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domenica 6 settembre 2020

Santificare Draghi ? anche no


Il discorso di Draghi al Meeting di Rimini, lo scorso 19 agosto, è stato ampiamente commentato, per lo più in termini fortemente elogiativi. E si può capirlo, perché è si è trattato indubbiamente di un intervento molto abile. Condivisibile, per quanto un po’ irriverente, il giudizio di Stefano Fassina, che l’ha definito un discorso “piacione”.

L’intervento è stato abile perché quasi tutti hanno potuto trovarci contenuti in linea con le proprie convinzioni. Quasi tutti hanno potuto dire “giusto, Draghi la pensa come me su questo e su quello”.

Per quanto mi riguarda, i passaggi più incoraggianti sono forse le affermazioni che “l’inadeguatezza di alcuni di questi assetti” (riferito alle regole UE, tra cui il patto di stabilità) “era da tempo evidente”, e che “è probabile che le nostre regole europee non vengano riattivate per molto tempo e certamente non lo saranno nella loro forma attuale”.

Però.

Però, il Mario Draghi che dice queste cose oggi è un omonimo del Mario Draghi che firmava a quattro mani con Jean-Claude Trichet, nell’agosto 2011, l’ormai celebre “lettera BCE, nella quale venivano richiesti al governo italiano provvedimenti di austerità e deflazione salariale poi in larga misura attuati dal governo di Mario Monti, con catastrofiche conseguenze sull’economia italiana e sulla vita di milioni di persone ?

Però, il Mario Draghi che dice questo cose oggi è un omonimo del Mario Draghi che nel dicembre 2011 spiegava come fosse indispensabile “ridisegnare la governance fiscale dell’eurozona, tramite quello che ho definito un patto fiscale, un fiscal compact” ?

Però, il Mario Draghi che dice questo cose oggi è un omonimo del Mario Draghi che in un'intervista al Wall Street Journal del febbraio 2012 definiva il modello sociale europeo “finito per sempre”, riaffermando che non si sarebbe fatta marcia indietro sull’austerità ?

Solo gli stupidi non cambiano mai idea, e Mario Draghi certamente non è stupido. Tuttavia sarebbe stato apprezzabile sentirgli dire che “l’inadeguatezza di certi assetti era da tempo evidente, e questo lo deve riconoscere chi, io per primo, anni fa li ha fortemente sostenuti”.

Quest’ultima frase non si è sentita, da parte di Draghi. Né a Rimini né (se non mi è sfuggito qualcosa) altrove.

Si è invece ascoltata un’ampia dissertazione sul futuro dei giovani, con parole di preoccupazione perché “il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani”, appunto.

Il che solleva alcune perplessità.

Perché se a Draghi sono serviti otto o nove anni per riconoscere “l’inadeguatezza di certi assetti” dell’eurosistema, da lui a suo tempo fervidamente sostenuti, quanti altri ne serviranno per sentirlo dire

che il debito creato con la pandemia ha come corrispettivo titoli di debito pubblico, quindi attività finanziarie, a disposizione del sistema economico che dovrebbe in futuro “pagarlo” ?

che il debito creato con la pandemia è in larghissima misura acquistato dalle Banche Centrali, con emissione di nuova moneta che circola nell’economia senza creare effetti inflazionistici (perché la carenza di domanda per beni e servizi reali evita questi effetti, e questa è la situazione non a seguito del Covid – anche se il Covid l’ha accentuata – ma dalla crisi finanziaria mondiale del 2008 in poi) ?

che sono disponibili proposte e progetti, quali i Certificati di Compensazione Fiscale (CCF), che permettono di integrare redditi e capacità di spesa senza ricorrere a indebitamento ?

C’è da sperare che queste “illuminazioni” non richiedano, per rischiarare il pensiero di Mario Draghi, svariati altri anni.

Specialmente se avrà ragione chi ritiene che Draghi sia destinato ad assumere un’importantissima carica politica: presidente del consiglio nel 2021 ? presidente della repubblica nel 2022 ?

Il sospetto, per la verità, è che Draghi tutte queste cose le abbia perfettamente capite, ma non ritenga sia oggi il caso di riconoscerle esplicitamente.

Può essere. La competenza di Draghi non è in discussione. Come non lo è la sua scaltrezza.

Non essendo in dubbio la sua scaltrezza, ritengo che un Draghi presidente del consiglio o presidente della repubblica non verrà (se verrà) a fare cose simili, a titolo di esempio, a quelle messe in atto da Mario Monti o da Giorgio Napolitano. Perché lasciarsi alle spalle un’economia in macerie è la via più sicura per rovinare una reputazione oggi altissima.

Per evitare le macerie, comunque, l’agenda (se tale la vogliamo definire) del discorso di Rimini è ancora carente sotto parecchi punti di vista.

Certo, il Mario Draghi 2020 dice cose significativamente diverse dal Mario Draghi 2011-2012.

Però serve molto, molto di più.