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venerdì 10 luglio 2026

Da qualche tempo scrivo poco

 

Qualcuno l’ha notato. Più che altro riporto commenti a cose lette su X.

In parte è un problema di impegni di lavoro.

Ma più che altro c’è poco da dire sul tema governance dell’eurozona e modi per risolverne le disfunzioni. Boicottata la Moneta Fiscale, nessuno ha idee concrete o anche non concrete sul da farsi.

Le cose continuano a non funzionare ma la pubblica opinione appare narcotizzata.

martedì 7 aprile 2026

Moneta Fiscale, percorso obbligato

 

Quando, ormai quattordici anni fa (sì 14, era il 2012) ho iniziato a sviluppare e a promuovere la proposta della Moneta Fiscale, ritenevo che fosse la strada più plausibile per risolvere le spaventose, criminali disfunzioni del sistema euro.

Oggi sospetto che non sia “la più plausibile”. Sono sempre più convinto che sia l’unica possibile.

Non in teoria, ma in pratica sì.

In teoria l’euro potrebbe essere “smontato” partendo dalla Germania che esce dall’alto. Ma non c’è modo di indurla a farlo.

In teoria potrebbero cadere i vincoli fiscali.  Stesso problema. 

Emettere Monete Fiscali nazionali è invece possibile, e tecnicamente anche semplice.

Il che non vuol dire che non sia una strada politicamente impervia. Gli interessi in gioco e i condizionamenti sono giganteschi.

Ma si può fare, e funziona. Il Superbonus l’ha dimostrato.

Se la Moneta Fiscale è una via difficile, tutte le altre sono vicine all’impossibile.

 

venerdì 27 marzo 2026

Moneta fiscale: perché non è un debito

 

Dopo che l’ineffabile tandem Draghi – Giorgetti ha affossato il Superbonus, di Moneta Fiscale si è parlato poco. Ma il tema tornerà di attualità. Per la semplice ragione che l’eurogovernance economica continua a essere completamente disfunzionale, e il sistema di gran lunga più plausibile per ricondurla a qualcosa di sensato è, appunto, introdurre monete fiscali nazionali.

Non si sbaglia quindi a proporre un ripasso delle ragioni per cui NON HA SENSO considerare la Moneta Fiscale un debito.

Si ha debito:

quando si è impegnati a pagare cash

quando si è impegnati a cedere un bene che si possiede 

quando si è impegnati a sostenere costi per produrre un bene di cui ci si dovrà poi spossessare senza ulteriori contropartite.

I buoni sconto emessi da un supermercato non sono debito perché non comportano pagamenti cash né impegni di cessione né impegni di sostenimento di costi. Riducono il fatturato futuro rispetto a quanto avrei incassato se avessi venduto gli stessi prodotti allo stesso prezzo in assenza del buono sconto, ma non c’è modo di sapere quali sarebbero stati le vendite in quella fattispecie.

Semplicemente, vendo ciò che vendo e incasso quello che incasso – al prezzo nominale ridotto dello sconto. Certo, chi usa il buono paga meno di chi non l’ha. E questo dà un valore monetario al buono. Ma non trasforma il buono in debito (per l’emittente). E’ e rimane (solo) uno strumento di incentivazione delle vendite.

Allo stesso modo, il credito fiscale cedibile, aka Moneta Fiscale, riduce il gettito fiscale rispetto a un caso puramente ipotetico, in effetti puramente fittizio, in cui lo Stato conseguisse lo stesso gettito senza l’incentivo all’attività economica prodotto dalla Moneta Fiscale stessa.

Il che significa che la Moneta Fiscale è uno strumento di incentivazione. Ha un valore monetario. MA NON E’ UN DEBITO.

 

sabato 7 marzo 2026

Se

 

Caos geopolitico? crisi iraniana? Impennata dei prezzi di petrolio e gas?

Se Draghi e Giorgetti non avessero boicottato e insabbiato la Moneta Fiscale, oggi potremmo parare il colpo degli effetti inflattivi e mitigare fortemente se non eliminare gli impatti sull’economia, senza emettere un centesimo di titoli di Stato in più.

Basterebbe compensare parzialmente imposte indirette quali in primo luogo accise e IVA, erogando al compratore, mediante una carta elettronica, crediti fiscali liberamente negoziabili e trasferibili.

