Ormai da diversi anni, ma ultimamente con maggiore frequenza, sento e leggo commenti di persone appartenenti all’establishment (in posizioni più o meno rilevanti) che ruotano intorno a concetti inquietanti.
“La democrazia ha dei limiti”.
“Coniugare democrazia e sviluppo economico diventa sempre più difficile”.
“Il successo della Cina, bisogna ammetterlo, mostra che un regime autoritario è vantaggioso in termini di efficienza economica”.
E varianti sul tema.
Beh, cerchiamo di chiarire una cosa. L’ascesa economica della Cina non ha niente a che vedere con l’assenza di democrazia.
Il regime cinese non è democratico, ma l’origine del suo successo economico sta altrove:
UNO, pur essendosi aperta, almeno parzialmente, al capitalismo e all’iniziativa privata, mantiene un forte controllo statale sulle politiche di sviluppo economico e industriale.
DUE, in particolare è dotata di un rilevantissimo sistema di grandi imprese e di banche a controllo pubblico, e non ha nessuna intenzione di ridurne il perimetro.
TRE, se nei primi anni del suo decollo economico è cresciuta in larga misura grazie all’export, ne sta diventando sempre meno dipendente e sta sempre più facendo leva sulla crescita del mercato interno.
QUATTRO, naturalmente dispone della propria moneta e non ha la minima intenzione di seguire nulla di anche solo vagamente rassomigliante alle deliranti ricette euroausteriche.
Il successo economico della Cina in effetti ricorda molto il miracolo economico italiano del dopoguerra (che neanche gli oil shocks avevano interrotto, contrariamente a quanto spesso si sente dire). È un modello di economia mista, che combina l’iniziativa privata con un rilevante ruolo dello Stato.
L’assenza di
democrazia non è affatto un fattore di successo economico. Se nell’Eurozona e
in particolare in Italia la democrazia verrà meno, non diventeremo la Cina. In
costanza delle politiche economiche euroausteriche, rimarremo un esempio di
insuccesso economico E IN PIU’ faremo passi indietro in merito alle libertà
politiche, di espressione, di opinione. Senza nessun beneficio e senza nessuna
contropartita.