domenica 28 marzo 2021

Draghi: da “whatever it takes” a “then, what” ?

 

Commentando l’ultima conferenza stampa di Mario Draghi, il Sole 24 Ore ci fa sapere che il presidente del consiglio “ha indicato che il fatto di essere personalmente a favore dell’emissione di debito comune come strumento permanente a sostegno di un bilancio per la stabilizzazione dell’economia non significhi molto, dal momento che è necessario un consenso di tutti i governi. Ha raffreddato gli entusiasti ricordando che si tratta di “un obiettivo un po’ lontano, che però è meglio ribadire perché ci sono cose che rispondono a tanti problemi (?), invece ci si ingegna a non dare la risposta giusta che richiede uno sforzo politico imponente e si danno risposte non rilevanti, marginali, cosicché ci si deve aspettare un risultato marginale””. “Sintesi chiara delle incompiutezze dell’Unione Europea”, chiosa l’articolo del Sole.

A me viene da aggiungere che di questo passo la frase che caratterizza Draghi non sarà più il “whatever it takes”, “qualunque cosa necessaria”, sintesi e simbolo dell’intervento da lui effettuato nella sua qualità di presidente BCE per evitare la rottura dell’euro.

Sarà più appropriata una frase ancora più breve, due parole invece di tre: “then, what ?”, “e allora ?”. Però pronunciata non da lui ma da chi lo sta ad ascoltare.

L’Unione Europea è incompleta perché la volontà politica di completarla non esiste. Non in tutti i suoi 27 Stati membri, non in tutti i 19 aderenti all’eurozona, e in particolare non in Germania.

Si possono mettere in atto tutti gli “sforzi politici” dell’universo, per un periodo lungo a piacere (di Eurobond del resto si parla quantomeno dal Rapporto Delors del 1993) ma l’unione fiscale, i trasferimenti e la condivisione del debito sono totalmente inaccettabili per la Germania. Era così trent’anni fa e potete scommettere che sarà così ancora tra trent’anni.

Il punto non è discutere se i tedeschi abbiano ragione o torto. La loro posizione è che la UE è uno strumento per perseguire i propri interessi nazionali. Trasformarla in una vera unione economica e politica, che vuol dire trasferire molti più soldi ad altri Stati e garantire il debito altrui, semplicemente non rientra in questi interessi.

Il paradosso è che un vero europeista dovrebbe essere in prima fila nel sostenere il progetto CCF. Dando agli Stati lo strumento necessario per stabilizzare e rilanciare le proprie economie e per ridurre gradualmente ma stabilmente nel tempo il rapporto debito pubblico / PIL, i CCF risolvono le disfunzioni dell’Eurosistema senza chiedere nulla alla Germania. Né trasferimenti né unione fiscale né condivisione del debito.

Un Eurosistema che risolve i suoi problemi strutturali e cessa di essere una perenne mina innescata, a costante rischio di deflagrazione, potrebbe anche creare le condizioni minime per creare una vera unione politica federale. Dato che i tedeschi non vedono assolutamente nessuna ragione per condividere i guai altrui, forse modificheranno la loro posizione riguardo all’unione politica – ma ad una condizione. Che la condivisione dei problemi finanziari non venga più richiesta, in quanto ogni Stato sarà nuovamente dotato dello strumento monetario nazionale necessario per gestirli in autonomia, e per superarli senza sostegni esterni.

Nel frattempo sulla testa di Draghi resta sospesa quella breve domanda di due parole, che magari nessuno degli ossequiosi giornalisti presenti alle sue conferenze stampa gli porrà, ma il resto del paese nonché i commentatori economici internazionali sì: “then, what ?”.

 

mercoledì 24 marzo 2021

I “soldi congelati sui conti correnti”

 

Di tanto in tanto, qualche politico se ne esce con la scoperta che se l’economia italiana è bloccata da dieci anni abbondanti, una ragione (forse la principale ?) è che il risparmio “giace inattivo sui conti correnti”.

