Il dibattito sulla
Modern Monetary Theory sta salendo di intensità, negli USA e di conseguenza
anche nel resto del mondo, a causa tra l’altro dell’interesse manifestato da
importanti esponenti del partito democratico quali Bernie Sanders ed Alexandra
Ocasio-Cortez, nonché del ruolo di Stephanie Kelton quale consulente economico
di Sanders.
Il progetto progetto Moneta Fiscale / CCF può essere considerato, in larga misura, l’applicazione all’Eurozona
dei concetti fondamentali che caratterizzano la MMT.
Un aspetto
paradossale, in tutto questo, è che quando ho iniziato a sviluppare i CCF,
della MMT non sapevo pressoché nulla. E’ vero che una delle mie due fonti di
ispirazione sono stati i Tax-Backed Bonds di Warren Mosler e Philip Pilkington
(l’altra, i MEFO bills di Hjalmar Schacht).
Ma a parte questo,
la MMT la conoscevo, in pratica, solo di nome, ed ero stato fuorviato da alcune
rappresentazioni del tutto fuori luogo, formulate da economisti non-MMT.
Il primissimo post
di questo blog, che avevo scritto in forma di domande e risposte (in pratica, un’autointervista)
contiene quanto segue.
D. Una digressione teorica, a questo punto: quello che
dici suona simile alle affermazioni della Modern Monetary Theory, una scuola
eterodossa di pensiero economico di cui ultimamente si parla parecchio.
R. Guarda, non ne sono un profondo conoscitore. Di
sicuro la MMT ha avuto il merito di diffondere la conoscenza di due elementi
chiave per comprendere l’attuale crisi, soprattutto nel contesto europeo. Il
primo è che uno Stato dotato di sovranità monetaria, che si indebita nella sua
valuta, può sempre evitare il default essendo in grado di emettere moneta per
ripagare il debito. Ovvio dirai tu, ma forse non per chi ha progettato l’euro…
D. Il secondo elemento ?
R. Il fatto che, in una situazione di economica
depressa, di trappola della liquidità, dove i tassi d’interesse sono pressoché
azzerati ma questo è insufficiente a riportare l’economia alla piena
occupazione, è possibile sostenere la domanda stampando moneta, senza che ci
sia da preoccuparsi né dell’inflazione né dei tassi d’interesse. Questo è un
punto importantissimo e, come abbiamo visto, non compreso da parecchi insigni
politici ed economisti.
D. Su altre cose la MMT ti lascia invece dei dubbi.
R. Con riserva di approfondirla, mi pare che la MMT
abbia sviluppato argomentazioni che faccio fatica a seguire, e che quindi mi
risultano dubbie, sul fatto che l’espansione monetaria può e deve essere
perseguita anche dopo che l’economia è tornata alla piena occupazione.
D. Questo non lo condividi.
R. No, e i motivi risultano chiari ripercorrendo il
dibattito economico del secondo dopoguerra. Le politiche di sostegno della
domanda hanno goduto in quel periodo di grande notorietà e successo, creando
però equivoci e quindi rischi di abusi. Se il sistema economico è già in
situazione di piena occupazione, il sostegno della domanda si scontra con il
limite fisico di capacità produttiva che in quel momento esiste. C’è più
domanda che capacità, in altri termini.
D. Quindi se spingo la domanda oltre quei livelli, per
esempio aumentando la spesa pubblica…
R. …non riesco a espandere la produzione. Se il
sostegno della domanda è finanziato con emissione di moneta, faccio salire i
prezzi. Se è finanziato con emissione di debito, faccio salire i tassi
d’interesse e quindi calano altre forme di domanda – consumi, investimenti
delle aziende, export perché si rafforza il cambio.
Dal che è evidente
che a fine 2012 – inizio 2013 della MMT sapevo solo quanto ne avevo letto in
alcune sintesi (errate e di seconda mano). Il concetto che “se il sistema
economico è già in situazione di piena occupazione, il sostegno alla domanda si
scontra con il limite fisico di capacità produttiva” è assolutamente basilare
ed espresso con totale chiarezza dagli economisti MMT. Ed è totalmente omogeneo
alle conclusioni a cui ero arrivato per conto mio, come ho potuto verificare
quando ho letto gli autori MMT invece di basarmi su rappresentazioni
fuorvianti.
L’omogeneità del
progetto MF / CCF ai principi MMT sta nel fatto che i Certificati di Credito
Fiscale possono svolgere, in stati appartenenti a un’unione monetaria, la
funzione di regolazione del deficit pubblico necessaria a perseguire,
contemporaneamente, piena occupazione e stabilità dei prezzi.
Funzione
normalmente attuabile emettendo moneta sovrana (nei paesi che non hanno
rinunciato ad averne una, cioè praticamente tutti quelli minimamente rilevanti
nell’ambito dell’economia mondiale – Eurozona esclusa).
Personalmente, mi ritengo
al 95% in sintonia con l’impostazione MMT, così come descritta nel recentissimo testo di Mitchell, Wray e Watts (il più significativo e aggiornato
sull’argomento, a mio parere).
Già che ci sono (ne
ho già parlato, ma ritornerò su entrambi i temi) cito anche che cosa
costituisce il 5% di non-(totale)-sintonia.
Primo, la tendenza
della MMT a trascurare le implicazioni geopolitiche e di lungo termine dei
deficit commerciali: il deficit commerciale di paesi dotati di moneta sovrana è
descritto grosso modo come la capacità di ottenere beni e servizi in cambio di
“carta”. Quindi una condizione favorevole, sotto molti aspetti.
Ma è anche
l’indicazione che si sta perdendo base produttiva a favore di altri paesi. Il
che ha implicazioni molto meno positive, anche se non immediate.
Secondo, la
necessità (perlomeno, sulla base dell’esposizione di Mitchell, Wray e Watts nel
libro citato) di elaborare meglio la spiegazione dei fenomeni inflattivi.
Per chiarire:
Mitchell, Wray e Watts parlano frequentemente di “inflazione da costi”
soprattutto con riferimento alle crisi petrolifere degli anni Settanta. Ma in
effetti anche quei fenomeni inflattivi sono stati la conseguenza di uno
squilibrio tra domanda e reddito potenziale del sistema economico. Solo,
diversamente da molti altri casi, l’origine dello squilibrio non è stata una
crescita troppo rapida della domanda, ma una caduta del reddito potenziale
dovuta all’impennata dei prezzi di specifici input produttivi.
Su scala più
accentuata, del resto, anche i citatissimi (a sproposito) fenomeni di
iperinflazione (Weimar, Zimbabwe, Venezuela) sono stati prodotti da crolli del
reddito potenziale dovuti a turbolenze politiche.
Al di là di
approfondimenti su questi temi, comunque, mi sento tranquillamente di affermare
che il progetto Moneta Fiscale / CCF è una modalità (credo la più semplice ed
efficace, quantomeno tra tutte le idee e proposte che sono stato in grado di
formulare o di cui ho sentito parlare) di applicazione dei principi MMT alle
specificità dell’Eurozona.