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lunedì 25 luglio 2022

Perché Draghi è caduto

 

Ho sbagliato la mia previsione. Il governo è caduto e, tra le altre cose, in questi giorni si è letto e sentito di tutto in merito a chi ne sia il responsabile. Conte ? Salvini ? Berlusconi ?

A me risulta chiaro che la caduta di Draghi è la diretta conseguenza di come Draghi stesso ha condotto la sua attività di governo.

Si è constatata, in questi diciassette mesi, una chiara ed evidente (per quanto condotta con molta scaltrezza e abilità) tendenza a far bere agli alleati “meno simpatici” una serie di cose che erano chiaramente antitetiche rispetto ai loro programmi originari e alla sensibilità del loro elettorato.

Il M5S ha quindi dovuto trangugiare, tra le altre cose, le armi inviate all’Ucraina, lo smontaggio del reddito di cittadinanza, l’insabbiamento del superbonus (con bugie spudorate di contorno per cercare di giustificarlo – l’insabbiamento, non il superbonus).

Alla Lega, la ripresa massiccia dell’immigrazione clandestina, le restrizioni Covid, la riforma del catasto.

In pratica la posizione di Draghi era: metto in atto tutte le cose che a voi non piacciono (e che, guarda caso, piacciono invece al PD), voi muti e zitti e applaudite pure.

Se Draghi avesse voluto, in buona fede, cercare una mediazione politica, come è (dovrebbe) essere la norma per chi conduce un governo di coalizione, aveva ampi spazi per riuscirci. Ma non ci ha affatto provato, evidentemente non era il suo scopo.

Lo scopo era creare costanti difficoltà agli “alleati antipatici”, eroderne il consenso elettorale (operazione in larga misura riuscita, poi vedremo se almeno in parte l’effetto potrà essere recuperato nei due mesi da qui alle elezioni).

E attuare la SUA (e del PD, e dei suoi referenti internazionali) agenda.

 

sabato 22 febbraio 2020

La Lega e le ambiguità sull’euro


Negli ultimi giorni – ma in realtà è un tema ricorrente – si è parlato parecchio delle dichiarazioni di Salvini e di Giorgetti sull’euro: dichiarazioni apparentemente contraddittorie, con Giorgetti che esclude tassativamente che si stia studiando l’uscita (oggi…) e Salvini che come d’abitudine si esprime in toni molto più pugnaci.

Per chiarire la situazione, è bene prendere a riferimento i documenti ufficiali, ad esempio la mozione al congresso 2017 della Lega – relatore proprio Giorgetti.

In quella relazione “si sottolinea la necessità di tornare quantomeno allo status pre-Maastricht” (che significa pre-euro) e “in assenza di condizioni o di volontà politica affinché questi passaggi siano decisi in maniera concordata tra gli Stati membri, allora come misura estrema non resterà che l’alternativa di un negoziato bilaterale tra Italia e UE ricorrendo alla clausola di rescissione”.

In tutto questo di ambiguo non c’è proprio niente.

Il problema è un altro. E’ che le dichiarazioni – quelle ufficiali, non le fonti giornalistiche più o meno imprecise e travisate – delineano un percorso tanto chiaro quanto irrealistico.

La possibilità di “concordare i passaggi” è infatti completamente assente perché alla UE non passa neanche per l’anticamera del cervello di aprire un tavolo su questo argomento (né in merito a una revisione dei trattati che vada in direzione di maggiore flessibilità: al contrario).

Per questo motivo, il percorso delineato dalla Lega in sede di congresso porta direttamente all’attivazione della clausola di rescissione: l’articolo 50.

E’ la strada che ha percorso con successo il Regno Unito, certo. Ma ci sono voluti anni per arrivare alla decisione di tenere un referendum, altri anni (da giugno 2016 fino a gennaio 2020) per dare attuazione alla Brexit. E tutto questo in un paese che non aveva l’euro e non era quindi sottoposto alle turbolenze e ai condizionamenti dei mercati finanziari.

In pratica, la posizione della Lega sulla carta è di ricerca di un accordo; nella realtà, è, in effetti, di rottura. Imposta dall’inflessibilità della UE, certo: ma questa è la situazione.

Il problema quindi non è l’ambiguità. Sono altri due: in primo luogo, per la rottura dell’euro non c’è un consenso sufficientemente forte nel paese.

