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martedì 23 giugno 2026

Così funziona la UE

Ma in troppi ancora vedono solo il versamento dei 100, e parecchi di loro addirittura pensano che sia un regalo.



domenica 29 marzo 2026

I benefici finanziari UE

 

Meno male che c’è la UE. Senza saremmo persi, vero?

Funziona così (vedi PNRR ma anche tutto il resto).

Prima paghi un fantastiliardo.

Poi dicono che ti danno (un po’ meno di) un fantastiliardo.

Però devi passare al vaglio di un ginepraio di controlli burocratici.

E spenderlo come dicono loro.

I soldi a disposizione sono quindi meno di prima.

E quindi non cresci più di prima, anzi.

E ti fanno la morale, la ramanzina, ti dicono che sei inefficiente, corrotto, pigro, disonesto, e che hai sprecato un fantastiliardo.

venerdì 20 marzo 2026

Domanda da fare a Bruxelles (che non risponderà)

 

Ma perché la UE, dove il rapporto debito pubblico / PIL è nettamente inferiore agli USA e ancora più nettamente inferiore al Giappone,

perché la UE ritiene essere assolutamente fondamentale dotarsi di regole fiscali finalizzate a contenere il sopramenzionato rapporto, calmierando spesa e deficit,

regole che non esistono negli USA, non esistono in Giappone, non esistono neanche in Cina o in India, non esistono in nessun altro posto?

mercoledì 26 novembre 2025

Procedure di deficit eccessivo

 

Se proprio si volesse dare un senso logico alla prassi UE di gestire la governance economica tramite l’apertura di “procedure per deficit eccessivo”

(…come se “UE” e “senso logico” potessero essere messe nella stessa frase…)

se proprio si volesse, l’unico approccio sensato sarebbe richiedere agli Stati di adottare misure fiscali utili al contenimento dell’inflazione, se quest’ultima rischia di diventare troppo elevata.

Ma attenzione: queste misure non devono necessariamente basarsi sulla riduzione del deficit pubblico. Misure antinflazionistiche appropriate, soprattutto in presenza di tensioni sui prezzi provenienti dal lato degli input, dell’energia, delle materie prime, possono benissimo basarsi sulla riduzione delle imposte indirette, della tassazione dei consumi, delle accise.

Siccome avrebbe senso logico, lungi da me sperare che a Bruxelles qualcuno spinga in questa direzione.

sabato 22 novembre 2025

Non so quanto durerà la UE ma

 

Discutevo stamattina con un amico nonché socio e collaboratore professionale, che rispetto a me gode della caratteristica di essere nato nel 1991 e non nel 1962.

Come molti, vede i difetti gravissimi della costruzione UE / euro, ma sempre come molti, è pessimista sul fatto che qualche tipo di evoluzione politica possa condurre, in tempi ragionevolmente brevi, a smontarla.

Faccio notare a chi la pensa come lui che essere nati nel 1991 vuol dire non aver vissuto, evidentemente, gli anni Ottanta, anche se ovviamente chi è nato nel 1991 ne ha letto e ne ha sentito parlare.

Ma non basta averne letto o sentito parlare per avere ben chiara l’atmosfera degli anni precedenti al crollo del Muro. E l’atmosfera, fino ai primi anni Ottanta, era che l’Occidente si trovasse di fronte a un blocco granitico e inscalfibile. I tentativi di riformarlo o le spinte democratiche e riformiste di singoli paesi finivamo con i carri armati a Budapest nel 1956 o a Praga nel 1968, o con la repressione di Solidarnosc nel 1981.

Poi solo otto anni dopo quest’ultimo evento, il blocco sovietico si è dissolto come neve al sole. 

Il crollo del sistema UE / euro può essere distante secoli. Ma anche magari pochissimi anni.

L’unica cosa certa è che come tutte le istituzioni umane, è un sistema destinato a venir meno.

mercoledì 22 ottobre 2025

Austerità e diete

 

Imporre austerità a un paese che non ha problemi di inflazione è come mettere a dieta stretta una persona in perfetto peso forma. Questo è quanto ha fatto all’Italia, tra il 2011 e il 2013, la triade UE – Monti – Letta.

L’unico risultato possibile era indebolire l’organismo, cioè l’economia, e questo è accaduto.