Cito dati a memoria giusto per avere in mente qualche ordine di grandezza: l’ultima volta che ho controllato, i depositi dei residenti italiani presso il sistema bancario erano pari a circa 1.700 miliardi, mentre le attività finanziarie totali (che includono anche titoli di Stato, fondi d’investimento, obbligazioni societarie, titoli di credito di vario tipo, partecipazioni azionarie) erano nell’intorno di 5.000.

Bene, definire quei 1.700 miliardi “soldi congelati” sembra implicare che se quell’ammontare diminuisse, l’economia riceverebbe una spinta, un’iniezione di vitalità. E che i depositi siano soldi inattivi, in quanto tesaurizzati.

Dal che si deduce (non è una novità) che la partita doppia è una disciplina scarsamente nota a molti politici.

Ci sono tre vie (che non si escludono l’una con l’altra) tramite le quali l’economia può rivitalizzarsi (a prescindere dalla riapertura delle attività che arriverà, si spera presto, quando termineranno le restrizioni introdotte per fronteggiare la crisi Covid).

La prima è la crescita del deficit di bilancio pubblico: lo Stato aumenta la spesa o diminuisce le tasse, e quindi immette potere d’acquisto nel sistema economico.

La seconda è l’espansione del credito: le banche aumentano i finanziamenti erogati, e anche questo accresce il potere d’acquisto di famiglie e aziende (anche se, in questo caso, a fronte di una crescita del debito privato, da rimborsare a scadenza).

La terza è l’aumento del surplus commerciale: la differenza tra esportazioni e importazioni si accresce, grazie a miglioramenti di competitività delle aziende e/o a una più forte domanda netta estera.

Se si verificano una o più delle tre cose sopradescritte, le attività finanziarie possedute dai residenti italiani non diminuiscono, ma al contrario aumentano. Dovrebbe quindi essere chiaro che veder scendere i depositi bancari non è affatto un indice di vitalità dell’economia, e vederli salire non è qualcosa di cui preoccuparsi.

Se quanto detto sopra non vi è chiaro, può essere utile un’ulteriore riflessione. Fatta salva la modesta (in valore) quota di transazioni che viene regolata in contanti, se gli scambi nell’ambito dell’economia – le compravendite di beni, servizi e attività finanziarie - aumentano, significa qualcuno preleva soldi dai propri depositi bancari e li usa per pagare qualcun altro, accreditando il conto corrente di quest’ultimo.

L’ammontare di depositi bancari non corrisponde a soldi che “rimangono congelati”. Se gli scambi all’interno dell’economia si accrescono, i saldi attivi presso le banche rimangono esattamente gli stessi. Qualcuno preleva ma per pagare qualcun altro, che automaticamente accresce i suoi depositi.

Inoltre, se si espande il credito bancario, i saldi attivi aumentano. Se mi erogano un mutuo, immediatamente si accrescono i miei depositi presso la banca. Certo, quei soldi li uso subito, in genere per comprare una casa. Il che vuol dire che il deposito incrementale non sarà più mio ma sarà trasferito al venditore. Ma sempre di un deposito incrementale si tratta.

Molti politici queste cose non le capiscono perché non vanno oltre i luoghi comuni. Fate una riflessione in più: eviterete parecchi errori e parecchie trappole dialettiche.

 

domenica 21 marzo 2021

Monti e la distruzione della domanda interna

 

Credo che sia il caso di chiarire un equivoco relativo a un’intervista rilasciata da Mario Monti a Fareed Zakaria nel 2012. Intervista molto nota ma molto mal compresa.

Si parla di quando Monti era presidente del consiglio del suo (catastrofico) governo.

Trovate qui il video e il testo. Il punto chiave è il seguente (dal minuto 2:10).

Zakaria: “In Italia, come lei dice, avete fatto più consolidamento fiscale di qualsiasi altro paese. Avete anche realizzato riforme strutturali. Ora, da dove arriverà la domanda ? Serve che qualcuno acquisti i vostri prodotti. State dicendo che la Germania dovrebbe essere il compratore ?”

Monti: “Beh noi stiamo migliorando la nostra competitività grazie alle riforme strutturali. In effetti stiamo distruggendo domanda interna via consolidamento fiscale. Da qui in poi, serve un intervento sulla domanda in Europa, un’espansione della domanda. Come lei ha chiaramente indicato, in Italia abbiamo problemi perché abbiamo ottenuto ottimi risultati sul piano fiscale – ma saranno davvero sostenibili nel lungo termine se il denominatore, il PIL, non cresce ?”.

