Luigi Marattin,
responsabile economico del partito renziano “Italia Viva”, afferma via twitter quanto segue:
“Per anni, chi
predicava maggiore attenzione alle finanze pubbliche (perché in caso di forte
shock negativo non avremmo avuto spazio fiscale per contrastarlo) è stato
definito un bieco sostenitore dell’austerità. Tra poco sarà chiaro chi aveva
ragione. E quale sarà il costo”.
Se date
un’occhiata alle risposte, il commento marattiniano non ha esattamente
provocato applausi a scena aperta.
Per esempio, Marattin
– è stato detto - implicitamente sostiene che si sarebbero dovuti chiudere più
ospedali per avere adesso i soldi necessari a riaprirne qualcuno (per
fronteggiare l’emergenza Coronavirus).
Ma in verità è
anche peggio. Se si fosse fatta più austerità, e chiusi più ospedali, il PIL
sarebbe sceso ancora di più, il debito in percentuale sarebbe ancora più alto,
e oggi avremmo non solo meno ospedali, ma ancora meno soldi di quelli che (non)
abbiamo per riaprirli (e in generale per fronteggiare l’emergenza).
Il punto è che
l’intero concetto di “spazio fiscale” è fuorviante. In assenza di tensioni
sull’inflazione, non esiste un limite preciso al livello di deficit o di debito
pubblico espresso in moneta nazionale.
In assenza
d’inflazione, uno Stato che stampa la propria moneta può fronteggiare qualsiasi
emergenza. Parlare di “spazio fiscale” ha senso solo se si è vincolati a usare
una moneta emessa da terzi.
Avendo commesso il
ciclopico errore di entrare nell’euro (e SOLO per quello), l’Italia ha mani e
piedi legati: salvo che decida, e sarebbe
ora, di avviare il progetto CCF.