Visualizzazione post con etichetta Roberto Gualtieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Roberto Gualtieri. Mostra tutti i post

sabato 4 marzo 2023

“Illusioni” sul Superbonus ?

 

Un paio di giorni, in un'intervista a Federico Fubini sul Corriere della Sera, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è lasciato andare ad affermazioni diciamo così alquanto curiose in merito al Superbonus 110%.

Ce ne sarebbero parecchie da commentare, ma qui mi soffermo su una in particolare, la seguente:

il meccanismo “aveva generato un’illusione: certi cittadini e certe imprese hanno iniziato a dare per scontato che lo Stato avrebbe pagato subito a tutti l’intero costo dei lavori, non a rate in cinque anni”.

Come si possa formulare un’affermazione di questo genere, va al di là della mia comprensione. Per accedere al Superbonus va prodotta una grossa quantità di documenti e i passaggi tecnici sono complessi. È del tutto inverosimile che qualcuno possa aver percorso tutta questa trafila senza capire quali fossero i meccanismi di monetizzazione del credito, nonché le condizioni.

Meccanismi che poi erano due: lo sconto in fattura e la cessione del credito.

Non c’era nessuna aspettativa che “lo Stato avrebbe pagato subito a tutti”. C’era invece l’aspettativa che la monetizzazione sarebbe stata possibile perché quei meccanismi funzionavano – SENZA intervento statale.

E così è stato. Finché il governo Draghi non ha iniziato a insabbiarli (i meccanismi) e il governo Meloni li ha poi completamente bloccati.

L’affermazione di Giorgetti è un pesante travisamento della realtà. E non è certo il primo: ricordate i “duemila euro di costo per ogni cittadino italiano”, calcolati dividendo l’importo dei crediti fiscali per la popolazione, come se non ci fosse NESSUN impatto compensativo di aumento del PIL e del gettito fiscale ?

Non l’avrei mai pensato, ma sto rimpiangendo Gualtieri.

sabato 21 novembre 2020

Gualtieri, o del come ridurre il debito

 

Hanno fatto molto discutere le dichiarazioni del Presidente dell’Europarlamento David Sassoli in merito all’opportunità di cancellare il debito pubblico acquistato dalla BCE.

Tra i vari commenti, il Ministro Roberto Gualtieri ha dichiarato che “il miglior modo per cancellare il debito è con la crescita economica… questo dibattito lascia il tempo che trova”.

Bene, l’affermazione di Gualtieri è uno dei tanti luoghi comuni che possono suonare saggi & avveduti a un uditorio (molto) disinformato.

La verità è invece che il miglior modo per cancellare il debito pubblico ricomprato dalla propria banca centrale è proprio… CANCELLARLO.

Certo, se esistesse un impegno illimitato e incondizionato a rifinanziarlo (da parte della BCE) la cancellazione non sarebbe necessaria, e neanche particolarmente utile.

Ma nell’Eurozona questo impegno non esiste.

Finché il debito c’è, lo spettro di sentirsi dire che l’impegno di rifinanziamento viene meno, o esiste solo condizionatamente a interventi di politica economica iniqui, antisociali e distruttivi per l’economia, ESISTE. E non è immaginario. E’, in effetti, tutt’altro che uno spettro. La crisi dei debiti sovrani del 2011-2012, le vicende greche, l’azzeramento della crescita economica che l’Italia ha subito dall’ingresso nell’euro in poi lo dimostrano.

E dato che questo spettro è MOLTO reale, rimangono sul tappeto, come e più di sempre, molti temi e molte possibilità.

La cancellazione del debito, certo, ma anche

la monetizzazione del deficit

l’impegno esplicito e incondizionato a mantenere i titoli di Stato all’attivo della BCE, per un periodo indeterminato / perpetuo

la TOTALE revisione delle regole di funzionamento dell’Eurosistema (incluso magari mediante il progetto CCF)

lo scioglimento dell’euro.

Se ne continuerà a parlare: rimangono sul tappeto, rimangono sotto i riflettori. Da dove non li toglieranno i luoghi comuni recitati da Gualtieri.

Non li toglieranno perché uno di questi interventi, o una combinazione di alcuni, è indispensabile per risolvere le spaventose disfunzioni dell’Eurosistema e le insensate sofferenze che l'euro ha inflitto a tanta parte della popolazione italiana ed europea.

 


giovedì 15 ottobre 2020

I “poveri britannici” senza “i soldi della UE”

 

Il Recovery Fund si sta sgonfiando come un pallone bucato. Ma il suo impatto mediatico non è del tutto venuto meno. Un buon numero di persone continua a farsi abbindolare dai 209 miliardi che dovrebbero piovere dal cielo grazie alla “svolta solidale e keynesiana” della UE. 

Uno dei commenti più involontariamente umoristici che si leggono (ancora) di frequente è quello di chi compatisce, o fa dell'ironia su, i britannici che avendo deciso di brexitare, non parteciperanno alla cuccagna.