In secondo luogo, le difficoltà tecniche e operative sono elevatissime.

Se la Lega vuole assumere una posizione chiara e percorribile, la strada è un’altra: è il progetto CCF.

La proposta di legge, sottoscritta da 90 parlamentari M5S, è arrivata alla Commissione Finanze del Senato. Claudio Borghi dice che la Lega la voterà, e questo mi fa moltissimo piacere.

Nello stesso tempo, è però scettico sul fatto che venga approvata, e continua a ritenere i Minibot un progetto migliore.

E’ qui che si riscontra un’ambiguità vera. Non prendetela come una questione di personalismi. L’amico Claudio è stato il primo proponente dei Minibot, mentre io sono il primo proponente dei CCF.

Ma non è per “attaccamento alla creatura” che ripeto ancora una volta quanto ho già spesso affermato in passato: l’impatto espansivo dei Minibot è molto modesto rispetto a quello dei CCF. I Minibot sono del tutto insufficienti a risolvere le disfunzioni dell’euro.

E Claudio Borghi in realtà lo sa. Ma allora perché propone un intervento inadeguato ? E’ chiaro che la reazione dei mercati sarà di supporre che i Minibot siano il passaggio verso “un’altra cosa”, non meglio chiarita. Qui sta l’opacità della posizione leghista.

Per chiarire ulteriormente, e anche per rispondere ai molti che mi chiedono se CCF e Minibot non possono essere introdotti insieme: certo che sì, non c’è nessuna incompatibilità, ma il punto è un altro.

Se proponi i Minibot da soli, hai risolto ben poco. La loro eventuale introduzione “in solitario” ha senso solo in funzione di quanto afferma la relazione del Congresso Lega 2017: “tornare quantomeno allo status pre-Maastricht e in assenza di condizioni o di volontà politica affinché questi passaggi siano decisi in maniera concordata tra gli Stati membri, allora come misura estrema non resterà che l’alternativa di un negoziato bilaterale tra Italia e UE ricorrendo alla clausola di rescissione”

Siccome non c’è NESSUNA volontà di decidere passaggi “in maniera concordata”, e questo è chiarissimo a tutti, è anche chiaro che stai andando alla rottura, e che i Minibot sono una mossa preparatoria ad attuarla. Il che manderebbe immediatamente in fibrillazione i mercati finanziari.

La proposta CCF è invece la via giusta da percorrere, e i CCF sono lo strumento essenziale. Perché il progetto è adeguato a risolvere le disfunzioni dell’eurozona e può, inoltre, essere presentato alla piena luce del sole: si mette in atto il necessario impatto espansivo sulla domanda, impegnandosi nello stesso tempo, in modo ferreo e incontrovertibile, a ridurre gradualmente e costantemente il rapporto tra Maastricht Debt e PIL. Dove il Maastricht Debt è il debito da rimborsare, rifinanziare, collocare sul mercato.

Questa è la via per comunicare un percorso che sia non solo definito in termini chiari e non (percepiti come) ambigui, ma anche concreti e attuabili. Non rompere il sistema ma risolverne le disfunzioni: con una manovra non deflagrante, ma, nello stesso tempo, attuabile dall’Italia senza chiedere nulla a nessuno. E la mossa sono i CCF.


mercoledì 3 luglio 2019

I CCF e il latinorum di Don Abbondio


All’interno del M5S, grazie in primo luogo all’infaticabile e tenacissima azione di Pino Cabras, si sta discutendo, finalmente, in modo serio e approfondito sulla possibilità di dare avvio al progetto Moneta Fiscale / CCF.

Non tutti i dubbi sono stati ancora superati. C’è una serie di soggetti che si teme prendano una posizione negativa nei confronti del progetto: i mercati finanziari, la ragioneria generale dello Stato (RGS), la Banca d’Italia (BdI), l’ufficio parlamentare del bilancio (UPB), la commissione europea.

Bene. Esaminiamo le dinamiche che si potrebbero sviluppare in seguito all’annuncio che il progetto CCF sta per essere varato.

Decimale più decimale meno, l’Italia conseguirà, nel 2019, un deficit pubblico del 2% circa.

La commissione UE vorrebbe vedere una legge di bilancio 2020 che riduce questo deficit, per esempio all’1,5%. Se il governo la presentasse in questi termini, arriverebbe senz’altro anche il placet di RGS, BdI e UPB.