L’equivoco è che queste frasi di Monti, o più esattamente quella evidenziata, sono state interpretate nel senso che il suo obiettivo fosse distruggere domanda interna per eliminare il deficit commerciale (che in effetti dal 2014 in poi è diventato un robusto surplus, “grazie” al crollo delle importazioni causato, come era logico aspettarsi, dalla violenta contrazione della domanda interna).

La mia opinione è che il (confuso) pensiero di Monti fosse un altro. Nella sua testa, il consolidamento fiscale e le riforme strutturali erano una necessità imprescindibile. Per ottenere una contrazione dei rapporti deficit pubblico / PIL e debito pubblico / PIL, era però ovviamente necessaria anche la crescita del denominatore.

Il consolidamento fiscale invece abbatteva la domanda interna e di conseguenza il PIL. Perché il meccanismo funzionasse, era quindi necessaria un’azione espansiva da parte di altri paesi, in particolare altri paesi dell’Eurozona – primo fra tutti la Germania.

Che cosa ne deduco ? che Monti NON aveva in mente il deficit commerciale come problema, ma il deficit e il debito pubblico. Il consolidamento fiscale li avrebbe fatti calare A CONDIZIONE CHE la domanda interna persa in Italia fosse sostituita da domanda esterna. Il che richiedeva, come detto sopra, una forte azione espansiva da parte dei nostri principali partner commerciali. Leggasi in primo luogo Germania. Ma la finalità non era la sistemazione dei conti con l’estero, bensì la riduzione dei saldi passivi del bilancio pubblico.

Questo assolve Monti ? no, per niente. Per due ragioni.

La prima è che la riduzione del deficit e del debito pubblico è un obiettivo sbagliato se si tenta di raggiungerlo in un contesto economico depresso; e l’Italia era ancora in quella situazione al momento dell’avvento di Monti, in quanto soffriva dei postumi della crisi finanziaria mondiale del 2008.

In secondo luogo, la repressione della domanda interna era, come detto, controproducente ANCHE ai fini del riequilibrio delle finanze pubbliche, SE NON accompagnata da una forte azione espansiva proveniente dall’estero. E questa azione espansiva chi mai aveva dato assicurazioni a Monti che sarebbe stata effettuata ? nessuno, tantomeno i tedeschi.

Anche accettando il concetto (in realtà sbagliato) che l’accoppiata contrazione domanda interna / espansione domanda estera fosse la strategia migliore, Monti ha attuato la prima parte senza poter intervenire sulla seconda. Ne è risultata la peggior catastrofe economica della storia del nostro paese, quantomeno dall’unità d’Italia in poi.

Il mio giudizio su Monti quindi è pesantemente (con tutti i superlativi possibili) negativo. Ma mi sembra utile chiarire che il suo scopo NON era quello di riequilibrare i conti con l’estero, ma di risolvere un (presunto) problema di finanza pubblica. Questo, perlomeno, è quanto risulta sulla base di quell’intervista.

 

giovedì 18 marzo 2021

Lo ieratico Draghi

 

Nutrivo qualche speranza sull’avvento di Mario Draghi al governo del paese. Il mio ragionamento era semplice: è molto competente (quantomeno sui temi economici) nonché molto scaltro, quindi se arriva non sarà per fare il Monti o il Letta. Non massacrerà il paese rovinandosi la reputazione come loro (o meglio come Monti, Letta una reputazione non l’ha mai avuta se non quella di essere un compito maggiordomo, come non mancherà di dimostrare una volta di più nella sua nuova posizione di segretario PD).

No, Draghi ha un’immagine vincente e vorrà mantenerla, anzi rafforzarla. Rilancerà il paese, dimostrando che la sua competenza, unita ai suoi agganci geopolitici, gli consente di ottenere quello che agli altri era impossibile (ammesso che questi “altri” si rendessero conto di quali fossero le azioni necessarie e quali quelle controproducenti, cosa di cui nei due casi sopracitati è lecito dubitare).