Se.

giovedì 12 febbraio 2026

Cooperazione rafforzata

 

Emerge il modello della “cooperazione rafforzata” per superare l’impossibilità di trovare accordi sensati tra i 27 paesi dell’Unione Europea. E qualcuno si preoccupa che si tratti di un modello che porta all’estinzione, nei fatti se non nella forma, della UE stessa.

Beh quel qualcuno ha perfettamente ragione, ed è (con buona pace degli eurolirici) potenzialmente un’ottima notizia. Cooperazione rafforzata vuol dire accordi tra singoli paesi per collaborare su temi di comune interesse, senza imporre niente a chi non ci vuole stare.

Se la via è questa, a che cosa serve il carrozzone di Bruxelles ? precisamente a nulla.

Anche perché questi accordi non hanno nessun motivo per essere limitati a gruppi di stati membri UE. Possono benissimo includere stati europei non UE. Ma anche stati non europei.

In attesa degli eventuali sviluppi, ricordo che il singolo più grave problema, riguardo quantomeno alla dimensione economica, è la mefitica accoppiata Maastricht – euro. L’abbinata tra i demenziali vincoli fiscali e la disfunzionale moneta unica.

Risolvibile, date le difficoltà politiche e operative di rompere l’euro, con l’introduzione di monete fiscali, paese per paese.

Come questo blog argomenta da solo tredici anni.

sabato 1 novembre 2025

La crescita che manca al governo Meloni

 

Gli ultimi dati sul PIL mostrano, tanto per cambiare, un’Italia a crescita zero. Naturalmente si leggono tante diagnosi e ricette su come aumentare produttività, come eliminare vincoli allo sviluppo, come spendere al meglio “le poche risorse che ci sono”.

E continua invece a mancare il riconoscimento che nella stanza c’è un elefante: la carenza di domanda. Problema che tecnicamente è facilissimo da risolvere, come dimostrato dall’utilizzo del Superbonus durante il periodo Covid e immediatamente successivo.

Nel frattempo al MEF Giancarlo Giorgetti si pavoneggia con i complimenti ricevuti da UE e FMI. Dopo aver messo la bara sulla Moneta Fiscale in modo parecchio più drastico di quanto avesse fatto Draghi.

Nonostante tutto ciò, la maggioranza attuale ha ottime probabilità di durare fino alla scadenza della legislatura e di rivincere le prossime elezioni politiche. Solo e semplicemente perché l’opposizione è un accrocchio da cui emergono poche idee, ancora meno proposte valide, e su quelle poche non c’è nemmeno consenso interno alla (cosiddetta) coalizione.

La Moneta Fiscale è la strada giusta e l’azione politica da effettuare è reintrodurla, potenziata e migliorata. Sul come farlo, in questo blog trovate molte indicazioni. Sul chi dovrebbe farlo, o si può sperare che lo faccia, mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

venerdì 10 ottobre 2025

Chi danneggiano gli zerovirgolisti

 

Claudio Borghi della Lega lamenta che ad ogni consultazione elettorale compaiono sulla scena piccoli partitini che si presentano come sovranisti eurocritici, sottraendo consensi al suo partito. A suo giudizio sono elementi di disturbo, in qualche modo sostenuti / supportati dal PD, che sarebbe il beneficiario della loro presenza. Meno voti alla Lega e al centrodestra, più percentuale e più seggi al PD.

Questo varrebbe, in particolare, per Democrazia Sovrana Popolare di Marco Rizzo, che dei partitini è probabilmente il più visibile (Rizzo sul piano comunicativo ci sa fare, ed è presente sui media più di quanto pesi elettoralmente).

L’interpretazione di Borghi mi lascia dubbioso, per due motivi (connessi).

Uno, dei consensi che ottiene Rizzo qualcuno sarà senz’altro sottratto alla Lega. Ma altri elettori DSP in sua assenza non voterebbero, o voterebbero scheda bianca, o magari M5S. Che l’elettore DSP sia un elettore leghista “fuorviato”  sarà vero in qualche caso, ma nella maggioranza non credo proprio.

