Un ulteriore
interessante spunto di riflessione, basato sul commento di un lettore all’ultimo
post.
Affermare che
emettere titoli per finanziare il deficit è meno inflazionistico che emettere
moneta, argomenta il lettore, non ha senso neanche analizzando il comportamento
degli attori in gioco. Lo Stato spende sempre cash, e chi lo riceve (il cash) non si chiede certo se provenga da
un’emissione diretta di moneta o dal collocamento di un titolo. L’immissione di
potere d’acquisto e l’impatto sulla domanda di beni e servizi reali è quindi,
evidentemente, lo stesso in entrambi i casi.
Chi compra
titoli di Stato invece lo fa per dare una destinazione al suo risparmio, quindi
utilizzando potere d’acquisto che al momento non ha comunque intenzione di spendere nell’economia reale. Se dovesse
cambiare idea, li può peraltro vendere in qualsiasi momento – ottenendo moneta
spendibile.
Aggiungo io: si
potrebbe obiettare che l’emissione di titoli di Stato è una forma sicura (se è
di fatto garantita dalla potestà di emissione monetaria dello Stato stesso) di
impiego del risparmio, o quantomeno del suo valore nominale. L’esistenza dei
titoli di Stato potrebbe quindi agire da incentivo a risparmiare di più (perché
si dispone di una possibilità di impiego di ottima qualità e affidabilità) e
quindi a consumare di meno.
E’ un’affermazione
difficile in pratica da verificare, ma in ogni caso se i titoli di Stato non esistessero,
con ogni probabilità altre forme di destinazione del risparmio assumerebbero,
semplicemente, maggior peso. E potrebbero anche essere altrettanto sicure: per
esempio si potrebbero semplicemente lasciare più saldi liquidi in depositi
bancari, garantiti dallo Stato fino a un importo massimo fissato per legge (come
avviene negli USA, dove la Federal Deposit Insurance Corporation li garantisce
fine a 250.000 dollari).
Ma anche
supponendo che l’esistenza dei titoli di Stato induca la popolazione a
risparmiare di più, questo implicherebbe minore velocità di circolazione della
moneta, a fronte della quale lo Stato stesso potrebbe comunque raggiungere l’obiettivo
di piena occupazione spendendo un po’ di più (o tassando un po’ di meno), senza
impatti inflazionistici. Nella tautologica equazione MV = PQ, M sarebbe più
alto, V più basso mentre P e Q non avrebbero ragione di modificarsi.
Personalmente
non ho nulla contro l’emissione di titoli di Stato in moneta propria, garantiti dalla potestà di emissione monetaria dello
Stato, se ed in quanto costituiscano un servizio di gestione del risparmio
offerto ai propri cittadini.
Il problema è
che si è diffusa e viene strumentalizzata la colossale menzogna che il debito
pubblico sia un problema in quanto tale.
Problema che diventa reale solo quando ci si indebita in moneta estera, come avviene nell'Eurozona, dove l’emissione della moneta è stata messa nelle mani
di un organismo sovranazionale e non responsabile nei confronti di Stati e
cittadini.
In ogni caso, le
argomentazioni di cui sopra costituiscono ulteriori rafforzamenti della tesi
secondo la quale il finanziamento monetario del deficit non è né più né meno
inflazionistico del finanziamento a debito.