Ieri il governo
Renzi ha presentato la proposta di legge di stabilità 2016, che tra i suoi
provvedimenti prevede un meccanismo di “superammortamento” per incentivare gli
investimenti delle aziende.
In pratica, si
prevede di dare la possibilità, alle aziende che investono in beni produttivi,
di ammortizzare con validità fiscale un importo pari al prezzo di acquisto
maggiorato del 40%.
Ad esempio, un
macchinario acquistato per un milione di euro e ammortizzabile in sette anni,
beneficerebbe di una rata deducibile pari a un settimo (all’anno) di 1.400.000:
quindi 200.000 euro all’anno.
Se l’aliquota
marginale d’imposta è il 35%, questo corrisponde a minori imposte per 200.000 x
35% = 70.000 euro all’anno, invece di 50.000 con la legislazione attuale.
Naturalmente, il
risparmio d’imposta consentito dagli ammortamenti futuri non è debito pubblico,
e nessuno si sognerebbe di dire il contrario. Semplicemente, è un elemento di
cui tener conto nel prevedere le future entrate fiscali.
Bene:
immaginiamo che, per rafforzare l’efficacia del provvedimento, il risparmio d’imposta
sia collegato a un titolo, sia cedibile, e sia utilizzabile per ridurre
qualsiasi forma di pagamento dovuta alla pubblica amministrazione (non solo
imposte dirette, ma anche contributi sociali, IVA ecc.).
In pratica l’azienda
che effettua l’investimento riceve sette Certificati di Credito Fiscale, con scadenza
a 1-2-3-4-5-6-7 anni, per un valore di utilizzo di 70.000 euro cadauno.
Il provvedimento
diventerebbe nettamente più efficace, per due motivi.
In primo luogo,
le aziende potrebbero monetizzare in anticipo il vantaggio fiscale, cedendolo sul
mercato finanziario prima della data di utilizzabilità.
In secondo
luogo, i CCF avrebbero sempre un valore, mentre l’ammortamento è utilizzabile
solo dalle aziende che realizzano utili sufficienti. Chi non è certo di ottenerli
(data la debolezza e l’incertezza della situazione economica) è riluttante a
investire – superammortamento o no.
Se qualcuno in
contatto con il governo mi legge, prego di prendere in considerazione il
suggerimento…
Ma quello che tenevo a far notare è: se il
risparmio d’imposta futuro, prodotto dall’ammortamento, non è debito pubblico
(e nessuno si sognerebbe di considerarlo tale), non c’è nessuna logica perché lo
diventi per il fatto di “incorporarlo” in un titolo e di renderlo cedibile.