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lunedì 5 giugno 2017

Euro e delta crescita Italia-Germania

Un’ulteriore domanda di Bullfin74: se l’euro è all’origine delle differenze di performance all’interno dell’Eurozona, e in particolare tra Italia e Germania, come mai l’andamento delle due economie non diverge a partire dal 1997 (quando è stato deciso chi entrava nell’euro) né dal 1999 (quando sono state fissate le parità irrevocabili tra le varie monete) né dal 2002 (quando l’euro “fisico” è stato introdotto) ma dal 2008 ?

Effettivamente il delta di crescita reale tra Italia e Germania è stato favorevole ai tedeschi, ma solo del 3% tra il 1997 e il 2008, mentre si è creata una differenza ben maggiore (un ulteriore 13%) tra il 2008 e il 2016. Pochissimi decimi di punto all’anno (una variazione quasi impercettibile) fino alla “crisi Lehman”. L’1,5% medio annuo successivamente: che in un periodo pluriennale crea una divaricazione enorme.

Se la grande divaricazione parte parecchi anni dopo l’introduzione dell’euro, significa che l’euro non c’entra ? Al contrario, c’entra eccome. O per essere più precisi, c’entra la governance complessiva dell’Eurosistema.

Nel periodo 1997-2008, sia l’Italia che la Germania hanno registrato una modesta crescita (1% reale medio circa): modesta tenuto conto che sono stati anni, in generale, di sviluppo economico mondiale sostenuto (perlomeno in confronto a quanto è avvenuto dopo).

Entrambe hanno attuato politiche di restrizione della domanda, ma con modalità completamente diverse.

L’Italia ha, in buona sostanza, abbattuto il deficit e il debito pubblico (in rapporto al PIL) aumentando le tasse.

La Germania ha compresso la crescita dei salari interni al di sotto del tasso di crescita della produttività, introducendo meccanismi quali le riforme Hartz e i minijobs. Per lenire in qualche modo l’effetto sociale di queste misure, ha in effetti incrementato debito e deficit, sforando tra l’altro (prima di ogni altro paese importante dell’Eurozona) i limiti di Maastricht riguardo al rapporto deficit pubblico / PIL (il famoso 3%).

Questo ha consentito alla Germania di sviluppare enormi surplus commerciali, che le hanno, certamente, consentito un recupero più rapido dagli effetti della crisi finanziaria mondiale del 2008, ma scaricando il problema (in buona sostanza) sui partner commerciali.

Mentre l'Italia, dopo un'interruzione nel 2009-2010, ha ripreso dal 2011 in poi (seguendo le "prescrizioni" UE) a effettuare pesantissime (in quanto fortemente procicliche) politiche di austerità per cercare di ridurre deficit e debito pubblico.

Ora, si dirà che l’Italia non aveva alternativa in quanto era entrata nell’euro con un rapporto debito pubblico / PIL (120% circa) più elevato degli altri paesi. Ma questo è esattamente il motivo (non l’unico, ma senz’altro uno dei principali…) per cui NON ci sarebbe dovuta entrare.

Se hai un debito alto, ma in moneta di cui controlli l’emissione, l’ultima cosa che devi fare è convertirlo in una moneta che non gestisci, e per giunta più forte della tua: la moneta forte è amica del creditore, non del debitore. E il debito in moneta che emetti non è nemmeno, in effetti, un debito: è una forma di emissione monetaria, e se dà problemi li dà in conseguenza del rischio d'inflazione (l’ultima cosa di cui preoccuparsi oggi), non del rischio d’insolvenza.

In conclusione, l’euro con il delta di performance economica Italia-Germania c’entra, eccome. Non sarebbe stato così con regole diverse ? ma le regole quelle erano. E con quelle regole entrare nell’euro per l’Italia era deleterio e autolesionista.


venerdì 2 giugno 2017

Utili chiarimenti

Bullfin74 mi ha posto via twitter una serie di domande molto utili al fine di mettere a fuoco parecchi aspetti del progetto Moneta Fiscale / CCF.

Eccole qui di seguito, con le mie risposte.


D1. Chi controlla la quantità di Moneta Fiscale / CCF da emettere ? Come ci si può assicurare che questo soggetto si comporti in modo affidabile nello svolgere il suo compito senza eccedere nell’emissione ?

R1. Il soggetto a cui spetterà l’emissione di MF / CCF sarà lo Stato (non la Banca Centrale) con ogni probabilità tramite il Ministero dell’Economia. Il disincentivo ad eccedere con le emissioni sta nel fatto che avremo a quel punto un sistema in cui convivono euro e MF / CCF: lo Stato è impegnato dal Fiscal Compact a non aumentare il debito (inteso come quello da rimborsare in euro) e utilizza la MF / CCF per attuare le necessarie politiche anticicliche. Se si eccede, il rischio è quello di emettere MF / CCF in misura superiore a quanto utilizzabile, in tempi ragionevoli, per beneficiare di sconti fiscali, il che svilisce il valore della MF / CCF (la sovrainflaziona, in altri termini) ma non quello dell’euro. Anche ipotizzando un governo irresponsabile e con attitudine iperinflazionista (per inciso è una leggenda che l’Italia sia un paese con queste caratteristiche, vedi qui) un sistema euro integrato (ma non sostituito) da MF / CCF frena già di per sé la tendenza all’eccesso di emissione.


