Si stanno
delineando risultati ampiamente negativi – come nelle previsioni, del resto –
per il PD, sia nelle elezioni regionali siciliane che nelle “municipali” di Ostia.
In queste ore, i
commenti di politici, elettori, attivisti, simpatizzanti di area PD sono in
larga misura improntati a un leitmotiv –
espresso in forme più o meno velate o esplicite o sanguigne, a seconda dei
casi: il problema è Renzi, bisogna cambiare lui per “invertire la tendenza”.
Alcuni, elaborando
sul tema, sintetizzano il tutto affermando che “Renzi ha fatto politiche che
cercavano di sottrarre consensi al centrodestra, ma così facendo invece l’ha
fatto crescere”.
Questi commenti
riflettono un considerevole grado di scollamento dalla realtà.
Il declino
elettorale del PD è dovuto a due fattori principali: la pessima situazione economica e la discutibilissima gestione della crisi migratoria.
Invertire la
tendenza significa staccarsi dai vincoli dell’Eurosistema (nel primo caso) e
adottare politiche decisamente meno orientate all’accoglienza a tutti i costi
(nel secondo).
Ora, Renzi può
risultare poco simpatico e naturalmente si può criticarlo. Ma le proposte
alternative in sede PD, che darebbero luogo a un cambiamento netto di tendenza,
dove sono, e chi le promuoverebbe ?
Altrimenti detto:
sia sugli eurovincoli che sulla crisi migratoria, qualsiasi leader alternativo
a Renzi (a meno che non emerga un nome totalmente nuovo, di cui non si
percepisce la minima traccia) porterebbe il PD dove ?
Su un percorso di
ancora maggiore acquiescenza a Bruxelles per quanto attiene all’economia, e di
ancora maggiore apertura a politiche migratorie percepite, da vastissimi
segmenti della popolazione italiana, come estremamente pericolose e mal gestite.
Sugli eurovincoli
economici, in particolare, Renzi ha fatto decisamente troppo poco – molte dichiarazioni
e pochi fatti – ma quel poco è andato quantomeno in una direzione meno sbagliata rispetto a quanto si sente affermare dai vari Franceschini, Orlando,
Martina eccetera.
Il PD è in caduta
verticale di consensi perché le sue politiche sono state, in questi anni,
antisociali e deleterie per il tessuto economico-sociale italiano. Ma l’origine
di tutto questo non è stato Renzi in particolare, ma il PD nel suo complesso.
E non erano
politiche in grado di “prendere consensi a centrodestra”. L’elettorato, di
qualsiasi colorazione, non potevano che alienarlo. La finalità, del resto, non
era prendere consensi in Italia, ma perderne il meno possibile compatibilmente
con l’esigenza di obbedire a ordini di provenienza esterna.
Presentarsi alle
prossime elezioni politiche con un leader diverso da Renzi significa non
comprendere, o rifiutarsi di ammettere, quali profonde cause di disagio il PD
abbia alimentato nella popolazione italiana, in questi ultimi cinque anni (anzi
sei, va considerato anche l’anno di governo Monti).
Sostituire Renzi
significa semplicemente sperare di incontrare un “affabulatore” di masse
migliore di lui (difficile) o magari confidare che Renzi faccia da parafulmine e
da catalizzatore di un sentimento di profonda insoddisfazione che è in realtà legato
non alla persona, ma alle scelte politiche del suo partito.
Dubito che
funzioni.
Ma non
scommetterei neanche un centesimo sulla capacità del PD di identificare le cause
del declino elettorale, né tantomeno di intervenire modificando non la facciata
con cui si presenta alla cittadinanza italiana, bensì la sostanza della sua
proposta politica.