Visualizzazione post con etichetta Crisi di domanda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Crisi di domanda. Mostra tutti i post

martedì 6 marzo 2018

Aggiornamento: la crisi di domanda dell'economia italiana


Due giorni dopo le elezioni e in attesa che si capisca quale governo si formerà, un aggiornamento sul tema “crisi di domanda”. I dati sono analoghi a quelli che avevo già commentato qui e qui, rinfrescati in quanto l’Istat ha da poco reso disponibili i consuntivi preliminari 2017.

Il nocciolo della questione è molto semplice e sta in questi pochi numeri.

2017 vs 2007 a euro costanti 2017 - Dati 2007 inflazionati in base al deflatore del PIL

2007
2017
Variazione
Variazione %
PIL
1.816
1.716
-100
-5,5%
Consumi
1.420
1.367
-52
-3,7%
Investimenti
392
319
-73
-18,5%
Export
498
537
39
7,8%
Import
505
485
-20
-4,0%

Dieci anni dopo (un’eternità di tempo…) il PIL reale italiano è ancora inferiore di 100 (cento !) miliardi al massimo storico raggiunto nel 2007. Il 5,5% in meno.

Questa caduta (che negli ultimi tre anni è stata in qualche misura recuperata, ma con esasperante, inaccettabile lentezza) è all’origine di 52 miliardi di consumi e di 73 miliardi di investimenti in meno.

Il governo uscente ha menato vanto, soprattutto durante la campagna elettorale, dei risultati ottenuti dalle aziende italiani sui mercati esteri. E l’export in effetti è l’unica voce positiva: 39 miliardi in più, pari al +7,8%. Insieme alla caduta delle importazioni (generata dalla minore domanda interna) ciò ha portato il saldo commerciale estero da un leggero deficit (-7 miliardi nel 2007) a un forte attivo (+52).

Per la verità +7,8% in dieci anni non è esattamente una prestazione eclatante. La media è un +0,75% annuo di crescita reale delle esportazioni. Però considerato che in mezzo ci sono state la crisi finanziaria mondiale del 2008, l’acme dell’eurocrisi nel 2011-2012, e tutti i problemi connessi all’impiego di una moneta sopravvalutata per l’Italia (l’euro), il risultato dimostra, banalmente, quanto segue.

In Italia non manca la capacità di fare impresa. Non è venuta meno l’attitudine delle aziende italiane a concepire prodotti innovativi e qualitativi, né a commercializzarli con successo sui mercati di tutto il mondo.

A una semplice condizione. Che sui mercati ci sia capacità di spesa, quindi domanda potenziale. Senza, il prodotto più innovativo, bello e utile dell’universo non si vende – ovviamente.

Il 7,8% di crescita in dieci anni non è chissà che. Ma se questa modestissima crescita fosse stata conseguita non solo per l’export ma per il PIL nel suo complesso, il PIL italiano 2017 sarebbe stato pari a 1.958 miliardi. Un “piccolo” delta di 241, oltre il 14%, rispetto al dato effettivo.

Si tratta di 4.000 euro di reddito medio procapite, 16.000 per una famiglia di quattro persone. All’anno, per ogni anno. Semplicemente ripristinando all’interno dell’economia italiana il potere d’acquisto che è stato scelleratamente distrutto da chi pensava che quella fosse la via corretta per conseguire il risanamento finanziario dei conti pubblici e del paese.

Immettere domanda in un sistema economico le cui risorse produttive – persone e aziende – sono fortemente sottoutilizzate non è, tecnicamente, difficile. Perché non è indispensabile rompere l’unione monetaria, e neanche incrementare il debito (quello vero, da rimborsare in moneta straniera).

Il PD non l’ha voluto fare, e le conseguenze elettorali si sono viste.

Sta al prossimo governo percorrere altre vie.