Due giorni dopo le
elezioni e in attesa che si capisca quale governo si formerà, un aggiornamento
sul tema “crisi di domanda”. I dati sono analoghi a quelli che avevo già
commentato qui e qui, rinfrescati in quanto l’Istat ha da poco reso disponibili
i consuntivi preliminari 2017.
Il nocciolo della
questione è molto semplice e sta in questi pochi numeri.
2017
vs 2007 a euro costanti 2017 - Dati 2007 inflazionati in base al deflatore del PIL
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2007
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2017
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Variazione
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Variazione %
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PIL
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1.816
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1.716
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-100
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-5,5%
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Consumi
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1.420
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1.367
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-52
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-3,7%
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Investimenti
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392
|
319
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-73
|
-18,5%
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Export
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498
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537
|
39
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7,8%
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Import
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505
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485
|
-20
|
-4,0%
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Dieci anni dopo
(un’eternità di tempo…) il PIL reale italiano è ancora inferiore di 100 (cento
!) miliardi al massimo storico raggiunto nel 2007. Il 5,5% in meno.
Questa caduta (che
negli ultimi tre anni è stata in qualche misura recuperata, ma con esasperante,
inaccettabile lentezza) è all’origine di 52 miliardi di consumi e di 73
miliardi di investimenti in meno.
Il governo uscente
ha menato vanto, soprattutto durante la campagna elettorale, dei risultati
ottenuti dalle aziende italiani sui mercati esteri. E l’export in effetti è
l’unica voce positiva: 39 miliardi in più, pari al +7,8%. Insieme alla caduta
delle importazioni (generata dalla minore domanda interna) ciò ha portato il saldo commerciale
estero da un leggero deficit (-7 miliardi nel 2007) a
un forte attivo (+52).
Per la verità
+7,8% in dieci anni non è esattamente una prestazione eclatante. La media è un
+0,75% annuo di crescita reale delle esportazioni. Però considerato che in
mezzo ci sono state la crisi finanziaria mondiale del 2008, l’acme
dell’eurocrisi nel 2011-2012, e tutti i problemi connessi all’impiego di una
moneta sopravvalutata per l’Italia (l’euro), il risultato dimostra, banalmente,
quanto segue.
In Italia non
manca la capacità di fare impresa. Non è venuta meno l’attitudine delle aziende
italiane a concepire prodotti innovativi e qualitativi, né a commercializzarli
con successo sui mercati di tutto il mondo.
A una semplice
condizione. Che sui mercati ci sia capacità di spesa, quindi domanda
potenziale. Senza, il prodotto più innovativo, bello e utile dell’universo non
si vende – ovviamente.
Il 7,8% di
crescita in dieci anni non è chissà che. Ma se questa modestissima crescita fosse
stata conseguita non solo per l’export ma per il PIL nel suo complesso, il PIL
italiano 2017 sarebbe stato pari a 1.958 miliardi. Un “piccolo” delta di 241,
oltre il 14%, rispetto al dato effettivo.
Si tratta di 4.000
euro di reddito medio procapite, 16.000 per una famiglia di quattro persone.
All’anno, per ogni anno. Semplicemente ripristinando all’interno dell’economia italiana il potere d’acquisto che è stato scelleratamente distrutto da chi pensava che quella fosse la via corretta per
conseguire il risanamento finanziario dei conti pubblici e del paese.
Immettere domanda
in un sistema economico le cui risorse produttive – persone e aziende – sono
fortemente sottoutilizzate non è, tecnicamente, difficile. Perché non è indispensabile
rompere l’unione monetaria, e neanche incrementare il debito (quello vero, da
rimborsare in moneta straniera).
Il PD non l’ha
voluto fare, e le conseguenze elettorali si sono viste.
Sta al prossimo
governo percorrere altre vie.