domenica 23 febbraio 2025

La regolamentazione che non funziona

 

Niente da fare, gli europeisti non riescono a sviluppare un’argomentazione senza infilarsi in un’autocontraddizione plateale. In questo video dell'ISPI si esprime preoccupazione in merito allo strapotere acquisito dai tecno-oligarchi, e in particolare da Elon Musk, che consentirebbe loro tra le altre cose di deregolamentare l’economia in modo da perseguire senza vincoli e senza controlli i loro interessi.

Al minuto 9, Nadia Urbinati ci fa sapere che per fortuna la UE ha “precorso i tempi”, e ha predisposto un sistema regolatorio a livello sovranazionale, rendendosi conto che i singoli stati erano troppo piccoli per “disciplinare” i grandi potentati economici.

Professoressa Urbinati… lei è una studiosa reputata & rinomata, per cui certe incoerenze logiche dovrebbe essere in grado di evitarle.

Se il problema è la dimensione, e se è vero che Musk & friends stanno scardinando il sistema regolatorio negli USA, evidentemente regolamentare a livello UE NON risolve il problema, non elimina e nemmeno attenua (di per sé) il rischio.

Perché ? ma perché gli USA non sono un “piccolo stato”. La loro economia è dello stesso ordine di grandezza di quella UE (volendo considerare la UE uno stato, come in realtà non è).

Io ho avuto la percezione contraria, cioè che la burocrazia UE, a parte essere nel suo complesso e di base pletorica, vessatoria e inefficiente, è casomai un veicolo SFRUTTATO dai potentati per “farsi al meglio gli affari loro”.

Ma al di là di questa mia (e di molti altri) valutazione, la contraddizione è chiara: se i potentati sono in grado di prendere il controllo dei meccanismi regolatori USA, lo possono fare anche nella UE. Salvo che il motivo per cui non possono sia qualcosa di diverso dalla dimensione: perché la dimensione è analoga.

venerdì 21 febbraio 2025

Se ci attacca l’Austria ?

 

Leggo commenti del tipo: “come si fa a pensare di interrompere il sostegno all’Ucraina ? se domani ci attacca l’Austria per riconquistare il Lombardo-Veneto che facciamo, restiamo inermi ? nessuna reazione ?”

Se ci attacca l’Austria dobbiamo reagire, sicuro. Ma nel caso dell’Ucraina non si parla di un attacco al NOSTRO territorio. Si parla di continuare a sostenere una delle parti in causa di un conflitto in cui noi non siamo tenuti a essere coinvolti, perché non siamo gli aggrediti e neanche siamo soggetti a obblighi conseguenti a un’alleanza.

Il conflitto riguarda parti terze. Possiamo legittimamente esprimere tutte le opinioni che vogliamo su torti e ragioni, su cause e conseguenze, possiamo distribuire etichette di buoni e di cattivi.

Ma come nazione dobbiamo agire in funzione dei nostri interessi, nonché della possibilità di ottenere dei risultati. La politica internazionale funziona così, piaccia o meno.

Le domande da porsi riguardo al ruolo dell’Italia nel conflitto ucraino sono altre:

abbiamo un interesse a far sì che il conflitto si evolva in una determinata maniera ?

abbiamo i mezzi per ottenere che questa evoluzione si concretizzi ?

siamo effettivamente disposti ad utilizzarli, questi mezzi, a livello adeguato a ottenere dei risultati ?

Le domande da porsi sono queste. E puzzano di ipocrisia, francamente, le argomentazioni di natura etica e idealistica. Non perché non siano temi da prendere in considerazione, ma perché li ignoriamo riguardo a qualche dozzina di altri conflitti in corso nel mondo: sui quali non ci attiviamo, non esprimiamo opinioni, a stento sappiamo che esistono.

 

domenica 16 febbraio 2025

La UE non riuscirà perché non c’è riuscito nessuno

 

Perché mai la UE dovrebbe riuscire a ottenere una cosa che non è mai avvenuta nella storia, l’integrazione politica europea aka la formazione di un superstato continentale ?

Dice: l’impero romano ? era sostanzialmente un’entità mediterranea, si estendeva alla Francia e all’Inghilterra ma da Teutoburgo in poi ha rinunciato all’idea di inglobare la Germania e l’Europa centro-settentrionale.

Carlo Magno ? morto lui, si è sciolto tutto.

Napoleone ? è durato pochi anni.

Hitler ? una manciata di trimestri.

Non funziona. Diverse lingue, culture, religioni, condizioni climatiche, interessi economici.

Un progetto nato sbagliato, uno zombie che continua a camminare solo per fare danni, in attesa del collasso definitivo.

sabato 15 febbraio 2025

Abbiamo bisogno del deficit pubblico

 

Esistono due canali di generazione della moneta: quello pubblico e quello privato. Il canale pubblico è quello dello Stato, che spende, e ritira moneta mediante le tasse in misura inferiore alla spesa – quindi attua un deficit pubblico. Mentre il canale privato è il credito concesso dal sistema bancario.

Apparentemente se ne può identificare un terzo, il surplus commerciale verso l’estero, ma il surplus estero non genera moneta, la trasferisce soltanto, dal paese deficitario al paese eccedentario.

Ora, l’economia, e il sistema creditizio in particolare, alternano momenti di euforia e momenti di depressione. Di conseguenza la formazione di moneta mediante il canale creditizio a volte è eccessiva e a volte è carente.

Di conseguenza il canale pubblico di creazione della moneta, il deficit dello Stato, DEVE ESISTERE, e deve agire in modalità ANTICICLICA. Occorre evitare che in un’economia in espansione la moneta sia prodotta solo dal canale privato. E occorre che la creazione di moneta tramite deficit pubblico compensi, agendo in senso contrario, le fasi in cui il canale privato si sta attivando troppo, o troppo poco.

giovedì 13 febbraio 2025

Il debito pubblico è MONETA IN CIRCOLAZIONE


Vediamo se è più chiaro così. NON HA SENSO ridurre il debito pubblico, non ha senso parlare di “risanare il debito pubblico”, perché il debito pubblico non è altro che una forma assunta dagli strumenti di pagamento e scambio in circolazione nell’economia. E’ MONETA, e la quantità di moneta in circolazione DEVE aumentare via via che l’economia si espande.