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domenica 18 novembre 2018

Non ha senso aspettare le europee


Nel corso dei nostri frequenti contatti con forze politiche, parlamentari ed esponenti di governo, ci siamo spesso sentiti dire che il progetto CCF / MF va avviato, anzi lo sarà, ma probabilmente “nell’imminenza o in corrispondenza o subito dopo” le elezioni europee.

Ora, questo punto ha bisogno di essere chiarito.

Le elezioni europee, per quanto riguarda i temi dell’economia italiana, non hanno, un buona sostanza, nessun rilievo.

Le elezioni europee certificheranno una forte avanzata degli schieramenti politici euroscettici. Ma la nuova commissione UE sarà comunque presieduta da un esponente scelto da un’alleanza di forze “variamente europeiste”: PPE, verdi, ALDE, socialisti.

Gli euroscettici avanzeranno, certamente. Ma non abbastanza per essere maggioritari. E per di più sono divisi tra euroscettici di destra (Lega, Le Pen, AfD, Wilders nei Paesi Bassi, Strache in Austria, blocco Visegrad, nordeuropei) e di sinistra (Melenchon, DIEM25 di Varoufakis, sinistre portoghesi, Podemos, Syriza – se ancora lo vogliamo definire euroscettico…). A parte il M5S, non inquadrabile nella dicotomia “destra o sinistra”.

L’euroscetticismo critica la UE per ragioni diverse. Alcuni contestano l’austerità, altri le politiche migratorie. Qualcuno, ma in effetti non tantissimi, entrambe.

Quanto ai due principali paesi UE, oggi esprimono una leadership fortemente indebolita. Ma anche se un pessimo risultato alle europee inducesse Angela Merkel alle dimissioni, il nuovo cancelliere non modificherebbe certo l’atteggiamento tedesco nei confronti della governance economica dell’Eurozona.

E non è immaginabile – date le caratteristiche del sistema politico francese – che cada Macron, anche se ottenesse un pessimo risultato alle europee e venisse scavalcato dalla La Pen quanto a voti ottenuti.

“Aspettare le europee” per lanciare i CCF significa non aver capito due cose, peraltro tra loro strettamente connesse.

In primo luogo, i CCF possono essere introdotti dall’Italia perché non violano nessun trattato e nessuna regolamentazione dell’Eurozona, e non richiedono quindi di essere discussi né tantomeno autorizzati.

E in ogni caso, se ci preoccupiamo dell’atteggiamento di singoli paesi o della UE nel suo complesso, questo atteggiamento resterà esattamente lo stesso di oggi, anche dopo le elezioni del maggio prossimo.

Il progetto CCF può essere lanciato, in qualsiasi momento. Serve volontà politica, chiarezza di idee, compattezza da parte del governo italiano. La posizione dei partner UE prima e dopo le elezioni non ha rilievo ai sensi di trattati e regolamenti, e in ogni caso è un’invariante: non è destinata a mutare in alcun modo significativo – non per effetto delle elezioni, quanto meno.

L’ho detto e lo ripeto: smorzare i toni, e lanciare i CCF. Il prima possibile.