I danni inflitti al paese dalla triade sopra menzionata sono stimabili nell’ordine non di centinaia ma di migliaia di miliardi. Questo in termini strettamente economici. Poi ci sono state vite rovinate, carriere spezzate, famiglie ridotte in povertà e disperazione, giovani privati di prospettive.

E la UE secondo qualcuno dovrebbe essere la soluzione di non si sa che ?

 

martedì 26 agosto 2025

Che cosa tiene in piedi il baraccone

 

Per approfondire il tema dell'ultimo post: se nessuno è in grado di spiegare sensatamente a che cosa dovrebbe servire l’integrazione politica europea e (tema connesso) l’Unione Europea, che dovrebbe esserne il prodromo, è anche legittimo chiedersi perché la UE nel frattempo continui a esistere (e a fare danni).

Vilfredo Pareto probabilmente chiamerebbe in causa “la persistenza degli aggregati” cioè l’inerzia che tende a mantenere in essere le istituzioni e le strutture sociali, anche dopo che se ne è ampiamente constatata l’inutilità e anzi la nocività. 

Ma penso che si possa affermare qualcosa di più specifico.

Il baraccone, cioè la UE, resta in piedi perché ha acquisito una capacità di influenzare le decisioni politiche dei paesi membri che una serie di gruppi di potere riescono a manovrare a loro vantaggio.

E chi ha questa capacità di manovra ovviamente conta di più, a priori e a maggior ragione a posteriori, di chi non ne ha.

La UE è uno strumento che gli stati membri grandi utilizzano a loro vantaggio più dei piccoli; le nazioni con un establishment compatto e coeso più di quelle con una classe dirigente frazionata e litigiosa; le grandi istituzioni finanziarie più di quelle di minori dimensioni; le grandi aziende più delle PMI.

Esiste quindi un ampio ventaglio di interessi specifici che almeno fino a oggi valutano di poter ricavare vantaggi propri; vantaggi per loro pesano in positivo più delle pesantissime disfunzioni del sistema.

Il saldo netto è pesantemente negativo, ma la distribuzione di danni e benefici è fortemente asimmetrica.

Durerà all’infinito questa situazione ? no, perché le disfunzioni sono sempre più difficili da giustificare e da tollerare.

Però i tempi in cui il baraccone collasserà, o si affloscerà su se stesso, sono imprevedibili.

 

lunedì 23 giugno 2025

Non sono un giurista ma

 

Non sono un giurista ma sto seguendo con interesse il dibattito in merito alla supposta “primazia” del diritto dell’Unione Europea rispetto ai diritti nazionali dei suoi stati membri.

La primazia del diritto UE mi pare una posizione logicamente insostenibile, e la ragione è semplice. Se c’è una cosa che nessuno mette in dubbio è che l’Unione Europea NON è uno stato. Non è una confederazione. Non è una federazione. Non è un’unità politica. E’ un sistema di trattati.

Dai trattati derivano degli impegni, e dall’eventuale mancato rispetto degli impegni possono derivare delle conseguenze.

Ma questo attiene alla sfera delle relazioni internazionali.

Che un organismo estero possa emanare disposizioni con valore di legge sul territorio nazionale degli Stati, e che giudici nazionali possano imporre la disapplicazione di leggi statali sulla base di normative o sentenze di organismi non nazionali, implicherebbe che gli Stati si siano fusi in una nuova entità politica.

Cosa che non è avvenuta.

Si può AUSPICARE che avvenga (io non lo auspico). Ci si può ATTIVARE affinché avvenga (io non mi attivo).

Ma non si può agire sul presupposto che sia già avvenuto. Perché NON E’ AVVENUTO.

Non sono un giurista ma una posizione contraria mi sembra logicamente insostenibile. Anzi, assurda.

sabato 1 marzo 2025

La UE è un mobile inutile e ingombrante

 

L’Unione Europea ? è come avere in casa un mobile grosso, inutile, brutto, scomodo, mal posizionato, di cui non si capisce perché sia lì: non ha nessuna funzione pratica, non ha nessuna funzione estetica, fai fatica a muoverti perché te lo trovi costantemente tra i piedi.

La cosa sensata sarebbe liberarsene. Però essendo pesante, ingombrante, difficile da maneggiare, non si sa bene come spostarlo e dove altrimenti metterlo, e neanche come buttarlo fuori di casa.

Così almeno per ora sei costretto a tenertelo. Ti rende difficile fare una serie di cose, e non ti dà aiuto a farne nessuna. E ti imbruttisce l'arredamento.

