Se c’è una cosa
che il governo non doveva fare, era eliminare (in parte a novembre scorso, e
per il residuo dall’inizio del 2023) lo sconto sulle accise applicate ai
carburanti. Il venir meno dello sconto pesa sul costo attuale al distributore
innalzandolo di 30 centesimi (più IVA).
Un bruttissimo errore,
sia di sostanza che di immagine.
Di sostanza, perché
il maggior problema odierno dell’economia italiana è l’inflazione sui prezzi al
consumo, e il modo migliore per mitigarla è abbassare imposte indirette e oneri
vari sui generi di prima necessità e a domanda rigida. Categoria nelle quali
rientrano anche e soprattutto, a pieno titolo, i carburanti.
Eliminare lo
sconto sulle accise, cioè in parole povere aumentarle, va esattamente nella
direzione opposta, e sbagliata. Sbagliatissima.
Di immagine,
perché è il tipico provvedimento di cui si accorgono tutti. Non è nascosto tra
le pieghe della legge di bilancio. Non si confonde nel calderone dei mille più
e meno. No, tocca l’intera popolazione che se lo vede nella colonna dei prezzi
dei distributori, e se lo ritrova a smagrire il portafogli.
Una comica
totale poi le giustificazioni che si sono tentate di fornire. Il
sottosegretario alla presidenza del consiglio (non una carica marginale)
Giovanbattista Fazzolari se ne è uscito con l’affermazione che le minori accise
erano un regalo ai ricchi, perché pagavano di meno anche quelli che girano in
Ferrari.
Che ovviamente
sono l’uno per diecimila della popolazione, incidono quasi nulla sul gettito
accise, e dello sconto nemmeno si accorgono.
Per non “regalare”
qualche soldo a loro, si martellano milioni di persone a cui l’auto serve per
lavorare, e per i quali il maggior costo di benzina e gasolio pesa, eccome.
A prendere alla
lettera Fazzolari, le uniche tasse che sarebbe giusto ridurre sono quelle che i
proprietari di Ferrari risultano autorizzati a non pagare. Non ho capito quali
siano, però. Sospetto che non l’abbia capito neanche Fazzolari.
La salvezza dell’attuale
maggioranza di governo, a livello quantomeno di consenso dell’elettorato, è l’esistenza
di un’opposizione è così sgangherata che, invece di attaccarli su un
provvedimento demenziale, gli dà ragione.
Lo stesso
identico “ragionamento” di Fazzolari l’hanno formulato, infatti, Carlo
Cottarelli e Luciano Capone (giornalista del “Foglio”, quotidiano che piace così
tanto all’establishment da
sopravvivere – grazie ai sussidi pubblici - praticamente senza vendere copie).
Rovesciando la
nota massima, il governo con dei nemici così non ha bisogni di amici.