A quasi tre anni
di distanza dal boom elettorale del 2013, M5S è ancora un oggetto misterioso
per quanto attiene alla sua capacità di governare a livello nazionale. E questo
è comprensibile e forse inevitabile, visto che al governo ancora non c’è
arrivato.
In particolare
sulle tematiche relative alle economia e, soprattutto, all’Eurosistema, gli
viene spesso imputata una serie di ambiguità di fondo. Ha realmente compreso
che il rapporto tra eurogovernance e crisi economica ? sa come procedere ? se
vuole l’uscita, perché pensa di arrivarci tramite un referendum (che implica
complicazioni e incertezze altissime) ?
D’altra parte è un
movimento che non ha una leadership identificata in una persona. O meglio ci
sono i due fondatori-ispiratori, Casaleggio e Grillo, che però non ricoprono
cariche politiche, e non si candidano a essere né ministri né tantomeno capi di
governo.
Per quanto mi
riguarda, ritengo che l’elemento di giudizio chiave sarà la definizione della squadra di governo. Da qualche mese è stato reso noto che
alle prossime elezioni politiche (quindi nel 2018, non credo prima) il M5S si
presenterà avendo definito quali persone ricopriranno (in caso di successo,
ovviamente) le posizioni chiave. Ci saranno quindi, presumibilmente, un
candidato primo ministro, un candidato ministro dell’economia, ministro degli
interni, ministro degli esteri, ministro della difesa, eccetera.
Ritengo quindi che
il giudizio si debba fondare sulle caratteristiche, sulla credibilità, sulla
competenza, e sulle affermazioni che, nell’imminenza delle elezioni, sentiremo
formulare da queste persone. In particolare, in merito all’eurocrisi, da quello
che dirà il candidato ministro dell’economia: ne avrà chiare le origini, le modalità di soluzione, le possibili varianti sul tema ?
Delle ambiguità e
delle affermazioni discordanti per ora non mi preoccupo più di tanto. Non mi
entusiasmano, ma d’altra parte ce ne sono anche nel PD, nella Lega, in Forza
Italia, in effetti in qualsiasi schieramento politico. In parte sono anche
frutto delle circostanze che mutano, delle tante teste che compongono un
movimento di ampia dimensione, del fatto che quando si comunica essere
travisati e non riuscire a essere totalmente coerenti è inevitabile (ammesso
che un politico possa, voglia, o debba essere coerente…).