Problema: se l’Italia si limita a questo, il PIL reale continuerà a restare inchiodato a livelli di stagnazione. Probabilmente variazione zero, che forse diventerà +1% in caso di forte ripresa mondiale, ma potrebbe facilmente scivolare (al contrario) in territorio negativo se qualcosa, nell’economia internazionale, andasse storto (inasprimento delle tensioni commerciali tra USA e Cina, Brexit “disordinata”, o mille altre possibili cose che oggi non ci immaginiamo).

In ogni caso, la disoccupazione non diminuirebbe, la povertà rimarrebbe a livelli inaccettabili, i giovani più promettenti e qualificati continuerebbero a emigrare, l’economia italiana continuerebbe a perdere terreno nei confronti degli altri paesi europei.

Esaminiamo ora la seguente alternativa.

L’Italia approva una legge di bilancio con l’1,5% di deficit, ma nello stesso tempo, in aggiunta, introduce 30 miliardi di CCF, da emettere durante il 2020, e li destina a rafforzamento del reddito di cittadinanza, riduzione del cuneo fiscale, abbassamento della tassazione a favore delle fasce di reddito medie e basse, assunzioni e investimenti nel settore pubblico.

I CCF daranno diritto a sconti fiscali nel 2022 (due anni di dilazione tra assegnazione e utilizzo). Per il 2022, si predispongono fin da subito, per legge, interventi compensativi (per esempio su IVA e tassazione degli immobili di pregio) che valgono anch’essi 30 miliardi.

Se, come è lecito aspettarsi sulla base di ipotesi del tutto verosimili, l’assegnazione di CCF – che hanno valore fin da subito, perché incorporano un diritto certo – produrrà una sufficiente spinta su domanda, investimenti, consumi e occupazione, si avrà una crescita di gettito fiscale che consentirà, nel 2022, di abrogare gli interventi compensativi di cui sopra.

Nel caso invece ciò non avvenisse – o avvenisse solo in parte – gli interventi compensativi rimarranno in essere, in tutto o parzialmente.

In pratica, in nessuna ipotesi l’introduzione dei CCF darà luogo a una crescita di indebitamento rispetto ai livelli prevedibili in loro assenza.

Mentre con ogni probabilità si avrà un forte recupero di PIL, e una consistente riduzione del rapporto debito pubblico / PIL.

Questa argomentazione è semplicissima da spiegare, in modo del tutto convincente, ai mercati finanziari. Dove opera gente che può riuscire più o meno simpatica, ma che di sicuro guarda al nocciolo delle questioni e a quanto è di loro interesse (in sintesi: fare soldi).

E gli altri ? RGS, BdI, UPB, commissione UE ?

Beh, ricordiamoci una cosa: tutti questi organismi ci “illuminano”, spesso e sovente, con le loro opinioni e con i loro suggerimenti. Ma non ci danno un centesimo.

Alle loro opinioni, è corretto prestare attenzione. Ma non vedo come possano (queste opinioni) confutare le argomentazioni sviluppate qualche paragrafo fa.

Ho sentito dire che secondo qualcuno i CCF potrebbero essere considerati incremento di debito fin dall’emissione “perché circolano” (quando la discriminante tra debito e non debito, ai sensi Eurostat ed ESA, non è di essere associato a un titolo circolante, ma di dar luogo a impegni di pagamento: il che non è il caso per i CCF).

Ma oltre a essere incoerente con trattati e regolamenti, questa affermazione è irrilevante ai sensi della rischiosità del debito pubblico italiano, così come percepita dai mercati finanziari (e da qualsiasi persona minimamente dotata di senso comune). Il rischio è connesso a un impegno di pagamento privo di coperture. Nel progetto CCF così come sopra delineato, questo impegno di pagamento non esiste, e le coperture del potenziale mancato gettito (nell’improbabile caso che si rendano necessarie) sono già predisposte per il 2022.

Se qualcuno, chiamato a esprimere un’opinione, affermasse qualcosa di differente, avrei il netto sospetto di essere in presenza di un Don Abbondio che cerca di “giustificare” a Renzo di dover soprassedere al matrimonio con Lucia. Ricordate i “Promessi Sposi” ?

