Gli estimatori di Giancarlo Giorgetti non si lamentano, gli elettori di Claudio Borghi sì. Il motivo è chiaro.
Blog dedicato al progetto Moneta Fiscale / Certificati di Compensazione Fiscale - MF / CCF), soluzione per la crisi dell'Eurozona. Progetto reperibile in questo post. Cronistoria degli eventi rilevanti qui. I CCF sono anche noti come Certificati di Credito Fiscale.
venerdì 6 febbraio 2026
venerdì 10 ottobre 2025
Chi danneggiano gli zerovirgolisti
Claudio Borghi della Lega lamenta che ad ogni consultazione elettorale compaiono sulla scena piccoli partitini che si presentano come sovranisti eurocritici, sottraendo consensi al suo partito. A suo giudizio sono elementi di disturbo, in qualche modo sostenuti / supportati dal PD, che sarebbe il beneficiario della loro presenza. Meno voti alla Lega e al centrodestra, più percentuale e più seggi al PD.
Questo varrebbe, in particolare, per Democrazia Sovrana Popolare di Marco Rizzo, che dei partitini è probabilmente il più visibile (Rizzo sul piano comunicativo ci sa fare, ed è presente sui media più di quanto pesi elettoralmente).
L’interpretazione di Borghi mi lascia dubbioso, per due motivi (connessi).
Uno, dei consensi che ottiene Rizzo qualcuno sarà senz’altro sottratto alla Lega. Ma altri elettori DSP in sua assenza non voterebbero, o voterebbero scheda bianca, o magari M5S. Che l’elettore DSP sia un elettore leghista “fuorviato” sarà vero in qualche caso, ma nella maggioranza non credo proprio.
Due, il sovranista eurocritico è molto dissuaso dal votare Lega, più che dall’esistenza di Rizzo, da quella di Giorgetti. Che è indistinguibile da un ministro PD se non per il fatto di essere più euroausterico di un ministro PD. Anzi lo definirei MOLTO più euroausterico, visto come ha affossato la Moneta Fiscale (tra l’altro con gli applausi del teammate di Borghi, l'ineffabile Alberto Bagnai).
I problemi della Lega nel farsi apprezzare dai
sovranisti euroscettici ci sono, ma Rizzo ? non lo è, o quantomeno non è certo
il principale.
domenica 6 luglio 2025
Euro e surplus commerciale
Utilizzare l’euro comporta due macroproblemi, di cui uno è forse il più evidente ed è stato il primo, storicamente, a essere identificato. Ma non è il principale, ed è bene avere le idee chiare in merito.
Anche un efficace divulgatore come Claudio Borghi ogni
tanto cade nell’equivoco.
“Oggi rivaluteremmo” se uscissimo dall’unione monetaria ? rivaluteremmo perché l’Italia ha un surplus commerciale di 60 miliardi all’anno ?
No, non rivaluteremmo. Il surplus commerciale è una determinante dell’evoluzione del cambio, ma solo una di parecchie.
L’Italia, pur non essendo uscita dall’euro, ha trasformato, tra il 2011 e il 2013, un deficit commerciale in un surplus. Ma questo non significa che sia diventata più competitiva, né che la rottura dell’euro implicherebbe una rivalutazione della Nuova Lira.
Il surplus commerciale è stato conseguito a seguito delle feroci politiche di compressione della domanda interna, e quindi delle importazioni, attuate in quegli anni.
Se l’euro si rompesse, l’Italia non rivaluterebbe la sua moneta. Molto più plausibile è una svalutazione, anche se probabilmente non di grande entità.
Fermo restando che il problema principale dell’euro non è la mancanza di flessibilità del cambio. Che è un problema, grave, molto grave.
Ma non così grave come lo è il non disporre delle leve
di azione per condurre una politica economica, e principalmente una politica
fiscale, conforme al mandato degli elettori.
giovedì 13 marzo 2025
MES e patto di stabilità: se dico un no perché non due ?
Ultimamente vedo il dynamic duo leghista-sovranista, Borghi-Bagnai, menar vanto dell’aver bloccato la riforma del MES, e su questo hanno buone ragioni. Però utilizzano un’argomentazione su cui c’è qualcosa da obiettare.
In breve: la riforma MES sarebbe stata usata contro le nostre banche e contro il nostro debito pubblico, per tappare buchi altrove (presso il sistema creditizio tedesco, in particolare). Abbiamo fatto bene a stopparla a costo di lasciar passare la riforma del patto di stabilità, perché il patto resterà lettera morta, in particolare i francesi non lo rispetteranno, poi adesso ci sono i programmi di riarmo, eccetera.
Obiezioni, dicevo ? almeno tre.
