Si sta parlando
abbastanza diffusamente, negli ultimi giorni, di questo articolo di Anatole Kaletsky,
disponibile qui in versione italiana.
Kaletsky ritiene
che Syriza sia ormai destinata alla sconfitta, ma le sue argomentazioni mi
appaiano infondate.
A suo parere, il
governo greco faceva originariamente affidamento sul fatto di partire da una
situazione di surplus primario – cioè di avere a disposizione un eccesso di
incassi rispetto alle spese pubbliche, esclusi i pagamenti di interessi e i
rimborsi di debito.
Questo avrebbe
consentito di sospendere i pagamenti sul debito estero e di destinare il
surplus a manovre di rilancio dell’economia.
Date le condizioni
problematiche dell’economia greca, su cui sicuramente ha influito anche la
situazione di incertezza e di stallo nelle trattative, secondo Kaletsky questo surplus
non ci sarà. Quindi la Grecia non disporrà delle risorse per effettuare azioni
espansive.
Inoltre, sempre a suo parere, a
seguito di un default sul debito estero la BCE smetterà di rifinanziare
mediante l’ELA (Emergency Liquidity Assistance) il sistema bancario greco,
provocandone il collasso finanziario.
Riguardo al
primo punto, come accade a molti (e l’ho già fatto notare in parecchi articoli
di questo blog), Kaletsky non considera che la Grecia può introdurre una forma
di moneta complementare, i CCF, in affiancamento all’euro (non in sostituzione),
e utilizzarla per rilanciare l’economia.
Partire da una
situazione di surplus o di deficit primario cambia poco. Se gli incassi in euro
sono 101 e le spese 100, e servono 5 per espandere adeguatamente la domanda, i
CCF da emettere saranno 4. Se gli incassi sono 99 e le spese 100, ne serviranno
6 (questo senza contare gli effetti indotti, cioè il recupero di incassi
fiscali conseguente alla ripresa e alla stabilizzazione dell’economia). In
entrambe le situazioni la manovra è possibile, dato che l’emissione di CCF può
liberamente essere messa in atto dal governo greco.
Quanto all’ELA,
certo, se la BCE la sospende, il sistema bancario greco collassa. Ma se è
intenzionata a farlo in caso di default sul debito estero, anche in questo caso
non fa differenza che esista (in partenza) un surplus o un deficit primario. Se
il governo greco crede a questa minaccia, non ha alternative all’accettare
quanto propongono i creditori. In assenza di un accordo, infatti, il default è sicuro:
un piccolo surplus sarebbe assolutamente insufficiente a evitarlo.
Ma la minaccia
non è credibile. L’ELA, in realtà, potrebbe essere sospesa già oggi: se la BCE
non lo fa, a parte motivazioni giuridiche che rendono dubbia la legittimità
della mossa, è perché teme le conseguenze di una Grexit disordinata. In pratica
la sospensione dell’ELA è una bomba atomica che la BCE in teoria può sganciare,
ma che rischia di produrre più danni a chi la utilizza che a chi ne viene
colpito.
Prevedere il risultato della partita greca è
difficile, o meglio aleatorio. Io mi auguro il successo di Syriza. Non ho
certezze, ma continuo a non vedere motivi che lo rendano impossibile. Non le
argomentazioni di Kaletsky, comunque.