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domenica 6 luglio 2025

Euro e surplus commerciale

 

Utilizzare l’euro comporta due macroproblemi, di cui uno è forse il più evidente ed è stato il primo, storicamente, a essere identificato. Ma non è il principale, ed è bene avere le idee chiare in merito.

Anche un efficace divulgatore come Claudio Borghi ogni tanto cade nell’equivoco.


“Oggi rivaluteremmo” se uscissimo dall’unione monetaria ? rivaluteremmo perché l’Italia ha un surplus commerciale di 60 miliardi all’anno ?

No, non rivaluteremmo. Il surplus commerciale è una determinante dell’evoluzione del cambio, ma solo una di parecchie.

L’Italia, pur non essendo uscita dall’euro, ha trasformato, tra il 2011 e il 2013, un deficit commerciale in un surplus. Ma questo non significa che sia diventata più competitiva, né che la rottura dell’euro implicherebbe una rivalutazione della Nuova Lira.

Il surplus commerciale è stato conseguito a seguito delle feroci politiche di compressione della domanda interna, e quindi delle importazioni, attuate in quegli anni.

Se l’euro si rompesse, l’Italia non rivaluterebbe la sua moneta. Molto più plausibile è una svalutazione, anche se probabilmente non di grande entità.

Fermo restando che il problema principale dell’euro non è la mancanza di flessibilità del cambio. Che è un problema, grave, molto grave.

Ma non così grave come lo è il non disporre delle leve di azione per condurre una politica economica, e principalmente una politica fiscale, conforme al mandato degli elettori.


venerdì 3 novembre 2017

I destabilizzanti surplus commerciali

La Germania sfora, da parecchi anni, il limite massimo del 6% previsto da trattati e regolamenti UE per il rapporto tra surplus commerciale e PIL. E lo sfora di parecchio, raggiungendo sistematicamente livelli dell’8-9%, senza che la commissione UE si senta in dovere di sollevare il problema.

Ma la Germania, al contrario di alcuni anni fa, realizza questo surplus in larghissima parte fuori dall’Eurozona. Il saldo export – import con il resto dell’unione monetaria europea, che costituiva il grosso dell’attivo fino al 2012, è attualmente quasi in pareggio.

L’austerità “prescritta” e adottata dai paesi mediterranei dell’Eurozona – tra cui, anche e soprattutto, l’Italia – ha calmierato l’export tedesco verso questi paesi. Le aziende tedesche l’hanno compensato con maggiori esportazioni verso America e Asia, anche grazie all’indebolimento dell’euro che si è verificato in concomitanza (a partire da fine 2014) con le aspettative, e poi con l’avvio, del programma di Quantitative Easing da parte della BCE.

Se il surplus tedesco sfora i limiti, ma grazie soprattutto all’interscambio extra Eurozona, è giusto per questo non intervenire sullo sforamento (in quanto non si creano problemi all’interno dell’unione monetaria europea) ?

No. Un surplus commerciale molto alto realizzato da un’area economica rilevante, quale è l’Eurozona, è destabilizzante perché per definizione impone ad altri paesi di essere in deficit.

E un alto surplus da parte della Germania, anche se realizzato prevalentemente fuori dall’Eurozona, implica una delle seguenti due cose.

Se gli altri paesi dell’unione monetaria europea non sono, nel loro complesso, in deficit commerciale, deve essere in deficit – e in misura rilevante - il resto del mondo. In altri termini, il totale dell’Eurozona è in forte surplus, e il resto del mondo è in forte deficit. Questa è la situazione odierna.

Altrimenti, l’Eurozona può essere in equilibrio solo a condizione che il surplus tedesco verso il resto del mondo sia compensato da un deficit (sempre verso il resto del mondo) degli altri stati membri.

In sintesi:

Prima possibilità (le cose come stanno oggi): Germania in surplus verso il resto del mondo ma non verso il resto dell’Eurozona; resto dell’Eurozona complessivamente in equilibrio; QUINDI resto del mondo in deficit.

Seconda possibilità (riequilibrio Eurozona verso resto del mondo ma senza che la Germania accetti di ridurre il suo surplus): Germania in surplus verso il resto del mondo ma non verso il resto dell’Eurozona; QUINDI resto dell’Eurozona in deficit verso il resto del mondo.

L’alto surplus tedesco è, quindi, comunque destabilizzante, e dovrebbe essere contenuto.

E la Germania potrebbe tranquillamente agire in questo senso, non (necessariamente) riducendo le sue esportazioni, ma espandendo la propria domanda interna (per esempio abbassando le tasse o aumentando gli investimenti pubblici) e quindi le importazioni.

Alcune doverose precisazioni: non penso proprio che la Germania farà nulla di tutto questo. Ed è quindi sterile chiederlo: anche perché l’Italia è in grado di uscire dai vincoli dell’Eurosistema e di risolvere la crisi senza chiedere nulla alla Germania.

Con emissioni di Moneta Fiscale che rilancino la domanda interna italiana e in parte, nella misura opportuna, la competitività delle nostre aziende (riducendo il cuneo fiscale effettivo), l’Italia può produrre una notevole ripresa della sua produzione e della sua occupazione, senza alcun rilevante impatto negativo sui saldi commerciali esteri (oggi attivi, peraltro, per oltre 50 miliardi all’anno).

Rimarrà l’effetto destabilizzante degli squilibri commerciali tra Germania e resto del mondo: problema che non possiamo risolvere noi, ovviamente, e che costituisce un punto di dibattito principalmente tra Germania e USA.

Va anche detto che gli USA sono una grande economia, ed assorbire buona parte di un surplus tedesco di 250 miliardi all’anno non li entusiasma (anzi) ma è un’inefficienza con cui possono convivere (che poi lo vogliano è un altro discorso: ma qui, ripeto, l’Italia può poco o nulla).

Quanto sopra, tuttavia, mette in evidenza che è fuori strada chi insiste a dire "l’Italia dovrebbe una buona volta rispettare le regole, come fa la Germania”. Il tema dei surplus commerciali è una prova (e non certo l’unica) che l’atteggiamento tedesco nei confronti delle regole UE è molto semplice: le rispetta (e strilla per richiederne il rispetto) dove le conviene.

Altrimenti, non si preoccupa neanche più di tanto di contestarle. Le ignora.