“Noi poveri curati siamo tra l’incudine e il martello; voi impaziente, vi compatisco povero giovane; e i superiori… basta, non si può dir tutto. E noi siamo quelli che ne andiam di mezzo”. “Ma mi spieghi una volta cos’è questa formalità che s’ha da fare, come dice; e sarà subito fatta”. “Sapete voi quanti sono gli impedimenti dirimenti ?” “Che vuol che io sappia d’impedimenti ?” “Error, conditio, votum, cognatio, crimen, cultus disparitas, vis, oordo, ligamen, honestas, si sis affinis…” cominciava Don Abbondio, contando sulla punta delle dita. “Si piglia gioco di me ?” l’interruppe il giovane, “che vuol che io faccia del suo latinorum ?”

Abbiamo a che fare con dei Don Abbondii ? può essere, non lo so, ma non rileva, come non rilevano gli eventuali Don Rodrighi.

Rileva che è nelle attribuzioni del parlamento italiano dare avvio al progetto Moneta Fiscale / CCF. E che sappiamo come strutturarlo in modo da non avere ostacoli da parte dei mercati finanziari (in quanto li tuteliamo come e meglio di oggi, relativamente a quanto è di loro interesse - la solvibilità e il rifinanziamento del debito esistente).

Gli indugi vanno rotti – ORA – e il progetto deve partire.


venerdì 4 maggio 2018

Ancora sul mancato accordo tra Centrodestra e M5S


Due mesi dopo le elezioni, la formazione del nuovo governo è un rebus ancora irrisolto. Non si può escludere nulla, ma le probabilità che si riaprano spazi per un accordo tra M5S e Centrodestra appaiono decisamente basse.

L’ipotesi è caduta sulla pregiudiziale M5S contro l’ingresso di Forza Italia nella coalizione, o per essere più esatti sul veto a Silvio Berlusconi.

Ho già spiegato qui perché lo ritengo un errore: in sintesi, SB come persona non è eleggibile, non può ricoprire alcuna carica di governo, e non è nemmeno un parlamentare. Forza Italia risponde a lui, certo: ma Forza Italia avrebbe un potere di condizionamento molto basso, perché i suoi voti non sono decisivi per la maggioranza.

Di fronte a queste considerazioni, più di un elettore M5S mi ha obiettato che SB ha comunque una grossa influenza su Matteo Salvini e sulla Lega, anzi un vero e proprio potere di ricatto. E qui ritornano a galla le illazioni sul fatto che il marchio della Lega sarebbe stato venduto anni fa a SB, su debiti da lui pagati per conto della Lega, e simili.

Le definisco illazioni perché di provato, a quanto mi risulta, non c’è nulla. Ma se anche qualcosa o molto di vero ci fosse, mi pare il caso di sottolineare che come motivazione per accettare (da parte del M5S) un accordo con la Lega (e Fratelli d’Italia ?) ma solo escludendo Forza Italia, non regge.

Perché ? semplice: se SB è in grado di condizionare, per non dire di ricattare, Salvini, lo può fare anche stando al di fuori della maggioranza di governo. Il M5S avrebbe quindi dovuto escludere tassativamente anche l’ipotesi di accordo con la sola Lega. Su cui invece si è ragionato a lungo.

La posizione M5S mi riesce, quindi, incomprensibile. Mentre da quella di Salvini si può magari dissentire, ma le motivazioni sono forti e chiare: (1) far partire un governo con una maggioranza solida (CDX + M5S) e non risicata (M5S + Lega) (2) mantenere fede a un accordo preso in campagna elettorale (3) evitare problemi alle molte amministrazioni locali dove il CDX governa unito (4) sedersi al tavolo del negoziato come leader di una coalizione che pesa il 37%, non di un partito che conta solo il 17%.

E’ un grossissimo peccato che questa strada, salvo sorprese, non possa essere riaperta. Le convergenze potenziali, in particolare sui temi economici, avrebbero potuto (potrebbero ?) rivelarsi molto, molto interessanti. Il M5S si è dotato di un qualificato gruppo di potenziali ministri economici (Fioramonti – Roventini – Tridico). Il dialogo con Borghi e Bagnai poteva (può ?) essere parecchio fruttuoso.

A partire, naturalmente, dalla rimozione dei vincoli dell’Eurosistema via strumenti fiscali “quasi-monetari” (integrando CCF e Minibot…).