La prima è che non si capisce perché detto un no, non se ne potevano dire due. Non è che si giocava un asso di briscola dopodiché non ne avevi altri. Tra l’altro la riforma MES doveva essere ratificata dal parlamento, e in parlamento la maggioranza a favore non c’era. La riforma del patto di stabilità invece era materia di governo e Giorgetti non aveva alcun bisogno di dire “siamo stati birichini con il MES però non vogliamo esagerare quindi diciamo sì al patto anche se non ne siamo convinti”.
Un governo realmente persuaso delle sue posizioni avrebbe dovuto affermare: no scusate, questo patto non funzionava prima e non funzionerebbe con queste modifiche, anzi forse sarebbe pure peggio. Lasciate perdere il MES (ammesso che realmente qualche europartner avesse posto la questione in termini di do ut des), lì si è espresso il nostro parlamento.
La seconda: certo, qualcuno, sicuramente la Francia, il nuovo patto non lo rispetterà. Il problema è che non rispettava neanche il vecchio, il che non impediva alla commissione europea di richiamarci, di bacchettarci, di minacciare procedure e sanzioni. I patti a livello UE si sono sempre applicati per alcuni (noi) e interpretati per altri.
Ma, si dice, sarebbe allora rimasto in vigore il vecchio patto. E quindi ? se fosse vero che le nuove condizioni macroeconomiche e geopolitiche fanno saltare tutti gli schemi, allora vecchio o nuovo non faceva differenza. Se come temo io, invece, noi ne resteremo condizionati, avrei di gran lungo preferito che ciò non avvenisse sulla base di una riforma che abbiamo appena approvato (mugugnando, ma i mugugni non fanno testo).
Terza obiezione. Mentre accettava, convinto o no come dicevo non rileva, il nuovo patto di stabilità, l’ineffabile Giorgetti finiva di insabbiare l’innovazione REALMENTE risolutiva: la Moneta Fiscale.
Se vogliamo metterla in termini calcistici, ci si è
accontentati di guadagnare un calcio d’angolo. Quando invece si potevano segnare
due gol… e finalmente vincere la partita.
giovedì 21 novembre 2024
Zerovirgolismi
Alcuni esponenti della Lega, tra cui Alberto Bagnai, Alex Bazzaro, Claudio Borghi, hanno il dente particolarmente avvelenato con i partitini che si presentano con un programma eurocritico / euroscettico e conseguono piccole percentuali di suffragi. Zero virgola, uno virgola, cose così.
Ma perché – dicono – queste liste, che hanno un programma sovrapponibile al nostro per magari l’ottanta per cento, non scompaiono ? non hanno possibilità di vincere, sottraggono voti a noi, tirano la volata agli euristi, fanno eleggere candidati del PD.
Perché non prendono esempio da Kennedy jr, che si è ritirato dalla competizione elettorale USA e ha fatto confluire i suoi consensi su Trump ?
Ultimamente ce l’hanno soprattutto con Marco Rizzo di Democrazia Sovrana e Popolare, che un paio di giorni fa ho sentito Borghi invitare a confluire nella Lega.
Capisco la posizione. Però mi pongo un paio di domande.
La prima. Kennedy si è ritirato, certo, ma ha ottenuto in cambio qualcosa di molto significativo. Il ministero della sanità. Al Rizzo della situazione che cosa la Lega è disposta a (e in grado di) offrire ?
La seconda. Se il Rizzo di turno non accetta, Borghi ne deduce (dedurrebbe) che la sua finalità non è sostenere il fronte eurocritico, ma danneggiarlo a favore di PD e associati. Ma come si risponde al Rizzo che obietta “si vabbè euroscettici e poi vi tenete in casa Giorgetti” ?
E qui la replica di Borghi, “ma Giorgetti l’ha scelto Giorgia Meloni come ministro dell’economia, non io” è deboluccia. Molto deboluccia.
Giorgetti è targato Lega. Mi spiace, ma l’euroscetticismo di un partito che lo tiene nelle proprie fila, e come esponente di primarissimo rilievo, per questo solo fatto perde MOLTA credibilità.
Per il fronte leghista eurocritico, è un problema.
Grosso.
venerdì 26 aprile 2024
Stima e simpatia per Claudio Borghi, ma
Di Claudio Borghi ho stima, e sulla base delle poche volte che ho avuto occasione di incontrarlo e di parlargli mi è anche simpatico.
Però quando perora la causa di “votare Lega per cambiare la UE da dentro” ho tre perplessità, alquanto robuste.
La meno importante delle tre, è che anni fa Borghi sosteneva come e qualmente “cambiare la UE da dentro” fosse una mission impossible. E’ la meno importante perché cambiare idea è lecito, e a volte anche saggio.
