Un curioso personaggio, Javier Milei, è stato eletto
presidente dell’Argentina. Curioso per l’aspetto (folti basettoni che a me
hanno ricordato quelli del suo predecessore di qualche decennio fa, Carlos Menem:
a quanto pare i basettoni fanno colpo sull’elettorato locale), ma ancora di più
per il suo programma di politica economica.
In comizi infuocati e ad alto contenuto di decibel,
Milei ha promesso di tagliare sprechi “con la motosega”, di chiudere una decina
di ministeri, di privatizzare di tutto di più, nonché di dollarizzare l’economia
del paese.
In pratica quest’ultimo punto equivale ad abolire la
banca centrale e la moneta nazionale, e a trasformare il dollaro USA nella
moneta legale utilizzata all’interno del paese.
Proprio Menem, in collaborazione con il ministro dell’economia
Domingo Cavallo, aveva messo in atto qualcosa di simile negli anni Novanta. Non
abolendo il peso, ma fissando un tasso di conversione “irrevocabile” di uno a
uno con il dollaro.
Il risultato fu che inizialmente affluirono in
Argentina molti finanziamenti esteri, generando un boom economico.
Finanziamenti attratti da alti tassi di interessi e dalla garanzia di pari
valore dollaro / peso.
Dopo un po’ gli investitori esteri cominciarono a
sospettare che il gioco non fosse destinato a reggere: i finanziamenti si
ridussero a un rigagnolo, e la scarsità di moneta, dovuta all’insufficienza del
sottostante con cui garantire la convertibilità, produsse una gravissima crisi
deflattiva.
Effetto finale, negli ultimi giorni del 2001: default
sul debito in valuta estera e revoca dell’”irrevocabile” impegno di conversione.
Cioè svalutazione.
Se Milei riuscirà ad assicurarsi una sufficiente
quantità di finanziamenti in dollari, potrà mettere in atto la sua proposta.
Potrebbe anche in questo caso verificarsi un boom iniziale ma finirà come l’altra
volta: con una tremenda crisi e con un default.
In effetti però c’è anche un’altra strada tramite la
quale Milei potrebbe attuare il suo piano. Dare effettivamente valore legale al
dollaro – che in ogni caso già oggi è ampiamente utilizzato all’interno del
paese – ma nello stesso tempo utilizzare come strumento finanziario complementare
un titolo emesso dallo Stato e accettato per pagare le tasse.
In altri termini, garantire un adeguato livello di
circolazione monetaria affiancando al dollaro una Moneta Fiscale nazionale.
Sarebbe, certo, sorprendente se un presidente-economista
di scuola austriaca finisse per implementare uno schema di finanza funzionale /
MMT.
Chissà però, la vita è strana.