Se per sconfiggere Hitler ci si è alleati con Stalin, ha veramente senso lasciar cadere una enorme opportunità di rilancio dell’economia italiana per non voler concedere a Berlusconi di salvare la faccia ?

Io non lo credo. Ma così è andata… o almeno a tutt’oggi (venerdì 4 maggio) così pare.


lunedì 16 aprile 2018

Perché il M5S sbaglia su Berlusconi


Le trattative per la formazione del nuovo governo sono in stallo. E uno dei motivi, anzi di gran lunga il principale, è il veto posto dal M5S a una maggioranza che includa Forza Italia, o per essere più esatti Silvio Berlusconi.

Ora, SB è ben lontano dall’essere il mio ideale di statista. E naturalmente coinvolgerlo nel governo non è una decisione né ovvia né semplice per un movimento che ha fatto della lotta alla corruzione un punto chiave della sua proposta politica.

Ci sono però alcune considerazioni su cui il M5S dovrebbe riflettere più in profondità di quanto (apparentemente) emerga dalle dichiarazioni dei suoi esponenti.

In primo luogo, il problema fondamentale del paese oggi è la profonda depressione in cui si trova l’economia. Che a sua volta può essere risolta solo staccandosi dai vincoli dell’Eurosistema. Per farlo occorrono idee e progetti chiari, nonché una maggioranza solida.

Maggioranza solida che senza Forza Italia non c’è. Un eventuale accordo M5S + Lega + Fratelli d’Italia, o alternativamente M5S + PD + Leu, quand’anche le possibili controparti lo prendessero in considerazione (cosa che oggi negano di voler fare) avrebbe margini risicati, soprattutto al Senato.

Senza contare che, per quanto riguarda la seconda ipotesi, accordarsi con il PD per staccarsi dall’euroausterità appare chimerico, visto che il PD fin qui non è stato altro che la longa manus della UE nel nostro paese.

Per quante colpe si possano imputare a Berlusconi, va poi sempre ricordato che per applicare la fase più feroce e catastrofica dell’austerità euroindotta è stato necessario (a novembre 2011) rimuoverlo dal governo.

D’altra parte, che cosa si teme se Forza Italia entra in maggioranza ? leggi ad personam ? distorsioni a tutela degli interessi economici di SB ? ma queste cose ha potuto farle quando il capo del governo era lui, con Forza Italia in posizione di netto predominio nella coalizione. Oggi sarebbe il terzo partito su quattro, quindi non in condizione di imporre nulla.

Se non d’imposizione, SB avrebbe comunque una capacità di ricatto ? no: se si ritirasse dalla maggioranza la indebolirebbe ma non sarebbe comunque in grado di farla cadere, soprattutto se un certo numero di parlamentari di Forza Italia non lo seguissero. Cosa molto probabile, a legislatura avviata e con un governo in carica.

Queste cose SB – sul quale si possono dire molte cose, ma non che sia uno sprovveduto – le ha ben chiare. Il suo obiettivo è salvare la faccia e vivere con un po’ di tranquillità i prossimi anni. Non molto altro: età, salute, calo di influenza politica fanno sì che il suo ruolo non possa che continuare a ridimensionarsi.

Chiarito tutto questo, torniamo al problema chiave. E’ fondamentale comporre una maggioranza solida per cambiare corso (in primo luogo) all’economia. E le idee su cui convergere, tra M5S e centrodestra, ci sono (vedi anche e soprattutto la Moneta Fiscale, in una delle sue possibili declinazioni).

Si può conseguire moltissimo con un programma condiviso, che evidentemente non rispecchierà al 100% i desideri di tutti, ma che senz’altro potrà riportare il paese nella direzione giusta.

Se invece il M5S si inchioda su posizioni “travaglistiche”, se antepone l’antipatia verso un avversario politico alle esigenze del paese, rischia di condannarsi all’irrilevanza e a lasciare irrisolti i problemi dell’economia. E sarebbe gravissimo.


martedì 3 aprile 2018

Il governo di scopo non ha scopo


A quanto leggo, vari commentatori danno a questo punto, come evoluzione politica più probabile a breve termine, la formazione di un “governo di scopo” sostenuto da una maggioranza centrodestra + M5S, e finalizzato a fare “poche cose” (tra cui una nuova legge elettorale) per poi “tornare rapidamente alle urne” (in autunno 2018 ? o forse in primavera 2019, in concomitanza con le elezioni europee ?).