Una fenomenale combinazione. Un oggetto che quando non è inutile è dannoso.

domenica 8 dicembre 2024

L’ininfluente Giavazzi

 

Un paio di giorni fa il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo di Francesco Giavazzi che spiegava come il debito pubblico non sia poi una brutta cosa se serve a finanziare le spese “giuste”, che lui identifica nella difesa e nella transizione ecologica.

In realtà non è la prima volta. Il mantra dell’austerità, Giavazzi l’ha abbandonato da almeno un paio d’anni (senza per questo fare ammenda dei peana sciolti alle bellezze dell’”austerità espansiva” nei lustri precedenti, ma vabbè).

Invito però chi vede in questi articoli il segnale di un cambiamento di strategia a livello UE a smorzare gli entusiasmi.

Giavazzi, che sul piano scientifico non ha certo meriti che lo faranno passare alla storia, ha acquisito una certa visibilità, una certa notorietà, perché è un corifeo di alcuni importanti gruppi di interesse economico.

Scrive quindi quello che i sopra menzionati gruppi di interesse desiderano. Ma qual è il suo effettivo impatto sulle politiche UE ?

Praticamente nessuno, perché a livello UE non si fa nulla se non sono d’accordo i tedeschi. I quali a Giavazzi, ammesso che lo leggano, non si prendono neanche la briga di rispondere.

Peraltro cose simili le dice e le scrive, da un po’ di tempo (vedi il “debito buono” contrapposto al “cattivo”) anche Mario Draghi. Al quale invece i tedeschi rispondono: per dire che non se ne parla.

Che dite, la Germania è in difficoltà e quindi sta arrivando a capire che un po’ di deficit le serve ? certo, e agirà di conseguenza. Ma lo farà IN PROPRIO, e in funzione di spese che decide LEI.

Niente debito comune UE quindi, e niente decisioni di spesa delegate a Bruxelles.

E su questo, una volta tanto, non do torto ai tedeschi.

 

martedì 17 settembre 2024

Perché sburocratizzare la UE è un’illusione

 

Quando un’organizzazione non funziona, una spiegazione classica, buona più o meno per tutti i casi e per tutte le stagioni, è che il problema è costituito dalla burocrazia, dall’eccesso di regole, dalle procedure inutilmente complicate. Le cose funzionerebbero molto meglio se tutto si semplificasse, se tutto diventasse più semplice e lineare.

Per carità, evitare complicazioni inutile è sicuramente un obiettivo condivisibile, uno sforzo encomiabile. Però non mi ricordo di aver mai visto questa strategia produrre risultati concreti.

Di solito i tentativi di ridurre la burocrazia si traducono in libri dei sogni, quando non in varianti sul tema “creiamo un comitato per ridurre i comitati”, un “regolamento per eliminare i regolamenti” o roba del genere.

Nel caso della UE, la ricetta mi pare perdente in partenza ancora più del solito. E la ragione è banale: buona parte di quello che fa la UE è produrre regole. Forse due terzi dei suoi dipendenti e collaboratori sono dediti a quello (gli altri fanno cose ancora più dannose, spesso MOLTO più dannose).

Per sburocratizzare la UE una strada c’è, ed è abolirla. Il che mi pare un’eccellente idea. Improbabile però che venga intrapresa per iniziativa autonoma della UE stessa…

lunedì 9 settembre 2024

L’Unione Europea e la competitività

 

Sinceramente non ho capito in che cosa consistano le raccomandazioni di Mario Draghi e di Enrico Letta in merito a cosa fare per rendere l’economia UE più competitiva. Ho solo letto parecchi articoli che drammatizzano un recente discorso di Draghi, dove si è affermato che senza riforme “mai vista prime” la UE rischia di scomparire.

Per la verità non mi sto neanche sforzando di capirle, s’intende sempre le raccomandazioni. Per alcuni lustri si è ripetuto ad nauseam che la UE aveva bisogno di profonde riforme e di salti in avanti, e i risultati sono stati ampiamente deleteri.

Di chiaro vedo solo una cosa. La UE perde terreno rispetto a USA e Cina, dove non esiste niente di paragonabile alle regole di bilancio pubblico UE, e dove ci si preoccupa poco o nulla di quello che sembra essere il pensiero di gran lunga predominante degli euroburocrati – contenere la spesa per “risanare la finanza pubblica”. Ovviamente senza riuscirci.