Questo mi dicevo.

Un mesetto abbondante dopo il suo insediamento, però, comincio a nutrire dubbi. Fin qui Draghi non sta facendo nulla di sostanzialmente diverso da quello che faceva Conte. Certo, senza le conferenze stampa notturne gestite da Rocco Casalino, di cui pochi, credo, sentono la mancanza (delle conferenze notturne intendo; niente di personale contro Casalino).

Però innovazioni sul piano dell’economia, nessuna. Il decreto ristori si chiamerà decreto sostegni (se ho ben capito) ma non è nulla di diverso dai precedenti. Di nuovo c’è solo che, complice il cambio di governo, si è perso almeno un mese per metterlo in cantiere. Per il resto, niente alle viste.

Quanto al piano vaccini, non c’è più Arcuri ma il generale Figliuolo, e se questo farà una differenza si vedrà. Al momento non direi, ma indubbiamente serve tempo, è capitata tra capo e collo la vicenda Astrazeneca (vediamo come finisce) e dei ritardi negli approvvigionamenti non do certo colpe a Draghi (ma neanche a Conte). Al momento comunque stiamo dov’eravamo cinque o sei settimana fa.

Quello che Draghi è efficace a fare, è trasmettere un’immagine di sé ieratica. Composta, solenne, sacerdotale. Comunica pochissimo, non fa conferenze stampa, non risponde a domande dei media, non rilascia interviste.

Se Monti dopo poco aveva l’aria di essere travolto dagli eventi, e Letta di non capirli proprio, Draghi pare galleggiare sopra di loro (sopra gli eventi, non sopra Monti e Letta) con una placidità olimpica.

Il che rende difficile criticarlo con il sarcasmo e i toni satirici che venivano riservati ai suoi predecessori.

Il dubbio è: e se gli andasse bene così ? una figura che si libra al di sopra delle miserie dei comuni mortali. Per salvare la propria immagine, anche se i risultati non arrivassero, può bastare ? Forse.

Però non basta a quelli come me, che vorrebbero finalmente vedere il paese risollevarsi. Cosa che ancora Draghi non ha dato l’aria di saper o voler o poter ottenere.

 

sabato 13 marzo 2021

Rilanciare l’economia italiana

 

L’Italia ha estrema necessità di conseguire una fortissima ripresa produttiva e occupazionale.

E’ necessario intervenire con almeno due tipi di strumenti.

 

CCF / Certificati di Compensazione Fiscale

Sono titoli che danno diritto a beneficiare, in un futuro più o meno prossimo, di risparmi di imposta.

Emessi dal Ministero dell’Economia (MEF), possono essere utilizzati per un ventaglio amplissimo di finalità: integrazione di redditi da lavoro, interventi di spesa sociale, riduzione del cuneo fiscale a beneficio delle imprese, sostegno agli investimenti pubblici e privati.

Vengono assegnati a titolo gratuito e hanno un valore autonomo perché incorporano un vantaggio economico certo.

Si prevede di introdurli gradualmente, ma in misura consistente (decine di miliardi all’anno) fino a portare la circolazione complessiva a un totale di circa 300 miliardi.

Non sono debito pubblico perché non devono essere rimborsati in euro.

Sono una forma di “succedaneo della moneta”. Non ci sarà obbligo di accettazione da parte dei privati, ma con ogni probabilità, avendo un valore finale certo, saranno ampiamente utilizzati anche per acquisti di beni e servizi.

L’Italia, con i CCF, può rilanciare potentemente domanda, produzione e occupazione, senza emettere maggior debito pubblico da rimborsare in futuro, e anzi producendo una rapida diminuzione del rapporto debito pubblico / PIL.

 

CdR / Conti di Risparmio presso il MEF

Il MEF può offrire ai possessori di titoli di Stato la possibilità di convertirli in conti correnti a vista, presso il MEF stesso.

In pratica è il sistema per trasformare almeno una parte (consistente) del debito pubblico in un conto corrente.

Anche in questo caso, i CdR saranno utilizzati, con ogni probabilità, dalla popolazione per le transazioni quotidiane.