Due, il sovranista eurocritico è molto dissuaso dal votare Lega, più che dall’esistenza di Rizzo, da quella di Giorgetti. Che è indistinguibile da un ministro PD se non per il fatto di essere più euroausterico di un ministro PD. Anzi lo definirei MOLTO più euroausterico, visto come ha affossato la Moneta Fiscale (tra l’altro con gli applausi del teammate di Borghi, l'ineffabile Alberto Bagnai).

I problemi della Lega nel farsi apprezzare dai sovranisti euroscettici ci sono, ma Rizzo ? non lo è, o quantomeno non è certo il principale.

 

giovedì 2 ottobre 2025

Moneta: Valore legale e accettazione fiscale

 

Da alcuni scambi di opinioni con Giovanni Piva è emerso un tema che vale la pena di chiarire e ribadire una volta di più.

Quello che dà valore alla moneta non è il suo cosiddetto “valore legale”.

Valore legale significa che nel territorio dello Stato qualsiasi obbligazione finanziaria denominata nella moneta ufficiale del paese può essere estinta consegnando il corrispondente quantitativo della moneta medesima.

Ma per “moneta” s’intendono, nel caso specifico, solo banconote e monete metalliche. Un assegno o un bonifico bancario non hanno valore legale in quanto rappresentano un trasferimento di depositi: e i depositi bancari sono crediti nei confronti di un istituto. Che si impegna a consegnare al titolare un pari quantitativo di moneta legale, ma potrebbe anche rivelarsi insolvente, e quindi venir meno al suo impegno.

Per dare valore alla moneta, è molto più importante l’accettazione da parte dello Stato per estinguere le obbligazioni fiscali. Lo Stato intermedia, sotto forma di prelievo fiscale, quasi la metà del PIL. Se lo Stato accetta un bonifico bancario in pagamento di IVA o IRPEF, questo è un presupposto di valore estremamente forte.

Che cosa significa ? che anche se legalmente un privato non è obbligato ad accettare un bonifico, cioè il trasferimento a suo favore di un deposito bancario, in pratica non si farà problemi, perché ha la garanzia di poterlo utilizzare per pagare tasse.

Il presupposto su cui si regge il progetto Moneta Fiscale è proprio che lo Stato può dare valore a un titolo accettandolo in pagamento di obbligazioni d’imposta, anche nel contesto dell’Eurozona.

Se si utilizza la Moneta Fiscale, lo Stato si riappropria, a tutti gli effetti pratici, della sovranità monetaria, anche se si continua a usare l’euro come moneta legale.

L’emissione di moneta legale (cioè di euro sotto forma banconote e monete metalliche) non spetta allo Stato e può essere effettuata solo dalla BCE (o su sua autorizzazione). Ma se lo Stato emette Moneta Fiscale, il monopolio BCE di emissione della moneta legale diventa irrilevante.

lunedì 15 settembre 2025

Un chiarimento

 

A proposito dell’ultimo post: ho scritto “chi crede in buona fede al progetto di integrazione politica europea dovrebbe essere in prima fila nel sostenere l’introduzione delle Monete Fiscali nazionali.”

Come ho detto in risposta a un commento di Lidia Riboli, NON è vero il contrario. NON è vero che chi NON crede al progetto di integrazione politica dovrebbe osteggiare la Moneta Fiscale.

L’euro è un pessimo progetto. Introdurlo è stato un catastrofico errore. Ma la Moneta Fiscale, anzi le Monete Fiscali nazionali, sono la via di gran lunga più pratica, più agevole, più percorribile, per superarne le disfunzioni.

Si può essere europeisti o meno (e ovviamente io faccio parte del “meno”). Ma è oggettivo che in questo momento (momento che dura da un quarto di secolo) siamo vittime di un meccanismo sbagliato nell’impostazione e perverso nelle conseguenze. Va ricercata e percorsa la strada più plausibile per superare il problema.

Su questo – SE non si hanno secondi fini – è inevitabile concordare.

domenica 14 settembre 2025

Malafede eurista

 

Chi crede in buona fede al progetto di integrazione politica europea dovrebbe essere in prima fila nel sostenere l’introduzione delle Monete Fiscali nazionali. Sono il modo per dare agli Stati la possibilità di attuare politiche fiscali espansive senza incrementare il debito pubblico da rimborsare in euro, quello che non si accetta di condividere né di garantire incondizionatamente da parte della BCE.