Le due più importanti sono che all’interno della Lega troviamo:
Giancarlo Giorgetti, che da ministro dell’economia ha fatto di tutto per affossare la Moneta Fiscale
nonché
Alberto Bagnai, che gli ha tenuto bordone con sproloqui pseudoragionieristici da matita blu (vedi qui e qui).
Il punto è che la Moneta Fiscale è la via plausibile e percorribile per risolvere le spaventose disfunzioni dell’Eurozona. L’unica realistica: tecnicamente e soprattutto politicamente.
E sparare contro la Moneta Fiscale non mi dice bene in merito alle capacità della Lega di cambiare la UE.
Da dentro o da fuori o da sopra o da sotto o da destra o da sinistra.
Felice, nel caso, di sbagliarmi.
giovedì 22 giugno 2023
I collaboratori di Giorgetti
Vediamo come andrà finire il tormentone della ratifica (o meglio, spero, della non ratifica) del “MES riformato”. Di sicuro il parere tecnico firmato dal capo di gabinetto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Stefano Varone, ha generato parecchia confusione.
Perché avrà anche ragione Giuseppe Liturri che, nell’analizzare il parere del MEF, rileva che in realtà è molto meno favorevole rispetto a come è stato presentato e interpretato, soprattutto dai giornaloni euristi.
Avrà ragione, anzi ce l’ha senz’altro, ma di questa immagine di dubbi e spaccature all’interno della maggioranza di governo si sarebbe fatto volentieri a meno.
Su un tema meno importante, peraltro, ricordo che un certo rumore l’aveva fatto anche l’ultimo Documento di Economia e Finanza, in quanto a un certo punto presentava un grafico a supporto della tesi che i flussi migratori sono benefici per il PIL e per la sostenibilità del debito pubblico. Non esattamente la tesi tradizionalmente sostenuta da Fratelli d’Italia e Lega.
Claudio Borghi aveva fatto sapere che quel grafico in realtà era presente anche nelle edizioni precedenti del DEF. Certo, Giorgetti non l’aveva fatto togliere, ma semplicemente, con ogni probabilità (secondo Borghi) “gli era sfuggito”.
A questo punto però è lecito chiedersi: a Giorgetti “sfugge” anche quello che fa il suo capo di gabinetto Varone ? Il responsabile di un’organizzazione, tanto più se importante quanto un ministero (anzi, il ministero più rilevante dell’intero governo) dovrebbe preoccuparsi dell’affidabilità dei suoi collaboratori “apicali”.
Magari l’estensore dei grafici inseriti del DEF apicale non è. Ma il capo di gabinetto invece sì, senz’altro.
Stiamo a vedere.
Certo, quanto è accaduto non è l’ideale per smentire la diffusissima tesi che
Giorgetti sia a tutti gli effetti la quinta colonna “eurista-draghiana” all’interno
del governo (e della Lega).
lunedì 5 giugno 2023
Il Superbonus è una Moneta Fiscale che si è fatta
Mi riferiscono che Claudio Borghi, senatore della Lega, avrebbe affermato che “il Superbonus 110 è un Minibot fatto male”.
Non so se l’abbia effettivamente detto, e se in questi termini, perché appunto commento qualcosa di riferito, non di letto o ascoltato in presa diretta.
Ma mi sembra opportuno precisare che sia il Superbonus che il Minibot (quest’ultimo, proposto da Borghi) sono in realtà, entrambi, applicazioni del concetto di Moneta Fiscale.
E come tutto nella vita, entrambi possono essere concepiti e applicati meglio. Vedi qui perché il Minibot non è la miglior forma di Moneta Fiscale, e qui perché non lo è il Superbonus.
Però una differenza sostanziale tra i due in effetti c’è.
Il Superbonus si è fatto, il Minibot no.
Il Superbonus è una forma di Moneta Fiscale – non la migliore possibile – che si è fatta.
Il Minibot è una forma di Moneta Fiscale – non la migliore possibile, e a mio modesto avviso meno valida del Superbonus – che sarebbe stato, comunque, interessante porre in atto. Ma che non si è fatta.
Questa differenza Claudio Borghi, persona competente e gradevole di cui apprezzo molto l’attività divulgativa (vedi qui un thread sulla riforma MES, che condivido al 100% - il thread, non la riforma ovviamente) -
questa “piccola
differenza” tra Superbonus e Minibot farebbe bene a ricordarla.
mercoledì 12 aprile 2023
La Lega, patria dei sovranisti anti-euro…
Bella idea aver votato Lega perché lì stanno gli eurocritici – Borghi, Bagnai, Zanni eccetera – vero ?
Fresca fresca la notizia che Giancarlo Giorgetti ha nominato consigliere del ministero dell’economia Donato Masciandaro, del dipartimento d’economia dell’Università Bocconi.
