Molti
commentatori economici “antisovranisti” stanno utilizzando la crisi turca per contrastare
la tesi secondo la quale è (di gran lunga) preferibile emettere e gestire la
propria moneta nazionale.
La Turchia sta
attraversando forti tensioni finanziarie e la lira turca si sta rapidamente
svalutando. Meglio quindi essere nell’Eurosistema, “che ci protegge da questo
tipo di problemi" ?
No, proprio per
niente. I problemi della Turchia nascono da un eccesso di indebitamento in
valuta estera, contratto durante i recenti anni di forte crescita economica, domanda
interna effervescente e alti deficit commerciali.
Questi eccessi
sono la prova delle difficoltà che possono nascere dalla libera e
deregolamentata circolazione di capitali: uno dei principi basilari dell’Eurosistema,
in effetti.
Indebitarsi in
moneta estera è certamente un rischio. Usare l’euro al posto della propria
moneta nazionale lo evita ? al contrario. Se si usa l’euro e si cessa di
emettere la propria moneta, TUTTI i debiti – pubblici e privati – diventano debiti
in moneta estera.
E infatti la
crisi dei PIGS, nell’ambito dell’Eurosistema, si è venuta a creare nel
2009-2012 a causa di un eccesso di indebitamento estero, soprattutto privato,
contratto per finanziare deficit commerciali (nel caso di Spagna, Portogallo e
Grecia) o a causa di movimenti finanziari speculativi (Irlanda) o di bolle
immobiliari (Spagna e Irlanda). Problemi in larga misura analoghi a quelli
attuali della Turchia.
Tra l’altro la
Turchia ha un rapporto debito pubblico / PIL molto basso (40% circa), su livelli
simili a quelli di Spagna e Irlanda all’inizio della crisi: prova che i “conti
pubblici in ordine” non evitano l’instabilità finanziaria.
Se c’è una cosa
che la crisi turca, una volta di più, dimostra è che i mercati sono spesso
inaffidabili nella loro valutazione di breve-medio termine riguardo all’affidabilità
di un paese. E che è quindi potenzialmente catastrofico infilarsi in una situazione
dove i mercati diventano il giudice supremo della “credibilità” dei paesi
stessi – come è invece costretto a fare chi (i paesi dell’Eurozona) raccoglie
debito (in particolare debito PUBBLICO) denominato in una moneta che non
emette.
Che cosa avrebbe
dovuto fare di diverso, la Turchia ? gestire il suo sviluppo economico con
maggiore attenzione ai saldi commerciali esteri e regolare gli afflussi di
capitale in valuta, limitando in particolare quelli che non davano solide
garanzie di essere utilizzati per espandere produzione locale, in parte
destinabile alle esportazioni.
Sento dire: i
finanziamenti non sarebbero arrivati se non in valuta estera, perché della lira
turca non ci si fidava. Probabile, o quantomeno non nella stessa misura. Questa
però è un'ulteriore prova della scarsa capacità di valutazione dei “mercati”: non
gli va bene prendersi un rischio di svalutazione e però invece accettano un
rischio di default… (o magari contano sul fatto che arriverà a tempo debito un
Fondo Monetario Internazionale o una Troika a limitargli i danni e a far pagare
il conto alle popolazioni locali…).
Ma comunque, con
meno finanziamenti esteri in valuta sarebbero arrivati quelli meglio in grado
di rientrare grazie a flussi di export futuri, e meno di quelli a sostegno dei
consumi o della speculazione immobiliare. Crescita meno rapida, quindi, ma più
equilibrata.
Che cosa può
fare la Turchia, adesso ? come argomenta Krugman qui, prendere esempio da chi
nel recente passato ha avuto problemi analoghi ed è stato in grado di uscirne: la
Malesia nel 1998, l’Islanda nel 2009, l’Argentina nei primi anni dopo la crisi
del 2001.
Nelle parole di
Krugman, per un periodo transitorio “interrompere l’esplosione del rapporto d’indebitamento
con una qualche combinazione di controlli temporanei sui capitali, per creare
un coprifuoco sulle fuoriuscite “da panico”, ed eventualmente ripudiare una
parte del debito in valuta estera”.
Tutte cose che
un paese appartenente all’Eurosistema, ovviamente, non ha l’autonomia di
mettere in atto.
La sovranità
monetaria non evita QUALSIASI problema. Questa ovviamente non è la tesi. E’
sempre possibile, anche avendo la propria moneta, cedere alle lusinghe di chi,
nelle fasi di euforia, offre credito facile in moneta estera. Ma i problemi
attuali della Turchia non sarebbero stati evitati affatto usando l’euro. Al
contrario, sarebbero scoppiati molti anni fa, come nel caso dei PIGS, e
sarebbero poi stati ancora più difficili da risolvere.
La sovranità
monetaria non evita e non risolve qualsiasi problema, ma fornisce delle leve di
azione che avrebbero evitato all’Italia i problemi attuali, e gli darebbero gli
strumenti per risolverli oggi.
Mantenendo il suo
debito pubblico in lire, l’Italia non avrebbe avuto, nel 2011, alcuna crisi
dello spread. E oggi potrebbe
tranquillamente immettere nell’economia il potere d’acquisto necessario a
rilanciare la domanda interna, nonché migliorare la propria competitività senza
passare da lunghi e dolorosi processi di deflazione salariale.
L’Italia, al
contrario della Turchia e degli altri PIGS, non ha mai avuto alti deficit
commerciali né una posizione finanziaria netta sull’estero (“NIIP”) fortemente passiva.
Nel 2017 in realtà i saldi commerciali esteri sono stati in surplus per oltre
50 miliardi. La NIIP è oggi negativa ma solo per l’8% del PIL circa.