Invece la Moneta Fiscale italiana, introdotta con in Superbonus 110%, è stata violentemente osteggiata dall’establishment eurista / europeista, e alla fine eliminata. Nonostante funzionasse. PROPRIO perché funzionava.

Difficile a questo punto ipotizzare qualcosa di diverso dalla malafede riguardo agli euristi che parlano di risolvere le disfunzioni dell’eurosistema. Risolvere le disfunzioni non interessa. O quantomeno, è un obiettivo del tutto secondario.

L’obiettivo di gran lunga primario è togliere potere agli Stati e centralizzarlo sull’asse Bruxelles – Francoforte. Se poi il risultato è creare problemi e non risolverli mai, questo è considerato un effetto collaterale spiacevole ma accettabile.

lunedì 2 giugno 2025

Moneta fiscale e indipendenza delle banche centrali

 

Le banche centrali pretendono di essere indipendenti dalla politica ma non rinunciano, spesso e volentieri, a fare politica. Nell’eurozona e in particolare in Italia, questo l’abbiamo molto chiaro in testa, quantomeno a partire dalla lettera Draghi – Trichet del 2011.

L’eurozona, area monetaria disottimale caratterizzata da una moneta senza stato, ovviamente è un caso limite. Però il problema è emerso e sta emergendo anche in altri contesti.

Al mancato, o ritardato, intervento della Bank of England nel sostenere i titoli di Stato britannici è attribuita la caduta del governo di Liz Truss, nel 2022. E Trump negli USA appare spesso in contrasto con la Federal Reserve riguardo alla politica monetaria.

Qui non entro nel merito su chi abbia, o abbia avuto, ragione o torto per quanto attiene a questi contrasti. Ribadisco però le mie perplessità (eufemismo) su quanto sia opportuno attribuire un potere di condizionamento così forte sulla politica economica a organi che si muovono in opposizione a un governo democraticamente eletto.

Di questo passo, potrebbe prendere piede (in qualche misura sta già avvenendo) una soluzione molto semplice e molto, molto efficace. L’emissione di Moneta Fiscale da parte dei governi. Titoli di credito fiscale a libera circolazione.

Le banche centrali scoprirebbero a questo punto che il loro monopolio nella gestione della moneta è scritto sulla sabbia.

 

giovedì 29 maggio 2025

La moneta fiscale, qualche anno dopo

 Ad anni di distanza, ho trovato interessante rileggere questo articolo di Roberto Perotti ma soprattutto il dibattito che si è sviluppato nei commenti, tra l'autore e i proponenti del progetto - Biagio Bossone, Massimo Costa, Stefano Sylos Labini, Giovanni Zibordi e naturalmente il sottoscritto.

Qualcuno ha fatto considerazioni assennate, qualcun altro meno. A voi il giudizio.

mercoledì 16 aprile 2025

La Moneta Fiscale risolve

 

Immettere moneta nell’economia

Il deficit pubblico viene tipicamente demonizzato.

Si pretende che sia un indicatore di inefficienza e spreco.

E’ invece una caratteristica del tutto normale delle economie che si sviluppano.

Via via che le grandezze reali e nominali dell’economia crescono, deve crescere anche la circolazione di potere d’acquisto.

Il deficit pubblico immette potere d’acquisto perché se lo Stato spende più di quanto tassa, il settore privato riceve più attività finanziarie di quante ne paga.


Perché non si può fare affidamento solo sul credito privato

La moneta viene immessa nell’economia anche per il tramite dell’erogazione di finanziamenti bancari e degli intermediari finanziari in genere.

Ma il credito privato è prociclico: i soggetti privati lo espandono nei periodi favorevoli, creando bolle, e lo contraggono nei momenti negativi, peggiorando le recessioni.

Per questo la creazione PUBBLICA di moneta mediante il deficit dello Stato si DEVE affiancare alla creazione da parte del settore privato – e deve essere gestita in maniera ANTICICLICA.


La Moneta Fiscale risolve le disfunzioni dell’eurosistema

L’eurosistema è disfunzionale in primo luogo perché demonizza il deficit pubblico: in linea di principio vorrebbe che non esistesse.

