In questi giorni
si sprecano commenti e analisi sull’impatto della manovra economica che il
governo andrà ad approvare. Si “sprecano” nel senso che rischiano di essere
tempo perso, fino al momento in cui non saranno noti, oltre che l’obiettivo di
deficit / PIL (l’ormai famoso 2,4%) il dettaglio degli interventi, le stime in
merito all’andamento dell’economia in assenza di manovra, le ipotesi sugli
impatti delle azioni da mettere in atto, eccetera.
Per questo motivo,
non formulo giudizi fino al momento in cui sarà diffuso il documento analitico –
700 pagine che saranno da leggere con molta, molta attenzione – che costituisce
la Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (per gli amici, il
NADEF). Ed è questione di pochissimi giorni.
Nel frattempo, un caveat.
Uno dei commenti
più fuorvianti, che si legge però con discreta frequenza, è che l’economia italiana
sta crescendo, per cui sarebbe sbagliato impostare politiche espansive – che vanno
messe in atto nei periodi di recessione, non di crescita.
L’equivoco, banale,
sta nella differenza tra recessione e depressione.
Un’economia è in recessione quando il PIL reale – la quantità
di beni e servizi che si producono, misurata a potere d’acquisto costante – scende.
Un’economia è in depressione quando il PIL reale è
significativamente al di sotto del suo potenziale (il che implica alta
disoccupazione e basso utilizzo della capacità produttiva delle aziende).
Un caso limite,
utile come esempio: se un paese perde il 20% del PIL nel 2017 e recupera il 4%
nel 2018, direste che la sua economia è “tonica” e che non servono politiche
espansive perché il 4% è un ottimo tasso di crescita ?
In realtà è solo
un modesto rimbalzo, se confrontato con il disastro avvenuto nell’anno
precedente, ed è del tutto insufficiente a riportare l’economia in condizioni
di normalità.
Nel 2017 il PIL
reale italiano è cresciuto dell’1,6%, che non è un tasso sbalorditivo ma è
quantomeno il migliore ottenuto da parecchi anni a questa parte.
Ma il PIL reale
2017 è stato ancora inferiore di 100 miliardi a quello dell’ultimo anno
pre-crisi – il 2007, dieci anni prima !
Nel 2017 l’economia
italiana ha quindi conseguito una (modesta) espansione, insufficiente però a
risollevarla dal suo stato di (pesante) depressione.
In aggiunta a
tutto ciò, il 2018 sta mostrando segni di rallentamento, non solo in Italia ma
in tutti i paesi dell’Eurozona.
La mia
preoccupazione, di conseguenza, è che la manovra economica non sia abbastanza espansiva, e che non riesca
quindi a conseguire un tasso di crescita 2019 almeno pari al 2% reale – che è
la linea di demarcazione tra il successo e un risultato deludente.
Sarebbe quindi
stato estremamente opportuno aver predisposto strumenti quali la Moneta Fiscale, per dare un impulso all’economia molto maggiore, e senza aumentare la
dipendenza dai mercati finanziari.
Ma rimediare è possibile. Quello che non si è fatto prima può essere fatto ora. Deve diventare
una priorità del governo, però.