Datemi del boomer se vi aggrada, anagraficamente del resto lo sono, ma vedo un serio problema connesso all’IA.
In sintesi: la velocità di produzione di testi, pareri, contratti, documenti di analisi aumenta esponenzialmente, ma la capacità del destinatario umano di leggerli e comprenderli è la stessa di prima.
E’ un problema che era già stato generato dal word processor. Scrivere un contratto è diventato molto più rapido – per pagina. Si è per questo ridotto il tempo di elaborazione e condivisione? no perché sono aumentate le pagine. Ed è quindi aumentato, non diminuito, il tempo necessario al lettore umano per leggere e capire.
Con l’IA è pure peggio. Si danno istruzioni è quella scrive. Il destinatario riceve e usa la SUA IA per distillare i contenuti, le variazioni, le contraddizioni eccetera.
Siccome l’IA è velocissima ma tutt’altro che perfettissima, il testo prodotto non necessariamente riflette in modo impeccabile gli intendimenti del mittente, e non necessariamente l’analisi dell’IA ricevente spiega al destinatario quello che dovrebbe effettivamente capire.
Di questo passo si arriva molto in fretta a un’interazione tra IA che negoziano tra di loro e concordano un testo che gli esseri umani coinvolti prendono per buono senza comprenderlo.
Magari funzionerà benissimo. Lasciatemi le mie
perplessità da boomer, però.
Giuseppe Donadi: Mah, all'aumentare del potenziale degli strumenti tech aumentano le quantità di adempimenti richiesti. La burocrazia in tutti i settori ne è un esempio concreto. Si finisce per utilizzare lo strumento per ingarbugliare la vita delle persone anziché semplificarla. Viene da pensare che sia un processo voluto col vero scopo di incrementare il controllo sulla società piuttosto che liberarci dagli obblighi che diversamente aumentano in maniera più che proporzionale.
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