Essere un bocconiano non vuol dire necessariamente essere un euroentusiasta. Qualche eccezione c’è, e una per esempio la vedo tutte le mattine, quando mi guardo allo specchio per farmi la barba.
Però tra queste eccezioni non rientra Donato Masciandaro, che si premura infatti di farci sapere che
Interessante, vero ? Masciandaro è contento di lavorare con Giorgetti perché “condivide in toto la bussola del ministro riguardo la politica fiscale: i conti pubblici devono essere in ordine, in armonia con il quadro europeo, che è in divenire”.
Sarà anche vero che nella Lega ci sono euroscettici più che altrove. Il problema è che poi diventa ministro Giorgetti, che suscita l’entusiasmo di un bocconiano doc perché la sua bussola sono i conti in ordine, in armonia con il quadro europeo, che non si sa qual è perché è in divenire, ma comunque è la stella polare da seguire sempre e in ogni caso.
Anche nel caso in cui il “divenire” ci portasse a criteri rigidi e austeriani quanto e più di quelli che sono stati applicati nel 2011-2 dall’altro insigne bocconiano Mario Monti, con i catastrofici risultati che conosciamo.
“Divenire” che, viste le notizie che trapelano da Bruxelles, è una possibilità più che concreta.
Magari mi sfugge
qualcosa. Ma se qualcuno dice “voti Borghi e Bagnai e ti ritrovi Giorgetti”, il
leghista euroscettico che cosa risponde ?
martedì 28 febbraio 2023
La circolazione della Moneta Fiscale
Mi riaggancio a un’affermazione formulata nel mio ultimo post: “più il credito [fiscale] circola, e più è probabile che parte rilevante dei crediti emessi non vengano utilizzati per compensare tributi”. Il motivo è che il credito fiscale trasferibile è una Moneta Fiscale ad ampia accettazione, e chi la detiene quindi tende, in misura significativa, a scambiarla, senza necessariamente usarla per ridurre pagamenti di tributi.
Del resto, ai tempi del gold standard la moneta era convertibile in oro a un tasso prestabilito: ma in pratica chi si presentava effettivamente alla Banca Centrale per chiedere lingotti al posto delle banconote ? nessuno, a meno che non venisse emessa così tanta moneta da ingenerare il dubbio che la Banca Centrale NON sarebbe stata in grado di onorare le eventuali richieste di conversione.
In definitiva è sempre una questione di equilibrio. I pagamenti dovuti ogni anno alla Pubblica Amministrazione, a titolo di tasse, imposte, contributi eccetera, sono dell’ordine di circa 900 miliardi. Finché la circolazione di crediti fiscali rimane nettamente al di sotto di tale importo, il dubbio che si crei un “sovraffollamento”, cioè che le richieste di utilizzo superino il prelievo fiscale lordo, non ha ragione di esistere.
Tra l’altro la proposta Minibot di Claudio Borghi era impostata sull’idea di emetterli in forma cartacea, il che secondo il proponente avrebbe avuto il risultato di stimolare la circolazione e ridurre l’utilizzo (per compensazioni fiscali). Questa affermazione però mi lascia perplesso. Se l’utilizzo è semplice e certo, il valore del titolo è garantito. Il motivo per cui il Minibot cartaceo non sarebbe in pratica massicciamente utilizzato in compensazione è che raccogliere pezzi di carta e presentarli al fisco è scomodo. Ma se è scomodo al punto da far preferire la circolazione alla compensazione, significa che la compensazione è così macchinosa da svilire il valore del titolo.
Mi convince molto di più l’idea di favorire la circolazione, e quindi di differire la compensazione, creando degli appositi conti fiscali, gestiti dal MEF, presso cui la Moneta Fiscale verrebbe depositata, offrendo un tasso d’interesse superiore ai normali conti correnti bancari. Che attualmente (in effetti da parecchi anni) rendono zero. Quindi basterebbe un rendimento dell’1% o del 2%.
La circolazione avverrebbe addebitando il conto fiscale del pagatore e accreditando quello del percettore, esattamente come si verifica per i conti bancari. Il differimento dell’utilizzo in compensazione non avverrebbe perché la compensazione “è scomoda”, ma perché è conveniente che la Moneta Fiscale rimanga sui conti fiscali (anche passando da un conto all’altro) e renda interessi.
Ancora una volta,
comunque, si conferma l’infondatezza della pretesa di Eurostat. Che vuole considerare
“pagabili” i crediti fiscali NON soggetti a rimborso cash ma che possono
circolare, in quanto “la circolazione rende certo che verranno utilizzati per
compensare pagamenti all’erario, perché prima o poi finiranno in mano a
qualcuno che li userà a quello scopo”. Al contrario: la libera circolazione DIMINUISCE, non
aumenta, le probabilità di utilizzo in compensazione.