Al contrario dei CCF, i CdR sono debito pubblico. Essendo conti correnti a vista, tuttavia, non sono influenzati dal trading speculativo sui BTP che genera il fenomeno dello spread.

Una volta introdotti, diventa anche possibile eliminare o ridurre le future emissioni di BTP. Lo Stato può infatti effettuare spese mediante accredito diretto sui CdR.

Una parte molto consistente dei BTP in circolazione, attualmente pari a circa 2.000 miliardi, può essere convertita / sostituita da CdR. Probabilmente è raggiungibile in pochi anni un valore di 500 / 700 miliardi.

 

giovedì 11 marzo 2021

Oggi vi parlo (tristemente) di calcio

 

Eh sì, ho qualche interesse al di là dell’economia. Per esempio, sono juventino…

Questo articolo l’avevo abbozzato ad agosto 2020 dopo l’eliminazione con il Lione. Poi l’avevo lasciato lì. Sette mesi dopo, il Porto l’ha riportato ahimè all’attualità.

Che cosa ha sbagliato la dirigenza Juve ?

Per il secondo anno consecutivo, usciamo agli ottavi di finale di Champions League contro una squadra sulla carta molto più debole.

Nel frattempo la squadra più forte d’Europa è diventata, e ha l’aria di rimanerlo ancora per un bel po’, il Bayern Monaco.

Ma nel 2016, giusto cinque anni fa, la Juve giocò una grande partita a Monaco ed andò a un passo dall’eliminarlo. Non ce la fece per un disgraziato mancato rinvio di Evra al novantesimo, ma l’avrebbe meritato. Comunque giocò assolutamente alla pari.

Perché oggi loro sono i più forti d’Europa e noi usciamo agli ottavi ?

In quella partita del 2016, nel Bayern giocavano una serie di giovani talenti.

Thomas Muller, 26 anni.

Lewandowski, 27 anni.

Neuer, 29 anni (giovane per un portiere).

Thiago Alcantara, 24 anni.

Kimmich, 21 anni.

Alaba, 23 anni.

Coman, 19 anni.

Sono l’architrave della squadra che ha vinto TUTTE le undici partite della Champions League del 2019-2020, quattro anni dopo.

Notare che Coman l’anno prima era alla Juve, ma chiese di andarsene perché non giocava. In quella partita segnò alla sua ex squadra (noi). E nel 2020, il gol decisivo nella finale con il PSG.

A parte Muller che viene dal vivaio, tutti quei giocatori il Bayern li ha presi senza fare nessuna follia sul mercato. Lewandowski addirittura a parametro zero.

Quella sera la Juve aveva giovani talenti in campo ? certo, per esempio i ventitreenni Morata e Pogba. Che a fine stagione non si potevano tenere e infatti se ne andarono… perché doveva arrivare il ventinovenne Higuain. Un gran bell’attaccante ma non il superfuoriclasse che si diceva. Con tendenza a sparire di scena nelle partite più importanti – finali di Champions e di mondiali, ad esempio.

Arriva il 2018 e la dirigenza Juve, non paga del dubbio risultato dell’operazione Higuain, spende un treno di soldi per il trentatreenne Cristiano Ronaldo.

Grandissimo realizzatore per carità. Ma uno attorno a cui la squadra deve girare. Anzi deve giocare PER lui. Segna trenta gol a campionato ma quanti perché deve sempre essere lui a finalizzare le azioni ? Insomma, quanti di quei trenta li segnerebbero altri, se CR7 non fosse in campo ? Quanti gol IN PIU’ realmente ottieni con CR7 ?

E comunque CR7 non è Maradona. Non è uno che si prende la squadra in spalla. Non manda in gol gli altri.

Con gli stessi soldi, la Juve poteva prendere tre o quattro giocatori molto forti e molto più giovani. Si capisce perché Marotta era contrario all’operazione e se n’è andato.

Naturalmente occorreva saperli scegliere. Ma le grandi squadra si costruiscono così. Non strapagando un totem e pensando di risolvere tutto con quello.

Con il totem e con l’organico corto, non vinci la Champions. Esci agli ottavi con il Lione e con il Porto.

Andrea Agnelli, Nedved e Paratici hanno sbagliato strada. Di brutto. Cominciamo con il riconoscerlo.