Questo perché non esiste la volontà di garantire, da parte dell’istituto di emissione, i deficit e i debiti pubblici degli Stati.

Il credito fiscale a libera circolazione, altrimenti detto Moneta Fiscale, emesso dai singoli Stati risolve il problema perché elimina il rischio d’insolvenza in quanto non deve essere rimborsato.


Il Superbonus ha dimostrato l’efficacia dello Moneta Fiscale

Il Superbonus 110% ha costituito un esempio di applicazione della Moneta Fiscale nell’ambito dell’economia italiana.

Ha prodotto un rimbalzo di PIL, dopo la fine dei Covid-lockdown, molto superiore alle previsioni.

E l’ha prodotto senza incrementare il rapporto debito pubblico / PIL rispetto alla situazione pre-Covid.

Tutto ciò nonostante evidenti difetti di impostazione, che comunque possono essere facilmente corretti:

·      Applicazione a un unico settore e non a un ampio ventaglio di interventi.

·      Dimensionamento in linea di principio illimitato.

·      Aliquota 110% che disincentivava la formazione di prezzi corretti per gli interventi finanziati.


Dai CCF al SIRE

Proposta originaria di Moneta Fiscale: i Certificati di Compensazione Fiscale. Moneta Fiscale della forma di titoli di Stato non debitori.

SIRE: Sistema Integrato di Riduzioni Erariali. Strumento finanziario utilizzabile mediante carte elettroniche, anche per pagamenti correnti / quotidiani; conti centralizzati gestiti dal Ministero dell’Economia.

Il deficit di bilancio è attuabile mediante accrediti diretti su conti SIRE, senza necessità di emettere titoli e di creare uno strumento di trading speculativo.

Questi conti sono movimentabili anche nell’ambito di transazioni tra privati, creando una vera e propria moneta di Stato, che può circolare fianco a fianco con l’euro senza (necessariamente) sostituirlo.

 

giovedì 13 marzo 2025

MES e patto di stabilità: se dico un no perché non due ?


Ultimamente vedo il dynamic duo leghista-sovranista, Borghi-Bagnai, menar vanto dell’aver bloccato la riforma del MES, e su questo hanno buone ragioni. Però utilizzano un’argomentazione su cui c’è qualcosa da obiettare.

In breve: la riforma MES sarebbe stata usata contro le nostre banche e contro il nostro debito pubblico, per tappare buchi altrove (presso il sistema creditizio tedesco, in particolare). Abbiamo fatto bene a stopparla a costo di lasciar passare la riforma del patto di stabilità, perché il patto resterà lettera morta, in particolare i francesi non lo rispetteranno, poi adesso ci sono i programmi di riarmo, eccetera.

Obiezioni, dicevo ? almeno tre.

La prima è che non si capisce perché detto un no, non se ne potevano dire due. Non è che si giocava un asso di briscola dopodiché non ne avevi altri. Tra l’altro la riforma MES doveva essere ratificata dal parlamento, e in parlamento la maggioranza a favore non c’era. La riforma del patto di stabilità invece era materia di governo e Giorgetti non aveva alcun bisogno di dire “siamo stati birichini con il MES però non vogliamo esagerare quindi diciamo sì al patto anche se non ne siamo convinti”.

Un governo realmente persuaso delle sue posizioni avrebbe dovuto affermare: no scusate, questo patto non funzionava prima e non funzionerebbe con queste modifiche, anzi forse sarebbe pure peggio. Lasciate perdere il MES (ammesso che realmente qualche europartner avesse posto la questione in termini di do ut des), lì si è espresso il nostro parlamento.

La seconda: certo, qualcuno, sicuramente la Francia, il nuovo patto non lo rispetterà. Il problema è che non rispettava neanche il vecchio, il che non impediva alla commissione europea di richiamarci, di bacchettarci, di minacciare procedure e sanzioni. I patti a livello UE si sono sempre applicati per alcuni (noi) e interpretati per altri.

