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martedì 4 maggio 2021

"Dal Super-Ecobonus alla Moneta Fiscale": il video

Video del webinar organizzato dalla componente parlamentare "L'Alternativa c'è" lo scorso 30 aprile.

Il link è qui. Il webinar parte dopo circa due minuti e mezzo, il mio intervento è dal minuto 34'30" fino a 49'.

sabato 1 maggio 2021

Gli scettici azzittiti dall’Ecobonus

 

L’Ecobonus 110% attribuisce crediti d’imposta, utilizzabili in compensazione su un arco temporale di cinque anni, a chi effettua interventi di ristrutturazione immobiliare che soddisfino determinati requisiti di efficientamento energetico e di miglioramento degli impatti ambientali.

In questi giorni, forze politiche e governo stanno discutendo animatamente in merito alla sua estensione, al suo prolungamento temporale, e a come rendere le procedure per ottenere l’Ecobonus più snelle e affidabili.

La normativa può senz’altro essere migliorata. Però un risultato importantissimo già è stato ottenuto.

Quando, nell’ormai lontano 2012, ho formulato le prime proposte di Moneta Fiscale nel formato CCF, ho ricevuto parecchie contestazioni – condite a volte da forti dosi d’ironia se non di sarcasmo – del tipo “ma che sono questi CCF, buoni pasto ?” “ma che me ne faccio ?” “ma chi mai li prenderà ?” “se vai in banca a farteli scontare ben che vada ti daranno metà del valore facciale”. Eccetera.

Il dato di fatto è che l’Ecobonus sta suscitando un interesse enorme, e le aziende di credito accettano di comprare i relativi crediti d’imposta con sconti tipo 7-8% del valore facciale, su un periodo di differimento medio di due anni o poco più. Su base annua il tasso di attualizzazione è del 3-4%, altro che il 50%.

Lo strumento oggi è ben lontano dall’essere sfruttato per tutto il suo potenziale. Le procedure per ottenerlo sono complesse, non so dire se per eccesso di burocrazia o perché la verifica delle caratteristiche energetico-ambientali degli interventi è, di suo, complicata.

Sicuramente la normativa va migliorata e semplificata. Ma in aggiunta, e ancora più importante, va estesa a un ventaglio di interventi molto più ampio, soggetti a condizioni di erogazione molto più semplici e automatiche. Come previsto peraltro dal progetto-base CCF.

Va inoltre avviata la piattaforma di scambio dei crediti fiscali, che renderà lo strumento molto più liquido e ridurrà ulteriormente, e di parecchio, i tassi di attualizzazione.

Ma già nella forma attuale, l’Ecobonus ha demolito gli scetticismi e le ironie di quei commentatori. Il valore economico della Moneta Fiscale e la sua capacità di sviluppare una potente azione espansiva sull’economia, nonché di ridare leve d’intervento per portare l’Italia fuori dalla crisi, sono a questo punto totalmente dimostrati.

 

domenica 11 aprile 2021

Moneta Fiscale, ristori e rilancio dell’economia


Sull’utilità o meno dei lockdown per risolvere la crisi pandemica si può discutere. Ma è inconcepibile continuare ad attuarli senza compensare adeguatamente cittadini e aziende che subiscono pesantissimi danni economici senza averne minimamente colpa. 

Le agitazioni di piazza di questi ultimi giorni sono da condannare quando e se sfociano in violenze, ma esprimono un malessere totalmente comprensibile e sono indici di tensioni a cui è folle non dare risposte adeguate.

Le regole disfunzionali dell’eurosistema hanno impedito di intervenire con sostegni forti e tempestivi, come quelli introdotti in tante altre economie avanzate – Asia, Nord America, paesi europei extra UE ed extra eurozona.

Il principale strumento d’intervento predisposto dalla UE – il Next Generation Fund – è stato approvato un anno fa ma non ha ancora erogato un centesimo, vittima di complicazioni e pastoie nel suo processo di approvazione da parte di 27 parlamenti. E’ comunque del tutto insufficiente nella dimensione e pesantemente vincolato e condizionato. Se mai partirà, rischia di produrre più danni che benefici.

Il nostro gruppo di ricerca da anni propone una soluzione – la Moneta Fiscale – che oggi ancora più di prima è uno strumento con enormi potenzialità per affrontare gli effetti combinati della crisi sanitaria e della crisi economica.

