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giovedì 15 marzo 2018

Se si deve rivotare, facciamolo subito


Da alcuni giorni, un’esauriente analisi pubblicata da Youtrend  circola sui social networks e spiega come una diversa legge elettorale non avrebbe evitato lo stallo prodotto dalle recenti elezioni politiche.

La causa naturalmente è la divisione dell’elettorato in tre blocchi – centrodestra, M5S e centrosinistra – e la difficoltà di trovare accordi di coalizione.

Dato questo presupposto, non mi pare sensata un’ipotesi che pure formulano in parecchi: un “governo di scopo” con personalità non legate a partiti, e finalizzato a fare poche cose – una nuova legge elettorale oltre alla finanziaria (pardon, legge di stabilità) per il 2019. Per poi tornare a votare nella primavera del 2019, magari in concomitanza con le elezioni europee.

Mi sembra uno scenario da evitare: se si deve andare di nuovo al voto, è inutile e anzi probabilmente dannoso attendere un anno. Le camere si insedieranno tra una decina di giorni: se ad aprile si constaterà che l’accordo di coalizione non si trova, ci sono i tempi tecnici per scioglierle e votare entro fine giugno o primissimi di luglio. Del 2018.

L’obiezione è che nuove elezioni a scadenza così ravvicinata produrrebbero una nuova situazione di stallo. Ma in primo luogo, come spiegato da Youtrend, il rischio di stallo esiste con pressoché tutte le alternative di legge elettorale che potrebbero essere approvate in sostituzione dell'attuale.

Inoltre, rivotare con il Rosatellum ha significative possibilità di non creare una nuova impasse. L’attuale legge elettorale è infatti congegnata in modo da trasformare una percentuale di voti intorno al 40% in una maggioranza di seggi.

Il 4 marzo scorso i due principali blocchi – il centrodestra e M5S – hanno conseguito rispettivamente il 37% e il 33%, quindi il 70% totale. Se si rivota a breve scadenza, l’effetto sarà di rafforzarli ulteriormente – soprattutto a danno del PD, ma anche di tutte le liste minori – perché il nuovo voto sarà visto come una sorta di ballottaggio.

E’ molto probabile quindi che la somma di centrodestra e M5S si avvicini molto o anche raggiunga l’80%. Se i voti non si dividono in misura quasi perfettamente uguale, che uno dei due raggiunga o superi il 40% diventa quindi molto probabile.

Casomai, se c’è accordo si può arrivare a una modifica del Rosatellum semplice e da approvare in tempi rapidissimi: un premio di maggioranza abbastanza limitato, compatibile con le indicazioni date dalla Corte Costituzionale in sede di “bocciatura” dell’Italicum. Per esempio il 10%, che aumenterebbe ulteriormente la probabilità, per uno dei due blocchi, di ottenere la maggioranza dei seggi in parlamento.

Se c’è consenso, questa revisione può essere effettuata in tempi compatibili con nuove elezioni entro la pausa estiva. Se no pazienza, andiamo a rivotare con il Rosatellum così com’è. Ma entro pochissimi mesi. Restare un anno in una situazione di limbo non ha senso.