A me pare che il recupero di competitività si ottenga investendo. Nei settori e con le modalità giuste, certo. Tramite il settore pubblico o tramite sostegni al settore privato. Ma investendo, quindi spendendo. Non tagliando, non contenendo, non “risanando”.

Quand’anche Draghi e Letta fossero le brillanti menti economiche che qualcuno pensa che siano (più Draghi che Letta, a dire il vero) mi sfugge come le loro raccomandazioni, quali che siano, potrebbero essere applicate, se i vincoli (autoimposti e insensati) di finanza pubblica restano la prima preoccupazione di Bruxelles.

Per questo non mi sforzo di capirle, le raccomandazioni, o anche solo di venirne a conoscenza. Non mancherò, nel caso, di riconoscere che mi sono sbagliato.

venerdì 2 agosto 2024

Quando ci si sentiva europei

 

Ho sentito esprimere ad Alessandro Barbero un concetto che mi ha fatto molto riflettere e che ho trovato particolarmente azzeccato. 

In sintesi, si tratta di questo. Era molto più facile sentirsi europei quando l’Unione Europea non esisteva, rispetto ad oggi.

Il motivo principale è che l’Europa ha costruito, in qualche decennio dopo la Seconda Guerra Mondiale, un modello economico-sociale di successo, che ha promosso una crescita economica confrontabile a quella USA (un po’ meno se la misuriamo sulla base del PIL totale, un po’ più sulla base del PIL procapite, dato che la crescita demografica è stata inferiore).

E nello stesso tempo, ha edificato un modello di welfare di cui gli USA non sono minimamente dotati, basato su un sistema pensionistico pubblico, su una sanità pubblica a disposizione di tutti, e su scuole pubbliche di buona qualità, anche quelle aperte a tutti.

Riusciva quindi facile dire: voi sarete la superpotenza economica e geopolitica ma NOI EUROPEI abbiamo qualcosa che a voi manca. Qualcosa di molto importante.

E ora invece l’Unione Europea che cosa sta facendo ? sta cercando di smantellare questo sistema. Non a caso e non involontariamente: per citare l’ineffabile Tommaso Padoa Schioppa, sta spingendo ad “attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere”.

Con questa espressione, tanto soave in superficie quanto sociopatica nel contenuto, TPS, eurocrate fino al midollo, spiega qual è una funzione primaria, forse LA funzione primaria, della UE.

E spiega perché ha ragione Barbero: era molto più facile sentirsi europei prima, visto che dagli USA stiamo prendendo il peggio, e non ne rappresentiamo più un modello altrettanto valido se non migliore, ma una versione peggiorata - con i difetti e senza i pregi. La UE sta smantellando il motivo principale per cui si poteva fieramente dire NOI EUROPEI.

 

martedì 9 luglio 2024

La truffa europeista

 

E’ perfettamente lecito sostenere che i paesi europei si troverebbero in una posizione economica, geopolitica, sociale molto più forte, molto più solida, molto più prospera, se si fondessero in un’unica entità politica. Non è la mia opinione, ma è assolutamente legittimo esporre e difendere le motivazioni per andare in quella direzione.

E’ però completamente truffaldino affermare che SICCOME l’unità politica è una bella cosa, OCCORRE mettere in atto tutti i possibili passaggi preliminari, in termini di cessioni di sovranità, per raggiungere quell’obiettivo finale.

E’ truffaldino perché l’unità politica non è affatto un obiettivo condiviso dalla maggioranza dei cittadini dei vari stati dell’Unione Europea, paese per paese. E senza questa opinione favorevole, l’unione politica può essere bella o può essere brutta, ma rimane un traguardo verso il quale NON si è ancora formata la volontà di dirigersi.

Nel frattempo le forme di integrazione e di cooperazione messe in atto all’interno della UE non vanno giudicate in funzione di un ipotetico, ma al momento inesistente (nel senso di non condiviso) obiettivo finale: bensì per i risultati che ottengono.

Inutile quindi dire (per esempio) che la moneta unica o le regole di bilancio “magari” hanno dei difetti ma non possono essere messe in discussione per non compromettere l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa. L’obiettivo oggi non c’è.

Ci sono invece i risultati della governance eurozonica. E sono pessimi.

 

venerdì 28 giugno 2024

Il non senso dell’integrazione politica europea

 

Un mantra europeista è che “le sfide globali, i problemi posti dall’attuale contesto politico, economico, sociale, possono essere affrontati solo da un’Europa unita. Nessun singolo paese europeo ha da solo le risorse, i mezzi, per affrontarli”.