In realtà già dal maggio 2020 un suo primo embrione è stato introdotto con il DL Rilancio, nella forma dell’ecobonus 110% per le riqualificazioni immobiliari.

L’interesse suscitato nel comparto è stato enorme. Un test quindi di grandissima validità.

Ma solo di un test per il momento si parla. Smuoverà forse un miliardo di interventi. Le cifre necessarie per sostenere e poi per rilanciare l’economia italiana sono di altri ordini di grandezza – decine, centinaia.

La Moneta Fiscale si crea con l’emissione di crediti fiscali, utilizzabili in compensazione per ridurre pagamenti altrimenti dovuti al settore pubblico, e liberamente negoziabili e scambiabili.

Questo strumento – di cui appunto l’ecobonus 110% costituisce un esempio - va esteso a un ventaglio amplissimo di fattispecie. Sostegni a chi ha subito danni dai lockdown ma anche integrazioni di redditi ai lavoratori sia dipendenti che autonomi, riduzione del cuneo fiscale a beneficio delle imprese, stimolo agli investimenti privati, rilancio degli investimenti pubblici.

I meccanismi di emissione devono essere semplificati al massimo e va predisposta una piattaforma di scambio per far circolare tra privati la Moneta Fiscale.

Sono sicuramente possibili emissioni fino a un massimo di 100-150 miliardi annui. Il valore della Moneta Fiscale è garantito, in una rapporto sostanzialmente alla pari con l’euro, purché gli ammontari annui rimangano una modesta frazione del prelievo lordo del settore pubblico (che tra tasse, imposte e contributi si aggira intorno agli 800).

In pratica la Moneta Fiscale fornisce allo Stato italiano una modalità ulteriore di finanziamento rispetto all’emissione di debito pubblico in euro.

La Moneta Fiscale rende in effetti possibile sostenere e rilanciare l’economia, nello stesso tempo riducendo costantemente il rapporto tra debito pubblico (da rimborsare in euro, quindi soggetto a rischio di default) e PIL.

Di fronte a questa proposta, ci siamo spesso sentiti argomentare che è un primo passo per lo scioglimento dell’euro, se non addirittura per porre fine all’Unione Europea.

La proposta non nasce con quelle finalità. Ha lo scopo di superare le pesantissime disfunzioni di un sistema di gestione economico-monetaria ormai criticato da tutti.

La proposta “europeista” alternativa è di completare l’eurosistema con l’unione di bilancio, con l’unione fiscale, con un sistema di trasferimenti tra Stati, eccetera.

Il problema è che non esiste minimamente il consenso politico per tutto questo, e non c’è nessuna possibilità che si crei né nell’immediato né per molti anni ancora.

L’Unione Europea non può impedire agli Stati di attrezzarsi autonomamente per gestire e superare problemi che, nella sua conformazione attuale, la UE medesima non è in grado di risolvere.

Il modo più sicuro per bloccare qualsiasi possibilità di integrazione politica in realtà è proprio quello di NON risolvere le crisi, perché si nega autonomia agli Stati ma nello stesso tempo non si riesce a dotare Bruxelles di strumenti d’intervento adeguati.

Per questa via, si perpetua una situazione di stallo che non porta a nulla se non ad esacerbare le pesantissime difficoltà che oggi affliggono milioni di persone.

La politica dirà se siamo sulla strada per creare gli Stati Uniti d’Europa – o meno. Di certo, lasciare irrisolta la situazione attuale crea solo negatività, che non aiutano né gli euroentusiasti né gli euroscettici.

martedì 26 maggio 2020

CCF: perché forse è la volta buona


Il Decreto “Rilancio” ha introdotto vari meccanismi di assegnazione di crediti d’imposta, cedibili ai fornitori o, in alternativa, negoziabili contro euro sul mercato finanziario. E di altre ancora si sta parlando.

Si va dall’Ecobonus 110% per le ristrutturazioni immobiliari, al Bonus Turismo, a indennizzi per affitti e canoni pagati da attività commerciali che hanno ridotto il fatturato nel periodo più acuto dell’emergenza Covid.

Non è ancora un vero e proprio “progetto CCF”. Le dimensioni sono limitate, e vanno messi a punto i meccanismi di cessione e circolazione dei crediti d’imposta.

Però sono “teste di ponte” molto significative. Vanno estese, potenziate, migliorate sul piano operativo. Ma ci sono, e costituiscono un importantissimo passo in avanti.