D2. Si dice che si può stampare senza effetti nefasti. Ho visto fare l’esempio del Cile dove il patrimonio netto della Banca Centrale è andato in negativo. Nessun effetto ? Eh no, il cambio a un certo punto è letteralmente collassato. In un sistema chiuso un eccesso di moneta si scarica sui prezzi, in un sistema aperto ovviamente anche sul cambio. In altri termini, l’assunto che il bilancio della Banca Centrale possa andare a puttane (scusi l’espressione !) senza tante controindicazioni non mi pare reggere.

R2. Non conosco nello specifico il caso cileno, ma si stanno dicendo cose un po’ diverse. Una Banca Centrale che emette moneta sicuramente non è a rischio di dissesto finanziario, nel senso di default. Ovviamente la possibilità che l’eccesso di emissione crei inflazione e svalutazione esiste, ma questo è un altro tema e significa semplicemente che l’emissione monetaria deve incrementare domanda per beni e servizi reali (tramite spesa pubblica e/o riduzione d’imposte) fino al livello necessario per riassorbire la disoccupazione prodotta da una crisi economica, e non oltre. Vedi qui.


D3. Credo che gli “anti-stampa” siano contrari a queste proposte perché anche ammettendo che uno stimolo monetario dia una spinta all’economia (e questo lo penso anch'io perché se dai soldi a un disoccupato trasformi domanda potenziale in domanda effettiva) questo modo di procedere lascia tutto il resto inalterato (come dare l’aspirina per calmare i dolori, ma sotto c’è un tumore).

In questo senso il tumore è dato dalla scarsa attrattività degli investimenti esteri verso l’Italia, dall’allocazione inefficiente del credito, da normative folli, giustizia pachidermica, saturazione dei consumi-investimenti nel settore edile, bassa natalità ecc. Non ne conviene ? non pensa che una proposta quale la MF / CCF sia un semplice salvagente di breve termine con scarsa efficacia nel lungo ?

R3. No, sono in disaccordo per vari motivi tra loro collegati. Le inefficienze del sistema Italia erano tutte presenti prima della crisi, a mio parere spesso sono anche enfatizzate all’eccesso dando luogo a veri e propri luoghi comuni, e comunque non spiegano quanto è avvenuto in conseguenza dell’ingresso nell’euro – che invece è totalmente giustificato dalle politiche di contrazione della domanda adottate per entrarci (nell’euro) prima, e per rimanerci poi.

A me pare evidente che l’economia italiana non soffre di un tumore: soffre di sottoalimentazione. E’ un auto che può viaggiare a una velocità di crociera di 130 kmh e viene costretta a camminare a 80. La velocità di crociera può essere portata a 150 con gli opportuni interventi ? può essere, ma se continuiamo a sottoalimentare viaggeremo comunque a 80…

D’altra parte, che la crisi debba essere risolta con interventi “strutturali” la UE e i suoi corifei al governo ce lo raccontano da sei anni. Lei è disposto a credere a qualcuno che per sei anni propone e attua cose che non funzionano ? io no. Funzionerebbero se applicate diversamente ? non lo credo e comunque se il PD rimane al governo continueremo ad avere le stesse persone che seguiranno le stesse ricette…


D4. Non pensa che più che aumentare la quantità di moneta M sia necessario incrementare la velocità di circolazione V ?

R4. Penso che sia un falso problema. Il punto è incrementare il potere d’acquisto disponibile e quindi la domanda di beni e servizi reali. A mio modesto avviso, i ragionamenti su M e V confondono le idee facendo perdere di vista il punto essenziale (che è incrementare la domanda). Alcune considerazioni in merito le trova qui.


D5. Quando parlate di titoli che si consolidano, eliminano, nel bilancio della Banca Centrale, siete consci che sono istituti di emissione pubblici quindi soggetti appartenenti a una medesima entità a cui si applicano banali principi (appunto) di consolidamento ? E’ vero che ultimamente questi istituti hanno assunto carattere privatistico dal punto di vista giuridico, però definire esattamente l’area della Banca Centrale rispetto allo Stato non è elementare. Lei su questa tematica come si pone ?

R5. Quanto a questo io vado oltre ! e dico che non c’è un motivo tecnico-economico per cui la Banca Centrale debba esistere…


D6. Si dice che il QE ha prodotto una ripresa nell’economia dell’Eurozona. Ma non si è trattato piuttosto di altri fattori, quali il cambio euro / dollaro (già sceso a 1,07 prima che il QE di Draghi iniziasse) e la caduta del prezzo del petrolio ?

R6. Ho sempre chiaramente affermato che il QE di Draghi risolvesse poco o nulla perché non era rivolto a incrementare la domanda di beni e servizi reali, e l’ho scritto a più riprese – vedi qui, qui e qui. Qualche contributo l’hanno invece dato, sicuramente, il calo del petrolio (che con il QE non c’entra) e il rafforzamento del dollaro (che invece è l’unico fattore rilevante attribuibile al QE: è vero che è avvenuto prima che il QE partisse, ma si è trattato in quel caso di un evidente effetto di anticipazione da parte dei mercati).