Il Recovery Fund
si sta sgonfiando come un pallone bucato. Ma il suo impatto mediatico non è del
tutto venuto meno. Un buon numero di persone continua a farsi abbindolare dai
209 miliardi che dovrebbero piovere dal cielo grazie alla “svolta solidale e
keynesiana” della UE.
Uno dei commenti
più involontariamente umoristici che si leggono (ancora) di frequente è quello
di chi compatisce, o fa dell'ironia su, i britannici che avendo deciso di brexitare, non
parteciperanno alla cuccagna.
A chi afferma
quanto sopra, sfugge qualche banalissimo dato di realtà. Per esempio, quanto
segue.
Secondo le previsioni
aggiornate pochi giorni fa dal Fondo Monetario Internazionale, il Regno Unito
registrerà un rapporto deficit pubblico / PIL del 16,5% nel 2020, e del 9,2%
nel 2021.
Gli analoghi
valori per l’Italia sono rispettivamente pari al 13% e al 6,2%.
Come spiegato in altri post, il deficit pubblico non andrebbe chiamato “deficit”. L’eccesso
della spesa pubblica rispetto alle entrate dell’Erario è in realtà un surplus
del settore privato. Corrisponde alle risorse finanziarie immesse dal governo,
a beneficio di famiglie e aziende.
Da tutto ciò si
ricava che i “poveri” britannici in due anni ottengono un sostegno finanziario
pari al 25,7% del PIL. Noi italiani “grazie alla generosa UE”, il 19,2%.
La differenza
sono sei punti e mezzo di PIL. Che sulle dimensioni della nostra economia,
corrispondono a circa 110 miliardi.
Ah dimenticavo.
Tutto questo non include il munifico Recovery Fund. Da cui all’Italia
arriveranno, secondo le stime più aggiornate… zero nel 2020, e 5 miliardi nel
2021.
Sono proprio da
compatire, i poveri britannici, vero ?
Ma gli eurofili
non demordono, e fanno notare che il Cancelliere dello Scacchiere del Regno
Unito, Rishi Sunak, sta rilasciando dichiarazioni in merito alla necessità, nel
prossimo futuro, di aumentare le tasse per ridurre il debito pubblico contratto
in questo periodo.
E allora –
dicono i baldi eurofili – dove sta il vantaggio di avere la sterlina invece di
usare l’euro, se poi le tasse sei comunque costretto ad aumentarle ?
Il vantaggio
invece c’è, è enorme, ed è molto semplice spiegare in che cosa consiste.
Sunak dice le
stesse cose che dice Gualtieri: che i deficit in futuro dovranno scendere perché
il debito pubblico è diventato “troppo alto”.
Il punto è che
il debito britannico è in sterline (valuta che il Regno Unito emette e
controlla), il debito italiano è in euro (valuta che l’Italia non emette e non
controlla).
Gualtieri quindi
“grazie” all’euro subisce un vincolo vero. Sunak afferma che il vincolo esiste,
ma si sbaglia (o mente).
Cambia qualcosa,
all’atto pratico ?
Sì, cambia
moltissimo. In primo luogo perché fa parecchia
differenza varare una stretta fiscale dopo aver immesso 110 miliardi in più
nell’economia.
In secondo
luogo, perché se Rishi Sunak riuscirà ad attuare quanto afferma (il dibattito
politico è in corso, nel Regno Unito, e vedremo come si conclude) e quindi farà
danni al suo paese, condurrà il suo partito alla sconfitta elettorale. Ne
seguirà la sua rimozione dall’incarico e un cambiamento di politica economica.
Per Gualtieri le
elezioni non sono invece un tema d’attenzione. Perché nell’Eurozona queste
decisioni si prendono in conseguenza del “vincolo esterno” creato dall’euro,
quindi “al riparo dal processo elettorale” (cit. Mario Monti), ovvero affidandosi
“al pilota automatico” (cit. Mario Draghi).
Avete ancora
voglia di compatire il Regno Unito ?