Idee collegate alla Moneta Fiscale e ai Certificati di Compensazione Fiscale stanno a loro volta facendosi strada, per il tramite di una pattuglia di parlamentari M5S, nell’ambito della maggioranza di governo.

In primo luogo, la possibilità di creare una piattaforma informatica di scambio dei crediti fiscali (il SIRE di Fabio Conditi).

Da segnalare anche l’idea dei conti fiscali di risparmio, proposta da Giovanni Zibordi riprendendo un’idea di John Cochrane. Conti presso il Ministero dell’Economia su cui i privati cittadini possono depositare euro, con una remunerazione per esempio dell’1% (competitiva, quindi, rispetto allo zero che offrono attualmente i normali conti bancari).

Con i conti fiscali di risparmio, il Tesoro può fare raccolta senza passare tramite il collocamento di titoli sul mercato, evitando in particolare di piazzare BTP su cui le istituzioni finanziarie fanno trading e alimentano la volatilità di prezzi e spread (con i connessi effetti di panico, spesso e volentieri enfatizzato e strumentalizzato dai media e da chi li controlla).

Come dice il nome, i conti fiscali di risparmio possono essere anche utilizzati per effettuare pagamenti di tasse o comunque per soddisfare qualsiasi obbligazione finanziaria nei confronti della pubblica amministrazione. Il che li rende maggiormente tutelati rispetto a un titolo che promette semplicemente di essere rimborsato in euro (senza ulteriori possibili utilizzi).

E’ un paradosso che questi strumenti siano in corso di valutazione, e almeno in alcuni casi anche di introduzione, da parte di un governo pro-UE. Ma non mi stupisce: ho sempre pensato – e la proposta CCF nasce appunto da questa riflessione – che la rottura dell’euro sia troppo complessa e controversa, sul piano tanto operativo quanto politico, per avere significative possibilità di essere realizzata.

In altri termini, dubito che esistano le condizioni per vincere un confronto “muro contro muro” con la UE e con l’eurosistema.

C’è invece la possibilità di adottare una posizione di “fermezza costruttiva”: abbiamo identificato che cosa non funziona, ma sappiamo anche come correggerlo, senza passare tramite una deflagrazione. E lo faremo.

E senza passare tramite strumenti – il MES, il Recovery Fund – da cui (si è capito benissimo) non arriverà nulla di concreto, se non spiccioli con vincoli e condizionamenti che produrranno più danni di quanto possano valere gli (eventuali) benefici finanziari.

La “fermezza costruttiva” verrà adottata – si spera - in misura adeguata proprio perché i paurosi effetti economici della crisi sanitaria non possono, altrimenti, essere superati.

La “fermezza costruttiva” è quella che è mancata alla Lega nel periodo del governo gialloverde.

La Lega, di conseguenza, si è mosso in modo ambiguo e confuso (o percepito all’esterno come tale: ma è quello che conta).

Claudio Borghi, per esempio, ha lasciato intendere (prima delle elezioni del marzo 2018) che i Minibot (una forma di moneta fiscale) fossero un passo verso la rottura dell’euro. Poi (maggio 2019) la proposta è venuto alla luce ma è stata presentata come un mezzo per rimborsare i crediti verso fornitori della Pubblica Amministrazione, tra l’altro con un limite di 25.000 euro a posizione.

Era evidente che posta così la proposta Minibot risolveva poco o nulla, il che lasciava supporre che fosse un passo verso qualcos’altro. Troppo facile, a quel punto, spararle contro: “la Lega prepara il break-up”.

Le valenze di un programma di emissioni fiat, come i CCF, sono di ben altra portata. Si crea potere d’acquisto supplementare e lo si distribuisce; non ci si limita ad anticipare (una tantum, tra l’altro) l’effetto finanziario del pagamento di crediti già esistenti.

E nello stesso tempo, il progetto CCF spiega dettagliatamente come le disfunzioni dell’euro ne risultino superate, senza passare tramite la deflagrazione del sistema.

Preferireste lasciarvi completamente l’euro alle spalle ? le preferenze sono una cosa, la costruzione del consenso politico è un’altra e deve tener conto degli interessi in gioco e delle oggettive difficoltà tecniche.

Se no si fa battage mediatico, che magari ha la sua funzione, magari aiuta a prendere voti in campagna elettorale, ma di per sé non risolve nessun problema.