A chi afferma quanto sopra, sfugge qualche banalissimo dato di realtà. Per esempio, quanto segue.

Secondo le previsioni aggiornate pochi giorni fa dal Fondo Monetario Internazionale, il Regno Unito registrerà un rapporto deficit pubblico / PIL del 16,5% nel 2020, e del 9,2% nel 2021.

Gli analoghi valori per l’Italia sono rispettivamente pari al 13% e al 6,2%.

Come spiegato in altri post, il deficit pubblico non andrebbe chiamato “deficit”. L’eccesso della spesa pubblica rispetto alle entrate dell’Erario è in realtà un surplus del settore privato. Corrisponde alle risorse finanziarie immesse dal governo, a beneficio di famiglie e aziende.

Da tutto ciò si ricava che i “poveri” britannici in due anni ottengono un sostegno finanziario pari al 25,7% del PIL. Noi italiani “grazie alla generosa UE”, il 19,2%.

La differenza sono sei punti e mezzo di PIL. Che sulle dimensioni della nostra economia, corrispondono a circa 110 miliardi.

Ah dimenticavo. Tutto questo non include il munifico Recovery Fund. Da cui all’Italia arriveranno, secondo le stime più aggiornate… zero nel 2020, e 5 miliardi nel 2021.

Sono proprio da compatire, i poveri britannici, vero ?

Ma gli eurofili non demordono, e fanno notare che il Cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito, Rishi Sunak, sta rilasciando dichiarazioni in merito alla necessità, nel prossimo futuro, di aumentare le tasse per ridurre il debito pubblico contratto in questo periodo.

E allora – dicono i baldi eurofili – dove sta il vantaggio di avere la sterlina invece di usare l’euro, se poi le tasse sei comunque costretto ad aumentarle ?

Il vantaggio invece c’è, è enorme, ed è molto semplice spiegare in che cosa consiste.

Sunak dice le stesse cose che dice Gualtieri: che i deficit in futuro dovranno scendere perché il debito pubblico è diventato “troppo alto”.

Il punto è che il debito britannico è in sterline (valuta che il Regno Unito emette e controlla), il debito italiano è in euro (valuta che l’Italia non emette e non controlla).

Gualtieri quindi “grazie” all’euro subisce un vincolo vero. Sunak afferma che il vincolo esiste, ma si sbaglia (o mente).

Cambia qualcosa, all’atto pratico ?

Sì, cambia moltissimo. In primo luogo perché fa parecchia differenza varare una stretta fiscale dopo aver immesso 110 miliardi in più nell’economia.

In secondo luogo, perché se Rishi Sunak riuscirà ad attuare quanto afferma (il dibattito politico è in corso, nel Regno Unito, e vedremo come si conclude) e quindi farà danni al suo paese, condurrà il suo partito alla sconfitta elettorale. Ne seguirà la sua rimozione dall’incarico e un cambiamento di politica economica.

Per Gualtieri le elezioni non sono invece un tema d’attenzione. Perché nell’Eurozona queste decisioni si prendono in conseguenza del “vincolo esterno” creato dall’euro, quindi “al riparo dal processo elettorale” (cit. Mario Monti), ovvero affidandosi “al pilota automatico” (cit. Mario Draghi).

Avete ancora voglia di compatire il Regno Unito ?

 

giovedì 12 marzo 2020

Che cosa ha in mente Gualtieri


Sapete qual è la strategia anticrisi a lungo termine che le autorità economiche italiane, diciamo (giusto per personalizzare) il ministro Roberto Gualtieri, hanno in mente di utilizzare ?

Emettere i CCF ? No.

Hanno in mente che il rapporto deficit pubblico / PIL quest’anno “sparerà” a livelli assurdi (che poi assurdi non sono affatto, nel contesto attuale: diciamo a livelli che si pensava impossibile raggiungere).

Quanto, per il 2020 ? proviamo a dire il 12% ?

OK, naturalmente sarà giustificato dall’emergenza Coronavirus e dalle sue conseguenze sull’economia. E nei prossimi anni ?

Nei prossimi anni, si attuerà una “virtuosa strategia di riduzione”. Magari un punto all’anno: 11%, 10%, 9%, 8%...

Per tornare sotto il 3%, se ne parla quindi a fine decennio. Ma cos’è un decennio di fronte all’eternità (come disse mio nonno il giorno del suo novantesimo compleanno) ?

E il debito pubblico ? Beh il debito pubblico è un problema solo se l’istituto di emissione fa venir meno il suo sostegno.

E la BCE non lo farà, a mio modesto avviso. Il whatever it takes proseguirà (salvo che non si rassegnino a sfasciare l’euro).

In effetti, è la strategia applicata da vari paesi dopo la crisi Lehman e dopo l’eurocrisi. Viene in mente, in particolare, la Spagna.

Non è l’ideale, ma potrebbe anche funzionare discretamente.

Mi pare uno scenario ragionevole, per quanto sia possibile formulare scenari in questo momento.

Certo, il quadro è in evoluzione. Stay tuned.