 

martedì 9 marzo 2021

Inflazione, USA e geopolitica

 

Da un paio di settimane stanno riaffiorando preoccupazioni sull’inflazione, della quale non si parlava da parecchi anni. Inflazione che nei dati, al momento e per la verità, non si vede proprio.

Certo, nell’Eurozona si è passati dal segno negativo al segno positivo (per pochi decimali), ma è probabile a che si tratti dell’effetto di fenomeni transitori. La rimozione degli sconti IVA (introdotti qualche mese fa, ma dichiaratamente come strumento a termine) in Germania. E alcune strozzature nelle catene di approvvigionamento di materie prime e prodotti intermedi, inevitabili visti gli stop & go di questi ultimi dodici mesi.

Ma gli stimoli fiscali eurozonici sono di gran lunga troppo modesti per preoccuparsi seriamente dell’innesco generalizzato di inflazione elevata e persistente.

Gli USA, naturalmente, sono tutto un altro discorso. Dopo aver generato un deficit pubblico pari al 16% del PIL nel 2020, hanno appena messo in cantiere un'altra manovra da 1.900 miliardi.

Secondo alcuni commentatori, gli USA sono sostanzialmente passati a un regime MMT. Se ne può discutere, ma di certo Biden e Powell sono stati molto chiari su alcune cose: in primo luogo, nessuna preoccupazione in merito all’inflazione prima che raggiunga, su un arco temporale non breve, livelli ben superiori al 2%. Parliamo del 4%, del 5%, per un periodo significativamente più lungo di un paio d’anni.

Quanto ai tassi d’interesse, su cui qualche operatore finanziario leva oggi alti lai (i titoli di Stato decennali USA all’1,5%, 1,6%: capirai…) la verità (e anche questo lo comprende benissimo chi conosce la MMT) è che gli USA se lo ritengono opportuno possono controllare e anche azzerare (in stile giapponese) l’intera curva dei rendimenti.

Fin qui, considerazioni di macroeconomia e di mercati finanziari. Ma invito a riflettere sui retroscena politici.

Gli USA non hanno nessuna intenzione di restare indifferenti rispetto alla prospettiva di perdere la posizione di prima potenza economica mondiale, a vantaggio della Cina.

Hanno bisogno di crescita, tanta. Di recuperare tutto l’impatto della pandemia e di ritornare velocemente al trend preCovid. Non più tardi di fine 2021. E poi di continuare a marciare a passo spedito.

Per l’Italia questo cambia qualcosa ?

Potrebbe. Perché il mercantilismo tedesco e la fobia nei confronti dell’inflazione, imposti all’intera Eurozona, in queste condizioni faranno fatica a reggere.

Perché agli USA un’Eurozona che fa freeriding e spinge ancora più in alto il surplus commerciale, erodendo (dal punto di vista degli USA stessi) una parte dell’azione espansiva, non va bene.

Ma il tema è ancora più profondo.

Per non lasciare la leadership mondiale alla Cina, gli USA devono non solo crescere ma anche ridefinire, o forse più propriamente riaffermare, la loro posizione di leader del blocco occidentale. Blocco esteso all’anglosfera (Regno Unito, Canada, Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda) ma anche a tutta l’Europa continentale. Forse anche ad alcuni paesi asiatici e latino-americani.

L'establishment USA tende sempre di più a ragionare come segue: se alla Germania tutto questo non va bene, se quante Audi vendono in Cina è più importante di qualsiasi altra cosa, è libera di isolarsi e di diventare una grande Svizzera. Ma non di trascinarsi tutta l’Unione Europea.

Il blocco occidentale definito come sopra supera il miliardo di persone. Se viene a mancare un centinaio di milioni, o poco più, di tedeschi & satelliti, la sostanza non cambia.

Cambia, invece, essere in grado di fronteggiare la crescita cinese. E se l’Occidente vuole riuscirci, deve ragionare in termini di blocco economico e geopolitico, con un forte orientamento allo sviluppo.

In questo quadro, la UE deflazionista e mercantilista è solo un (grosso) fastidio.