Tutto è possibile, ma è uno scenario di cui non vedo la logica.

Rifare per l’ennesima volta la legge elettorale equivale ad avviare una nuova ricerca della “pietra filosofale” che dovrebbe garantire la governabilità rispettando peraltro i requisiti di costituzionalità. Requisiti che tra l’altro impediscono di introdurre un premio di maggioranza molto ampio - punto sul quale sono caduti sia il Porcellum che l’Italicum.

Ma date queste premesse, le garanzie di governabilità non esistono con nessuna legge elettorale, come si è già visto.

Gli scenari sensati non sono il “governo di scopo”, ma altri due.

Il primo è tornare al voto con grande rapidità, prima dell’estate, SENZA modificare la legge elettorale o al massimo introducendo un modesto (e costituzionalmente accettabile) premio di maggioranza – se c’è accordo per attuare questa variazione in tempi molto veloci.

Oppure, se si forma una maggioranza in grado di condividere un programma, avviare, sì, il governo: ma che lavori senza porsi limitazioni di tempo, quindi con un orizzonte di legislatura. Lasciamo perdere la legge elettorale e focalizziamoci invece sulle azioni necessarie per far ripartire l’economia – che significa, in un modo o nell'altro, uscire dai vincoli dell’Eurosistema.

L’accordo su un programma di questo tipo tra centrodestra e M5S è senz’altro possibile. Serviranno alcune reciproche concessioni, come è normale in qualsiasi accordo di coalizione. Ma il terreno comune sul quale impostare un programma sensato esiste.

Non ha invece alcuna logica perdere sei mesi o un anno per non fare (nella migliore delle ipotesi) nulla di costruttivo.

Quindi, in sintesi: se in alcune settimane l’accordo non si trova, torniamo a votare subito. Entro l’estate.

Se si trova, sotto a lavorare, senza perdere tempo. E senza porsi limiti di tempo, che non siano i cinque anni pieni della legislatura.


lunedì 29 gennaio 2018

Nel frattempo, il M5S...


I capisaldi del programma economico M5S contengono molti punti condivisibili. Presentano, tuttavia, un “piccolo” problema.

Il problema sta nella “riduzione di 40 punti in 10 anni del rapporto debito pubblico / PIL”. Che en passant non è una proposta ma un obiettivo.

E’ un obiettivo irraggiungibile ? no, anzi: ci si può arrivare anche più rapidamente, come messo in luce da questo documento.

Introducendo nell’economia italiana CCF fino a 200 miliardi (che corrispondono a emissioni annue per un massimo di 100, dato che si prevede che ogni CCF emesso circoli per due anni prima di diventare utilizzabile per ottenere sconti fiscali) il calo del rapporto debito pubblico / PIL è, guarda caso, proprio di 40 punti: e non in dieci anni ma in otto (vedi proiezioni a pagina 16-17).

Il punto chiave è l’effetto espansivo del maggior potere d’acquisto in circolazione (consentito dalle emissioni di CCF) rispetto a uno “scenario base”,

Lo scenario base è quello 2018-2020 elaborato recentemente dal Ministero dell’Economia, ed esteso per gli anni successivi supponendo che rimangano invariati il tasso di crescita del PIL (1,3% reale), l’inflazione (2%) e che si mantenga il pareggio di bilancio pubblico (che dovrebbe essere sostanzialmente conseguito nel 2020).

Lo scenario base (quello elaborato dal governo attualmente in carica) rischia di rivelarsi ottimistico sia riguardo alla crescita reale che all’inflazione. Mentre, al contrario, l’effetto espansivo dei CCF è stimato sulla base di ipotesi decisamente prudenziali (vedi a pagina 13 del documento).

E comunque, nello scenario “con CCF” il PIL è più alto (nel 2026) di oltre l’11% rispetto allo scenario “senza CCF”. Il che è assolutamente necessario per riportare a livelli tollerabili la disoccupazione e la sottoccupazione che affliggono l'economia italiana.

Per cui, nelle proposte M5S il problema sta nella mancata esplicitazione di un presupposto: dotarsi di uno strumento di espansione del potere d’acquisto in circolazione.

