Mi fa sorridere sentir parlare di “quoziente d’intelligenza” e vedere dei tentativi di quantificarlo, di affermare che a 100 sei una persona normale, a 120 sei brillante e a 150 sei un genio.
Mi fa sorridere perché ritengo che l’intelligenza non possa essere non dico misurata, ma neanche definita con precisione.
Arrivo a sostenere che l’intelligenza non esiste. Esistono attitudini. Esistono capacità. Di vario tipo, e nessuno le possiede tutte, e neanche la maggior parte.
Chi ha forti capacità analitiche spesso non ha competenze adatte a creare relazioni interpersonali.
Chi si esprime molto bene oralmente a volte non è altrettanto efficace per iscritto.
Chi ha attitudini grafiche magari è scarso nella memorizzazione di dati e testi.
Chi ha talento nella manipolazione di strutture fisiche può essere mal coordinato sul piano motorio.
I cosiddetti test di intelligenza ben che vada possono essere utili per valutare alcune di queste attitudini.
Ma nessuna attitudine di per sé rappresenta quello che comunemente s’intende per “intelligenza”.
Corollario: attenzione a sottostimare il prossimo
perché lo si giudica “poco intelligente”. Scoprirai che qualche attitudine, di
scarso rilievo in un particolare contesto ma essenziale in un altro, la
possiede – e magari molto più di te.