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sabato 26 novembre 2016

Berlusconi sulla moneta complementare

Silvio Berlusconi, pochi giorni fa, ha parlato diffusamente di moneta complementare e di sovranità monetaria. Qui il link all’intervista con Bruno Vespa (dal minuto 29 al minuto 32, all’incirca).

Non chiedetemi in che misura ci si possa fidare di Berlusconi perché non ho risposta, e per la verità non l’avrei neanche se mi poneste la stessa domanda sostituendo al suo nome quello di qualsiasi altro politico. Mi sembra doveroso notare, comunque, che sull’argomento dice cose corrette non al 100% ma quantomeno al 90% sì.

Un altro elemento da non sottovalutare è che Berlusconi, contrariamente a quanto spesso sento dire, è tutt’altro che finito sul piano politico. Finché c’è, continua a controllare almeno un 10-15% dell’elettorato.

Quota che ha buone possibilità di essere decisiva, se dopo il referendum (e qualunque ne sia il risultato) l’Italicum, come mi sempre inevitabile, cadrà, e verrà sostituito da una legge elettorale proporzionale o che comunque renderà necessario formare una coalizione di governo.


giovedì 1 settembre 2016

“Catastrofi che espandono il PIL” ? dipende

L’ultimo post cercava di spiegare sotto quali condizioni tenere le Olimpiadi in Italia potrebbe dare slancio all’economia – condizioni la cui esistenza è però, oggi, molto dubbia. Il giorno dopo, purtroppo, un tema in qualche misura analogo è emerso a seguito di un evento ben più tragico, il terremoto che ha colpito il Centro Italia provocando 300 vittime e gravissimi danni materiali.

Il dibattito è stato alimentato anche da uno scambio di opinioni tra Bruno Vespa e il ministro Graziano Delrio, i quali hanno dichiarato (o forse auspicato) nel corso di un programma televisivo che la ricostruzione post terremoto darà impulso all’economia – come è avvenuto, ad esempio, dopo il sisma friulano del 1976.

A molti ascoltatori queste affermazioni sono apparse fuori luogo e di cattivo gusto. Ma è indiscutibile che, in un’economia come quella italiana, che opera oggi molto al di sotto del suo potenziale produttivo (come testimoniato dall’altissimo livello di disoccupazione e dall’inflazione a zero, con il rischio di scivolare in deflazione), un’iniezione di domanda – anche se purtroppo motivata da un evento tragico – avrebbe una ricaduta positiva sui livelli di attività economica.

Il problema è che, come commentavo a proposito delle Olimpiadi, “le “condizioni attuali” consistono in un insieme di vincoli, quello dell’Eurosistema, che impongono limiti massimi ai deficit di bilancio pubblico tali da mantenere l’economia fortemente al di sotto di condizioni di pieno impiego delle risorse produttive, impedendo così di risolvere una crisi dovuta a depressione della domanda. Finché si rimane all’interno di questo sistema, si è costretti ad aumentare tasse o a tagliare servizi pubblici per coprire una spesa in più.”

L’ottimismo di Vespa e di Del Rio sarebbe motivato SE i costi per i soccorsi alle vittime del terremoto, per la ricostruzione, per la prevenzione di futuri eventi catastrofici, producessero immissione di potere d’acquisto nell’economia: un incremento di spesa pubblica netta, in altri termini.

Spero di sbagliarmi, ma dubito che questo accadrà. Avverrà invece niente di più di quanto prevedevo un paio di settimane fa: a seguito dei deludenti risultati dell’economia – deludenti perché ci si ostina ad affrontare una crisi di domanda intervenendo sull’offerta – gli obiettivi di riduzione del deficit pubblico non saranno raggiunti, per cui “si parla di “ottenere maggiore flessibilità” dalla UE, ma questo che significa ? il rapporto deficit pubblico / PIL italiano nel 2015 è sceso al 2,6% rispetto al precedente 3%. Nel 2016 e nel 2017 erano programmate ulteriori discese rispettivamente al 2,3% e all’1,8%. La “maggiore flessibilità” a cui si punta consisterebbe nel continuare a ridurre il deficit, ma più lentamente. Magari, ad esempio, a 2,4% quest’anno e a 2,2% il prossimo.”

In pratica PRIMA del terremoto stimavo che, tra 2016 e 2017, sarebbe stato “benevolmente” concesso dalla UE uno sforamento totale di deficit (rispetto ai precedenti obiettivi di discesa) dello 0,5% complessivo: otto miliardi di euro o poco più. Questo, in effetti, in conseguenza del fatto che gli obiettivi precedenti si sono rivelati irraggiungibili – e si sono rivelati irraggiungibili perché attuare azioni restrittive del deficit in situazione di domanda depressa rallenta l’attività economica molto più di quanto il governo e la UE siano disposti ad ammettere.

La mia previsione è che, decimale più decimale meno, le “concessioni” rimarranno appunto nell’ordine dello 0,5% totale sopra citato. E visto che c’è necessità di “etichettarle” in qualche modo, si dirà che lo 0,5%, gli otto miliardi, sono giustificati ad esempio per metà dal terremoto e per metà da qualcos’altro (l’accoglienza ai migranti, probabilmente).

Naturalmente, non mancheranno annunci e titoli di giornale che diranno cose tipo “la UE dà quattro miliardi per il terremoto”. La verità è che non sta dando nulla: gli obiettivi di deficit continueranno a essere di contrazione, quindi di sottrazione di risorse dall’economia reale, e saranno comunque gli stessi che avremmo avuto senza terremoto.

Il che equivale a dire che, a tutti gli effetti pratici, il costo del terremoto lo pagheranno i cittadini italiani, subendo le consuete miscele di tagli & tasse, senza nessuna delle ricadute economiche positive di cui parlavano Vespa e Delrio.

Finché l’Eurosistema rimane questo, non c’è da aspettarsi nulla di meglio. Cambiare si può, e (sul piano tecnico) anche con grande facilità. Il che fa ancora più rabbia.