Non sto dicendo che M5S non lo sappia o non lo voglia fare. Anzi, di CCF e di Moneta Fiscale ne ha in effetti parlato (in passato) piuttosto diffusamente.

Personalmente, tuttavia, troverei molto interessante sapere che esiste, nell’ambito M5S, un candidato ministro dell’economia che ha chiaro l’argomento, sia riguardo alla sua rilevanza, che alle modalità di esecuzione.

Al momento non ho notizie positive in merito. Di Maio a onor del vero ha parlato di CCF a “Porta a Porta” lo scorso 23 gennaio. Ma si tratta di un’applicazione limitata agli investimenti immobiliari per ristrutturazioni immobiliari e riqualificazioni energetiche: un progetto di legge già presentato tempo addietro, valido in sé ma di dimensione marginale rispetto alle cifre necessarie per un’autentica ripartenza dell’economia italiana.

giovedì 22 settembre 2016

Riforma del sistema monetario su piattaforma Rousseau

Fabio Conditi, attivista M5S molto impegnato su temi di sistema monetario, Moneta Fiscale e riforma della governance economico-monetario europea, mi segnala un progetto di legge presentato sulla piattaforma Rousseau.

Qui trovate l'elenco delle proposte presentate, e (in sintesi) qui il progetto, dal titolo ""Individuazione delle soluzioni concrete di carattere monetario per uscire dalla crisi economica".

Contenuto succoso: si parla di Moneta Fiscale, di titoli fiscali per rifinanziare il debito pubblico e per stabilizzare il valore di quello già in circolazione, di banca pubblica, e di possibile uscita totale dell'Eurosistema mediante lo "Schema Mosler". Quindi i temi di cui parla da quasi quattro anni questo blog, e altri strettamente connessi.

Consiglio caldamente a tutti gli iscritti M5S di votarlo.

venerdì 23 ottobre 2015

M5S: ti fidi o non ti fidi ?



A quasi tre anni di distanza dal boom elettorale del 2013, M5S è ancora un oggetto misterioso per quanto attiene alla sua capacità di governare a livello nazionale. E questo è comprensibile e forse inevitabile, visto che al governo ancora non c’è arrivato.

In particolare sulle tematiche relative alle economia e, soprattutto, all’Eurosistema, gli viene spesso imputata una serie di ambiguità di fondo. Ha realmente compreso che il rapporto tra eurogovernance e crisi economica ? sa come procedere ? se vuole l’uscita, perché pensa di arrivarci tramite un referendum (che implica complicazioni e incertezze altissime) ?

D’altra parte è un movimento che non ha una leadership identificata in una persona. O meglio ci sono i due fondatori-ispiratori, Casaleggio e Grillo, che però non ricoprono cariche politiche, e non si candidano a essere né ministri né tantomeno capi di governo.

Per quanto mi riguarda, ritengo che l’elemento di giudizio chiave sarà la definizione della squadra di governo. Da qualche mese è stato reso noto che alle prossime elezioni politiche (quindi nel 2018, non credo prima) il M5S si presenterà avendo definito quali persone ricopriranno (in caso di successo, ovviamente) le posizioni chiave. Ci saranno quindi, presumibilmente, un candidato primo ministro, un candidato ministro dell’economia, ministro degli interni, ministro degli esteri, ministro della difesa, eccetera.

Ritengo quindi che il giudizio si debba fondare sulle caratteristiche, sulla credibilità, sulla competenza, e sulle affermazioni che, nell’imminenza delle elezioni, sentiremo formulare da queste persone. In particolare, in merito all’eurocrisi, da quello che dirà il candidato ministro dell’economia: ne avrà chiare le origini, le modalità di soluzione, le possibili varianti sul tema ?

Delle ambiguità e delle affermazioni discordanti per ora non mi preoccupo più di tanto. Non mi entusiasmano, ma d’altra parte ce ne sono anche nel PD, nella Lega, in Forza Italia, in effetti in qualsiasi schieramento politico. In parte sono anche frutto delle circostanze che mutano, delle tante teste che compongono un movimento di ampia dimensione, del fatto che quando si comunica essere travisati e non riuscire a essere totalmente coerenti è inevitabile (ammesso che un politico possa, voglia, o debba essere coerente…).

mercoledì 24 settembre 2014

Alcuni ottimi video


Consiglio a tutti la visione di questa presentazione, suddivisa in tre parti per un totale di poco meno di 45 minuti, a cura di Fabio Conditi di M5S.

