Pochi giorni fa,
la Consulta ha emesso un provvedimento che dichiara l’incostituzionalità di una
parte della “riforma Fornero”, con particolare riferimento al blocco dell’adeguamento
all’inflazione dei diritti pensionistici maturati fino al 2011.
In pratica, a
partire dal 2012 una serie di trattamenti pensionistici non sono più stati
adeguati alla crescita del costo della vita. La sentenza della Corte
Costituzionale impone di reintegrare i pensionati per l’ammontare di questo
mancato adeguamento.
Per chi riceve
queste somme naturalmente è una buona notizia. Il problema, però, è che, dati
gli attuali vincoli dell’Eurosistema, l’Italia dovrebbe trovare, mediante
maggiore tassazione e/o tagli di spesa, risorse compensative, in modo da non
sforare gli obiettivi di finanza pubblica concordati con la UE.
Da alcune
dichiarazioni, in particolare del sottosegretario Enrico Zaretti, pare che il
governo stia valutando un’azione del tipo seguente. Erogare sotto forma di
titoli di Stato quanto dovuto a valere sul 2012, 2013 e 2014, e gestire
l’impatto sul deficit 2015 (rispetto all’obiettivo del 2,6%) mediante tagli,
tasse, o utilizzo del famoso “tesoretto”, se è vero che ne esiste uno.
Se passa in
questa forma, non sarebbe una cattiva soluzione. I pensionati si troverebbero
con risorse in più: i titoli di Stato ricevuti sono, per loro, un incremento
patrimoniale, e possono essere liquidati e alimentare domanda.
Quanto alla
gestione del problema per il 2015, dovrebbe trattarsi a questo punto di un
importo non altissimo, e comunque si darebbe un po’ di potere d’acquisto ulteriore
ai pensionati togliendolo da qualche altra parte. E’ una manovra a saldo zero e
va visto come sarebbe gestita a livello di equità ed efficienza, ma di per sé
non fa danni.
Tutto questo è
possibile se la UE, preso atto che il deficit 2015 non cambia, accetta un aumento
del debito pubblico (per effetto della correzione ex post dei dati 2012, 2013 e
2014) di importo pari ai titoli di Stato erogati ai pensionati. Come dire… il
passato è passato, cosa fatta capo ha, eccetera.
Si può però fare
di meglio. L’adeguamento a favore dei pensionati potrebbe essere corrisposto
non mediante titoli di Stato ordinari (titoli di debito, cioè) ma Certificati di Credito Fiscale. Titoli che non sono debito pubblico, ma che danno diritto a
uno sconto nei versamenti dovuti alla pubblica amministrazione (per qualsiasi
ragione) a partire da una data futura prestabilita.
I CCF non sono
debito pubblico, in quanto lo Stato italiano non dovrà mai versare euro né al
momento della loro scadenza, né mai. I CCF sono diritti patrimoniali
negoziabili e trasferibili, ma non sono da rimborsare.
Gestendo il “problema Consulta” mediante CCF, non
si avrebbe alcun incremento di debito pubblico, nessuna rettifica ex post dei
deficit pregressi, e le risorse corrisposte ai pensionati a valere sul 2015 (e
negli anni successivi) non dovrebbero essere compensate da nessun taglio o
incremento di tassazione. Sarebbero un incremento di potere d’acquisto in
circolazione, per l’intero importo, con effetti espansivi sulla domanda e
sull’economia.