 2008.


Da lì in poi la caduta è ripresa, e a ritmi sostenuti, abbassando le nuove nascite annue da quasi 600.000 a meno di 400.000.

Quest’ultimo declino ha, indiscutibilmente, ragioni economiche. La crisi del 2008 e soprattutto le demenziali politiche di austerità fiscale introdotte su pressione UE nel 2011-2013 hanno prodotto questo ulteriore declino.

Si può invertire la tendenza ? certo che sì. Uscendo dai dogmi della governance economica di Bruxelles, e dalle sue ricette deliranti.