Fabio è riuscito a condensare, con una sintesi serrata e di grande efficacia, i temi chiave dell’attuale dibattito riguardo al governo della moneta e dell’economia:

Perché la crisi nasce da una carenza totalmente artificiale di moneta e di domanda.

Come potrebbe essere risolta con interventi rapidissimi sia nell’attuazione che negli effetti, senza neanche la necessità di uscire in modo “deflagrante” dall’euro.

Perché l’aver demandato al sistema bancario privato la creazione della maggior parte della moneta in circolazione crea grossi rischi di destabilizzazione del sistema finanziario e dell’economia.

Perché il debito pubblico non è il problema che viene descritto essere.

 

Mi sento di muovere un unico appunto a Fabio. Andrebbe forse ulteriormente chiarito che lo Stato può, OGGI (in situazione di pesante depressione della domanda) spendere a deficit e finanziare il debito pubblico a costo zero, ma questo non è SEMPRE possibile (per i motivi che spiegavo qui: in normali condizioni di funzionamento dell’economia, il debito pubblico ha un costo).

Ma questo, allo stato attuale della situazione economica, possiamo anche considerarlo un dettaglio. Il punto è che oggi è possibile far ripartire circolazione di moneta, immissione di potere d’acquisto nell’economia, domanda, produzione e occupazione A COSTO ZERO.

 

I video fanno capire molto bene perché e come.

Ed è assurdo non farlo, chiaramente.

venerdì 13 giugno 2014

Vie di uscita politiche: le possibilità sono varie


Conversando su social network, il post elezioni europee mi dà la sensazione di aver lasciato uno strascico di umore pessimista tra quanti puntano al recupero della sovranità monetaria come strada per uscire dalla crisi economica.

Il risultato PD è andato, chiaramente, molto al di là delle attese ed è stato una delusione per gli euroscettici italiani. Se guardiamo alla situazione europea nel suo complesso il panorama è differente, ma…

In Francia Marine Le Pen ha sfondato, ma questo non implica né che succeda qualcosa prima del 2017, e nemmeno che il Front National vinca le elezioni presidenziali in un ballottaggio dove si compatteranno (contro di lei) i partiti tradizionali.

Nel Regno Unito, UKIP è risultato il primo partito e che gli inglesi escano dall’Unione Europea è a questo punto un evento con probabilità molto alte. Ma il Regno Unito non è nell’euro, quindi per gli assetti dell’eurosistema non è chiaro se questo possa o debba avere qualche tipo di conseguenza.

Interessante il risultato di AfD in Germania, ma rimane, comunque, uno schieramento minoritario.

Syriza è ora il primo partito in Grecia, ma è antiausterità, non antieuro.

Podemos e altri gruppi di sinistra spagnoli sono fortemente cresciuti, ma è remota (per adesso) la possibilità che sconfiggano popolari e/o socialisti e/o una (non improbabile) loro coalizione.

Tutto questo è vero, ma nel valutare la situazione politica, invito a non trascurare che, nella storia, molte istanze hanno avuto successo in quanto diffuse e sostenute da forze di opposizione, che non sono mai arrivate al potere ma ne hanno comunque imposto l’adozione ai partiti di governo, sotto la pressione dell’opinione pubblica.

In Francia per esempio non è molto difficile immaginare che la Le Pen non vincerà un’elezione politica, proprio in quanto UMP e/o PS adotteranno qualcosa di simile alla Riforma Morbida appunto perché non ci saranno altre vie per fermarla.

In Italia oggi è meno chiaro chi potrebbe svolgere un ruolo di “sblocco” analogo, ma le possibilità in effetti esistono e sono di vario tipo.

M5S che finalmente prende una posizione ben definita ?

Un centrodestra che si organizza lungo linee sovraniste ?

Renzi stesso che a un certo punto si sente abbastanza forte da prendere una strada di autonomia e di crescita economica (pur non rinnegando, a parole, i dogmi euristi, ma svuotandoli in pratica di contenuto ?)

Ognuna di queste cose presa a sé appare improbabile, certo.

Ma tra le tante improbabili, è possibilissimo invece che una (di queste o un’altra ancora) si verificherà.