Si tratta di un’affermazione di cui non vedo alcun supporto logico né fattuale. Condividere risorse non le incrementa. Le risorse disponibili sono sempre le stesse. Il punto è farle lavorare al meglio. Allora la domanda da porsi è: imporre scelte da parte di un’entità centrale è più pratico che decidere ognuno per conto proprio, coordinandosi su base volontaria dove e quando necessario ? 

L’esperienza dell’ultimo quarto di secolo non fornisce nessuna risposta affermativa, nemmeno parziale, a quest’ultima domanda.

Un altro mantra europeista, collegato al precedente, è che “oggi sulla scena mondiale, al contrario che in passato, agiscono paesi grandi come continenti”.

In realtà la dimensione media degli Stati che esistono al mondo è casomai diminuita, non aumentata. Per una Germania che si è riunificata abbiamo un’Unione Sovietica, una Jugoslavia, una Cecoslovacchia che si sono frammentate.

Ma la Cina, ma l’India ? la Cina e l’India esistevano, nelle medesime condizioni territoriali, anche cinquant’anni fa. Quello che è cambiato è che prima erano attori economici quasi irrilevanti; oggi sono operatori di prima grandezza.

Questo è vero, ma in che modo un’entità politica dovrebbe muoversi meglio, nei loro confronti e in generale sulla scena mondiale, in funzione della dimensione ?

La Corea del Sud è un paese paragonabile all’Italia per PIL e popolazione. E’ incastrato tra Cina, India e anche Giappone. Sta pensando a integrarsi politicamente con qualcuno ? soffre per il fatto di essere tre, dieci, trenta volte più piccolo dei vicini ? no a tutte a due le domande.

L’integrazione politica è un progetto che si sta perseguendo solo in Europa. Necessità ineluttabili non se ne vedono. La validità del progetto va giudicata solo in funzione dei risultati.

Che fin qui sono pessimi.

 

venerdì 9 febbraio 2024

Compromessi e assurdità

 

Uno dei ritornelli più frequenti degli europeisti è che “l’integrazione politica è indispensabile altrimenti l’Europa diventa marginale, in un mondo in cui le nazioni più grandi hanno centinaia di milioni se non miliardi di abitanti. Ci sono visioni e interessi differenti, certo, ma occorre trovare una linea di compromesso accettabile per tutti e poi fondersi in un’entità unica”.

Di fronte a questa argomentazione, il mio primo commento è che le megapotenze di cui si parla sono tre. Gli USA, la Cina e l’India. Che certo, fanno il 40% della popolazione mondiale. Però poi ci sono una duecentina di altre nazioni che sul piano economico e anche demografico pesano in genere meno, spesso molto meno, dei singoli maggiori Stati europei.

Per cui, perché solo per noi europei dovrebbe essere vitale “integrarsi politicamente” ?

L’altro commento è che i compromessi sono utili e spesso anche indispensabili. Ma i compromessi hanno un senso se costituiscono una mediazione tra posizioni sufficientemente sensate.

In ambito UE, e con riferimento alla governance economica, la posizione euroausterica non è “sufficientemente sensata”. E’ completamente priva di logica. Affermare che un sistema economico debba avere come obiettivo primario la riduzione del debito pubblico perché ci si costringe ad utilizzare una moneta non controllata da nessuno Stato; lasciare campo libero alla speculazione nel condizionare la finanza pubblica; imporre politiche procicliche in contesti recessivi o depressivi: sono tutte posizioni infondate, assurde.

Ma su queste assurdità è impostata la definizione delle politiche economiche dell’Unione Europea.

La via di mezzo tra una posizione sensata e una assurda è un’impostazione un po’ meno assurda, ma comunque disfunzionale. E’ come pensare che un compromesso accettabile tra prendere l’ascensore e buttarsi dall’ottavo piano sia buttarsi dal quarto piano.

Quand’anche l’integrazione politica fosse realmente un’esigenza vitale (e non lo è); quand’anche popoli e Stati europei la desiderassero (e non la desiderano); quantomeno riguardo alla dimensione economica, il “compromesso” sulle regole di funzionamento non è una possibilità concreta, non è uno scenario sensato: né sul piano pratico, né su quello politico.

sabato 20 gennaio 2024

Groucho Marx e la UE

 

Groucho Marx ha elaborato una definizione della politica molto arguta.