Ma, si dice, sarebbe allora rimasto in vigore il vecchio patto. E quindi ? se fosse vero che le nuove condizioni macroeconomiche e geopolitiche fanno saltare tutti gli schemi, allora vecchio o nuovo non faceva differenza. Se come temo io, invece, noi ne resteremo condizionati, avrei di gran lungo preferito che ciò non avvenisse sulla base di una riforma che abbiamo appena approvato (mugugnando, ma i mugugni non fanno testo).

Terza obiezione. Mentre accettava, convinto o no come dicevo non rileva, il nuovo patto di stabilità, l’ineffabile Giorgetti finiva di insabbiare l’innovazione REALMENTE risolutiva: la Moneta Fiscale.

Se vogliamo metterla in termini calcistici, ci si è accontentati di guadagnare un calcio d’angolo. Quando invece si potevano segnare due gol… e finalmente vincere la partita.

 




domenica 19 gennaio 2025

Annullare il debito pubblico ? no

 

Il debito pubblico non va annullato. Il debito pubblico è un falso problema. Il debito potenzialmente problematico è quello in moneta straniera. Il debito in moneta nazionale è una semplice e utile forma di impiego del risparmio privato che si crea automaticamente quanto lo Stato introduce moneta nell’economia mediante il deficit pubblico.

L’Italia non deve annullare il debito pubblico in euro. Deve tornare a emettere la sua moneta nazionale – per esempio, moneta fiscale – e introdurre QUELLA nell’economia tramite i deficit pubblici.

Tenuto conto della crescita reale dell’economia e di un minimo di inflazione, l’incidenza del debito pubblico in moneta straniera – L’UNICO che può rappresentare un problema – comincerà gradualmente a calare. Smetterà in poco tempo dall’essere percepito come un rischio e come un vincolo, e in un periodo di tempo non lungo diventerà completamente irrilevante.

mercoledì 11 settembre 2024

Piano Draghi, dove sono (sarebbero) i soldi

 

Ancora sul mirabile piano Draghi, che buona parte della stampa italiana sta già incensando come la soluzione di tutti i guai della UE e anche del nostro paese.

Le probabilità che il piano decolli al momento appaiono nulle, semplicemente perché, ottimo, buono, scarso o pessimo che sia, dovrebbe essere finanziato (afferma Draghi) da debito comune, e i paesi frugali del nord – Germania in testa – non ne vogliono sapere mezza, come si dice a Bologna.

Va aggiunto che non si capisce perché queste “sfide epocali” a cui le UE va incontro dovrebbero essere affrontabili solo utilizzando debito comune. E neanche perché non potrebbero essere gestibili da singoli paesi, visto che le possibilità di azione sono comunque date dalla somma dei mezzi a disposizione di chi le azioni le vuole intraprendere. Non si moltiplicano, in altri termini, solo perché gli appiccichi l’etichetta UE.

Certo, alcune cose probabilmente si fanno meglio con uno sforzo congiunto e coordinato. Altre magari no. Ma se la volontà di attuare uno sforzo congiunto e coordinato esiste, si può benissimo procedere tramite un accordo tra Stati: magari alcuni e non tutti.

O meglio si potrebbe se non ci fossero i vincoli finanziari imposti dalla UE stessa, che sono stati rivisti ma assolutamente non superati dalla recente revisione del patto di stabilità, e sui quali non c’è volontà comune per ulteriori modifiche.

Il superamento del vincolo finanziario per attuare, in tutto, in parte, o in qualche misura, il piano Draghi o qualsiasi altra azione di dimensioni rilevanti, è possibile. Facilmente.

Basta consentire ai vari Stati di emettere la propria moneta. Per esempio sotto forma di Moneta Fiscale.

Se Draghi pensasse veramente che l’attuazione del suo piano è vitale, prenderebbe in serissima considerazione questa ipotesi.

Se non lo fa, mi pare evidente che l’attuazione del suo piano servirebbe ad altro. A spogliare di ulteriori leve d’intervento gli Stati, a trasferire ulteriori poteri all’euroburocrazia.

Stavo per concludere il post con quest’ultimo paragrafo. Ma poi, colpo di scena, scopro che nel documento presentato da Draghi (“The Future of European Competitiveness”) spunta, a pagina 38 della parte B, quanto segue (grazie a Fabio Conditi per la segnalazione)

Ohibò. Non me l’aspettavo. Ci sarebbe da chiedersi allora perché Draghi, da presidente del consiglio italiano, abbia insabbiato la libera circolazione dei crediti fiscali (quelli legati a Superbonus e crediti fiscali immobiliari in genere).

