UNO, definire un obiettivo di riduzione del rapporto debito pubblico / PIL paese per paese, puntando per esempio al raggiungimento dell’obiettivo del fiscal compact – 60% di livello debito / PIL raggiunto in vent’anni.
Commento al
punto UNO: il debito pubblico in moneta straniera (cioè in moneta non emessa
dallo stato che emette il debito) comporta un rischio di insolvenza che va
ridotto al minimo. L’euro non è emesso dagli Stati dell’eurozona che collocano,
ognuno, i loro titoli sovrani di debito pubblico. Dal punto di vista dei
mercati finanziari, è quindi debito in moneta straniera.
DUE, chiarire (come peraltro è già chiaro leggendo trattati e regolamenti) che i crediti fiscali utilizzabili in compensazione e non rimborsabili in cash (Moneta Fiscale / MF) non sono inclusi nel debito pubblico.
Commento al
punto DUE: la MF non è debito perché non sussiste alcun impegno di rimborso.
Non è possibile che condizioni di mercato o manovre speculative forzino lo
Stato che la emette a disconoscere il suo impegno di accettare MF a saldo delle
obbligazioni pecuniarie (fiscali in primo luogo) verso di esso.
TRE, la BCE s’impegna a garantire incondizionatamente il debito pubblico degli stati che rispettino la traiettoria del rapporto debito pubblico / PIL definita come da punto UNO.
Commento al
punto TRE: il puntuale impegno degli obiettivi di contenimento del rapporto
debito pubblico / PIL deve andare di pari passo con la garanzia della banca
centrale di eliminare il rischio di default, evitando che l’Eurozona si trovi
in posizione perennemente svantaggiata rispetto a tutti gli altri paesi
economicamente avanzati (dove nessuno pensa seriamente alla possibilità che la
banca centrale permetta al Tesoro di andare in default).
QUATTRO, la BCE opera per ottenere un’inflazione media, nell’Eurozona, il più vicina possibile all’obiettivo del 2%.
Commento al
punto QUATTRO: è l’obiettivo primario della BCE.
CINQUE, i paesi che manifestino scostamenti rispetto all’obiettivo d’inflazione dell’Eurozona devono operare per riportare il proprio livello verso la media. Se sono sotto, devono adottare politiche di sostegno della domanda mediante espansione fiscale. Se sono sopra, possono a seconda dell’origine dello scostamento adottare politiche fiscali restrittive, oppure (in una situazione come l’attuale in cui lo scostamento deriva principalmente da problemi di approvvigionamenti e forniture) adottare politiche fiscali espansive finalizzate a ridurre oneri e imposte indirette su beni di prima necessità e/o a domanda rigida (es. alimentari ed energia).
Commento al
punto CINQUE: la BCE ha difficoltà a raggiungere il suo obiettivo primario
perché la politica monetaria da sola è spesso insufficiente a tale scopo. Il
punto CINQUE assicura che gli Stati coadiuvino la BCE con un appropriato
utilizzo delle leve fiscali.
SEI: i paesi che manifestino saldi di bilancia commerciale fortemente positivi o negativi devono agire per riportarli verso la parità. I paesi in surplus possono scegliere tra politiche di espansione della domanda interna (che aumentano l’import) e maggiore tassazione dei fattori produttivi (che riducono l’export) o un mix delle due cose; viceversa i paesi in deficit (commerciale) possono scegliere tra contrazione della domanda interna (che diminuisce l’import) e minore tassazione dei fattori produttivi (che aumenta l’export): anche in questo caso, è possibile mixare i due interventi.
Commento al
punto SEI: questo, per evitare che alcuni paesi accumulino passività
finanziarie, la cui contropartita è la crescita del debito privato netto in
valuta estera di altri: crescita che rischia di essere destabilizzante.
SETTE: il MEF offre ai risparmiatori Conti di Risparmio di due categorie: conti su cui può essere depositata Moneta Fiscale (utilizzabile per compensare imposte, ma che non dà diritto al rimborso in euro) e conti rimborsabili in euro.
Commento al
punto SETTE: questi conti sono uno strumento ideale per agevolare la
circolazione della MF (nel primo caso) e come strumento alternativo per l’emissione
di debito pubblico (nel secondo caso: rispetto ai titoli di Stato, non si
prestano ad attività di trading e sono quindi uno strumento finanziario non
speculativo e molto meno influenzabile dagli andamenti dei mercati finanziari).
OTTO: l’Italia crea un sistema di banche a proprietà e controllo pubblico, partendo ad esempio da un polo incentrato su Monte dei Paschi di Siena.
Commento al
punto OTTO: un sistema di banche pubbliche (come quello che la Germania, ad
esempio, continua a detenere) è un preziosissimo strumento di politica
economica al servizio dello sviluppo.