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venerdì 8 maggio 2015

Caso Consulta - pensioni: i CCF risolverebbero il problema al meglio


Pochi giorni fa, la Consulta ha emesso un provvedimento che dichiara l’incostituzionalità di una parte della “riforma Fornero”, con particolare riferimento al blocco dell’adeguamento all’inflazione dei diritti pensionistici maturati fino al 2011.
 
In pratica, a partire dal 2012 una serie di trattamenti pensionistici non sono più stati adeguati alla crescita del costo della vita. La sentenza della Corte Costituzionale impone di reintegrare i pensionati per l’ammontare di questo mancato adeguamento.
 
Per chi riceve queste somme naturalmente è una buona notizia. Il problema, però, è che, dati gli attuali vincoli dell’Eurosistema, l’Italia dovrebbe trovare, mediante maggiore tassazione e/o tagli di spesa, risorse compensative, in modo da non sforare gli obiettivi di finanza pubblica concordati con la UE.
 
Da alcune dichiarazioni, in particolare del sottosegretario Enrico Zaretti, pare che il governo stia valutando un’azione del tipo seguente. Erogare sotto forma di titoli di Stato quanto dovuto a valere sul 2012, 2013 e 2014, e gestire l’impatto sul deficit 2015 (rispetto all’obiettivo del 2,6%) mediante tagli, tasse, o utilizzo del famoso “tesoretto”, se è vero che ne esiste uno.
 
Se passa in questa forma, non sarebbe una cattiva soluzione. I pensionati si troverebbero con risorse in più: i titoli di Stato ricevuti sono, per loro, un incremento patrimoniale, e possono essere liquidati e alimentare domanda.
 
Quanto alla gestione del problema per il 2015, dovrebbe trattarsi a questo punto di un importo non altissimo, e comunque si darebbe un po’ di potere d’acquisto ulteriore ai pensionati togliendolo da qualche altra parte. E’ una manovra a saldo zero e va visto come sarebbe gestita a livello di equità ed efficienza, ma di per sé non fa danni.
 
Tutto questo è possibile se la UE, preso atto che il deficit 2015 non cambia, accetta un aumento del debito pubblico (per effetto della correzione ex post dei dati 2012, 2013 e 2014) di importo pari ai titoli di Stato erogati ai pensionati. Come dire… il passato è passato, cosa fatta capo ha, eccetera.
 
Si può però fare di meglio. L’adeguamento a favore dei pensionati potrebbe essere corrisposto non mediante titoli di Stato ordinari (titoli di debito, cioè) ma Certificati di Credito Fiscale. Titoli che non sono debito pubblico, ma che danno diritto a uno sconto nei versamenti dovuti alla pubblica amministrazione (per qualsiasi ragione) a partire da una data futura prestabilita.
 
I CCF non sono debito pubblico, in quanto lo Stato italiano non dovrà mai versare euro né al momento della loro scadenza, né mai. I CCF sono diritti patrimoniali negoziabili e trasferibili, ma non sono da rimborsare.
 
Gestendo il “problema Consulta” mediante CCF, non si avrebbe alcun incremento di debito pubblico, nessuna rettifica ex post dei deficit pregressi, e le risorse corrisposte ai pensionati a valere sul 2015 (e negli anni successivi) non dovrebbero essere compensate da nessun taglio o incremento di tassazione. Sarebbero un incremento di potere d’acquisto in circolazione, per l’intero importo, con effetti espansivi sulla domanda e sull’economia.