 

domenica 7 marzo 2021

Il più grande scandalo non è McKinsey

 

Fa discutere la decisione del Governo Draghi di utilizzare McKinsey come supporto all’elaborazione del Recovery Plan italiano.

Io non so valutare se sia o meno opportuno,

non so se le strutture del governo non dispongano delle competenze necessarie,

non so se i compensi a McKinsey – dichiarati pari al modesto importo di 25.000 euro – indichino che il suo ruolo sarà di scarso rilievo, o se sarà invece molto più significativo (e compensato da qualche ben più rilevante vantaggio: accesso a informazioni privilegiate, incarichi futuri ben più remunerativi, o altro).

La mia esperienza con le big della consulenza strategica è che la loro funzione principale è mettere in bella copia e applicare un marchietto “di qualità” (presunta) a quello che il cliente vuole sentirsi dire.

Ma non sono scandalizzato da McKinsey neanche un millesimo di quanto lo sono dal concetto stesso del Recovery Plan.

Per ricevere (forse), un anno e passa dopo l’inizio della peggiore calamità dalla fine della seconda guerra mondiale, un po’ di soldi “della UE” – che non sono della UE, sono soldi NOSTRI che FORSE verremo benevolmente autorizzati a spendere –

Per ottenere un’azione espansiva sull’economia pateticamente tardiva e inadeguata

Per ottenere questo, dobbiamo presente il compitino alla signora maestra che si riserva di promuoverci o di darci bacchettate sulle dita. A suo insindacabile giudizio.

Una “signora maestra” – la UE – che ha prodotto disastri DOVUNQUE ha messo le mani.

La moneta. Le banche. L’immigrazione. I vaccini.

E tutto a causa della scellerata decisione di spossessarci del controllo della nostra moneta.

Noi, l’Italia. Il paese che genera il quarto surplus manifatturiero del mondo. Un paese creditore netto sull’estero. Un paese che non ha bisogno dei soldi di nessun altro.

QUESTO mi scandalizza. Non McKinsey.

 

venerdì 5 marzo 2021

Il miglior commento

 

Per me questo è il miglior commento possibile in merito all’utilità del Recovery Fund e delle “riforme strutturali”.

Il tweet originale è di @LaNuovaSinistra (non sia mai detto che non riconosco i copyright).

Prima di uscire di casa per comprare qualcosa, il potenziale acquirente che cosa fa ?

Verifica se è in grado di trovare un’impresa innovativa, smart, ecosostenibile ?

Si fa certificare che l’impresa non sia corrotta ?

Attende la riforma della burocrazia ?

OPPURE

Controlla se ha soldi in tasca ???

mercoledì 3 marzo 2021

La democraticità delle sedicenti “sinistre”

 

E’ del tutto legittimo, ci mancherebbe altro, criticare le scelte di Mattarella e l’azione del governo Draghi. Però questo articolo di Tomaso Montanari è una vera comica.

I punti salienti si sintetizzano come segue.

Orrore ! il governo ha svoltato a destra !! ci sono i fascioleghisti nella maggioranza.

Però doppio orrore ! ci sono anche i fasciofascisti che “monopolizzano l’opposizione”.

Mattarella ha sbagliato qualcosa. Anzi tutto. Però se avesse sciolto le camere, orrorissimo ! i fasciolegafascisti avrebbero vinto le elezioni.

Quindi che cosa si doveva fare, secondo Montanari ?

Lui non lo dice, ma per esclusione si potrebbe evincere che bisognava lasciare in essere il governo Conte II. Non aveva più maggioranza in parlamento ? e men che meno presso la pubblica opinione ? quisquilie, pinzillacchere.

Siamo sempre allo stesso punto. Le sedicenti “sinistre” (sedicenti perché hanno puntualmente avallato le politiche economiche più depressive e antisociali che si potessero concepire) sono anche sedicenti “monopolisti del pensiero democratico”.

Ed essendo gli unici autorizzati (nella loro testa) a stabilire chi è democratico e chi non lo è, come modello di democrazia hanno in testa di decidere (loro) chi può governare e chi no. E magari anche chi può parlare e chi no, chi può votare e chi no, eccetera.

Non mi stupisce. Li sento ragionare così da quando sono nato.