Continuo a pensare che non se ne farà nulla e che il rapporto Draghi resterà lettera morta.

Ma chissà, il mondo è strano.


domenica 25 agosto 2024

Fabio Panetta e le spese per l’istruzione

 

Fabio Panetta, l’attuale governatore della Banca d’Italia, sicuramente non è il peggiore degli euroausterici. Tra i governatori delle banche centrali eurozoniche è sicuramente schierato dalla parte delle colombe, non da quella dei falchi più retrivi e ottusi.

Però appartiene al mainstream economico, quindi aspettarsi più di tanto, dal punto di vista della logica e della razionalità delle sue argomentazioni, sarebbe ingenuo.

Alcuni giorni fa ha insistito, tanto per cambiare, sulla necessità di ridurre il debito pubblico, argomentando tra le altre cose che l’Italia spende più per pagare interessi che per l’istruzione pubblica.

Di fronte a un’affermazione del genere, chi potrebbe contestare il fatto che qualcosa non funziona ?

Però qual è la conseguenza, nella testa di Panetta ? che occorre ridurre il deficit, abbassare il debito, “quindi” pagare meno interessi, “quindi” avere più soldi per altre cose. Logico, no ?

No.

Ridurre il deficit, nella testa del mainstream economico, vuol dire aumentare le tasse o abbassare le spese. Entrambe azioni che rallentano l’economia.

E abbassare le spese, quali ? non quelle per l’istruzione c’è da supporre, visto che lo stesso Panetta rileva la loro insufficienza. Ma allora andiamo avanti a tagliare cosa ? le pensioni ? la sanità ? gli investimenti in infrastrutture ?

Tutte queste cose sono state largamente sperimentate, dall’austerità bruxellian-montiana in poi. Ovviamente il debito non è sceso. Ovviamente la spesa per interessi non è diminuita. Ovviamente soldi in più da investire nell’istruzione o in altre cose non si sono visti. E ovviamente si è distrutta la crescita dell’economia italiana.

Ma caro Panetta, se gli interessi sono troppo alti, la soluzione è molto semplice. Fare deficit emettendo moneta. Anche senza uscire dall’euro tornando alla lira, bensì emettendo Moneta Fiscale.

Chissà come, questo Panetta non lo dice. Le soluzioni sono sempre quelle già sperimentate. Con esiti fallimentari.

 

mercoledì 12 giugno 2024

Giorgia Meloni e la prossima commissione UE


Che cosa si può sperare come conseguenza dei risultati elettorali dello scorso weekend ?

La maggioranza numerica per una riedizione della coalizione Ursula sulla carta c’è ancora. Però è meno forte di cinque anni fa, quanto VDL fu eletta con solo nove voti di margine: perché all’interno degli schieramenti che la sostengono c’è ben poca compattezza, incluso nel PPE.

Giorgia Meloni, che tra i capi di governo dei maggiori paesi UE ha ottenuto il risultato di gran lunga migliore, ha quindi una carta importante da giocare. Non creando una maggioranza ID + ECR, che non ha i numeri, ma sostenendo un candidato PPE. Che mi auguro non sarà VDL, anche se VDL è un puro (e scadente) esecutore di ordini esterni, quindi non credo che la sua mancata rielezione sia in sé chissà quale svolta epocale.

La cosa importante è – sarebbe – che Giorgia Meloni abbia le idee sufficientemente chiare, e che sia dotata di sufficiente  abilità politica, da ottenere, in cambio del sostegno al PPE, una grossa, GROSSA contropartita.

Tipo il commissario agli affari economici, ma con portafoglio pieno, non dimezzato come quello attribuito a Gentiloni. Senza la subordinazione al Dombrovskis di turno. E che non sia Gentiloni, ovviamente. Ma neanche Giorgetti.

E che questo commissario faccia passare una revisione, o un’interpretazione, del patto di stabilità che finalmente abbia senso e possa funzionare. 

Ovviamente l’ideale sarebbe il libero utilizzo della Moneta Fiscale.