Ogni tanto riaffiora una proposta finalizzata a superare le disfunzioni dell’Eurozona, che si rifà a quanto sostenevano (prima che l’euro nascesse) vari economisti, tra cui il Premio Nobel Franco Modigliani.
Si tratta del “mandato duale”. Al contrario della Federal Reserve e di molte altre banche centrali, la BCE ha la missione di mantenere l’inflazione il più vicino possibile a un livello-obiettivo, ma non quello di massimizzare l’occupazione.
Se anche fosse possibile (e in pratica non lo è) costruire un consenso politico che permetta di superare il mandato duale, le disfunzioni dell’Eurozona, tuttavia, non verrebbero risolte.
In presenza di un mandato duale, la BCE non avrebbe potuto fare molto più di quanto è comunque avvenuto dal 2012 in poi: azzerare i tassi d’interesse e lanciare il Quantitative Easing.
Una banca centrale può cercare di rilanciare l’economia in modo indiretto, immettendo liquidità nel sistema tramite (sostanzialmente) il canale del credito. Ma espandere il credito richiede qualcosa di più del metterlo a disposizione. Richiede che qualcuno voglia indebitarsi per comprare beni (d’investimento e anche di consumo) e servizi.
Indebitarsi non arricchisce, in prima battuta, chi assume debito. Gli fornisce mezzi di pagamento, ma in un contesto di domanda depressa la volontà di assumere debito per spendere è (comprensibilmente) molto scarsa.
Uscire dalla depressione economica richiede una delle seguenti due cose:
spesa da parte dello Stato, oppure
spesa da parte dei cittadini agevolata da trasferimenti / riduzioni di tasse, che mettano loro a disposizione mezzi di pagamento MA SENZA INDEBITARE i cittadini stessi.
Questa seconda modalità di azione in effetti è, anch'essa, indiretta (i cittadini devono voler spendere) ma è molto più efficace rispetto a fornire credito, perché il punto di partenza è un ARRICCHIMENTO degli individui e delle aziende che si vogliono indurre alla spesa.
In sintesi,
parliamo sempre e comunque di POLITICHE FISCALI ESPANSIVE. Agevolare il credito
aiuta a compensare modeste oscillazioni del ciclo economico, ma ottiene poco o
nulla a fronte di cadute di PIL come quelle che abbiamo sperimentato nel 2009,
nel 2012-3 e nel 2020.