“L’arte di cercare problemi, trovarli dappertutto, formulare una diagnosi sbagliata, e applicare soluzioni che non funzionano”.

La definizione, dicevo, è arguta, ma piuttosto ingiusta. La politica non funziona sempre così.

Gli stati nazionali hanno problemi al loro interno. Qualche volta se li inventano, ma nella maggior parte dei casi sono reali.

Le diagnosi le sbagliano spesso, ma sarebbe ingiusto dire che le sbagliano sempre.

E le soluzioni ? tutte sbagliate ? no dai, metterla su questo piano è una riedizione del “piove governo ladro”.

Però c’è un’organizzazione politica a cui la descrizione di Groucho si applica, invece, perfettamente. Ed è la UE.

Ma non è un caso. La UE non è nata per risolvere problemi. E’ nata per sottrarre poteri agli stati e trasferirli a se stessa.

E ha stabilito che un sistema efficace per forzare il trasferimento di poteri è creare un perenne stato di emergenza, inventando problemi anche quando non ci sono, e non risolvendoli mai.

Per non sbagliarsi, non solo non li risolve ma impedisce agli stati di farlo. Non so se Jean Monnet dicendo “l’Europa si formerà come conseguenza delle crisi” intendesse esattamente questo.

Ma questo è quanto abbiamo sotto gli occhi oggi.

mercoledì 27 dicembre 2023

UE e democrazia

 

Conversando con alcuni interlocutori, li ho sentiti argomentare che è sbagliato imputare alla UE una carenza di democrazia. Motivo ? tutti gli Stati appartenenti all’unione sono democratici, e hanno assunto con metodi democratici le decisioni relative alle cessioni di sovranità.

Questa linea di pensiero contrasta però con l’osservazione che Mussolini e Hitler sono diventati capi dei rispettivi governi a seguito di elezioni, e anzi, all’inizio, formando coalizioni con altri partiti. Poi in pochi anni (Mussolini) o mesi (Hitler) hanno creato regimi dittatoriali, con leggi e modifiche costituzionali approvate dai rispettivi parlamenti.

Con questo non voglio mettere la UE, Mussolini e Hitler sullo stesso piano. Ma voglio far notare che l’assenza di democraticità non si valuta sul processo che l’ha causata, ma sul risultato finale.

Se, riguardo in particolare alla sfera economica, uno Stato è forzato ad adottare politiche disallineate con le opinioni e con le richieste della maggioranza degli elettori, senza che ne esista una necessità oggettiva, la democrazia diventa un simulacro privo di contenuto.

E le regole di governance della UE e soprattutto dell’Eurozona generano questo rischio, che spesso e volentieri si è trasformato in un accadimento concreto.

Gli Stati membri della UE sono democratici. Il processo di formazione della UE e dell’Eurozona si è sviluppato rispettando la democrazia.

Ma il risultato finale è stata la generazione di un pesantissimo deficit di democrazia.

 

martedì 14 novembre 2023

L’Unione Europea è una truffa

 

Nei fatti (qualunque cosa si pensi delle intenzioni) la UE è una truffa, esattamente per le ragioni indicate da Mario Draghi (vedi l'ultimo post: o la UE diventa un’unione politica, o tornerà a essere un semplice accordo di libero scambio, come in sostanza era la vecchia CEE).

La UE è una truffa perché tutti i processi di cessione di sovranità, primo tra tutti l’unione monetaria (a cui peraltro non tutti i paesi UE aderiscono) dovevano appunto essere passi che conducevano all’unione politica, e che anzi la rendevano inevitabile.

A trent’anni (abbondanti) dalla nascita della UE, l’unione politica non è nei fatti ma neanche nelle intenzioni degli stati membri: né delle classi politiche né delle popolazioni. E ci ritroviamo di conseguenza con una sovrastruttura burocratica inefficiente e pletorica, e con un’unione monetaria pesantemente disfunzionale, senza che si capisca come il processo che le ha generate possa condurre a un'evoluzione sensata.

Sono del tutto convinto che alla nascita della UE abbiano contribuito ANCHE parecchie persone dotate delle migliori intenzioni. E che non pochi di quelli che sostengono tuttora l’utilità, per non dire la necessità, dell’Unione Europea siano animati da una buona fede degna di miglior causa.

Purtroppo buone intenzioni e buona fede non bastano per generare buoni risultati. Quelli della UE sono pessimi.