Poi vi confermo
tutto, comunque data, ora e località del dibattito sono previsti come segue:
24 luglio 2014,
ore 21
Sala della
musica di Via Boccaleone, Ferrara
All’interno del
chiostro di San Paolo, circa 250 metri dal palazzo comunale.
Partecipanti
previsti: Luigi Marattin, Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi.
Nel frattempo
Luigi Marattin ha rilasciato questa intervista a Sergio Gessi di www.ferraraitalia.it: Sergio la
definisce “imprevista apertura di credito” (rispetto, si capisce, a giudizi
espressi precedentemente). Il che forse deluderà chi si aspetta un duello
all’OK Corral. Io mi attendo invece un proficuo confronto e scambio di
opinioni, e il curriculum di Marattin mi rende ottimista sul fatto che così
sarà.
Comunque qualche
annotazione su quanto dichiarato a fine intervista da Marattin ve la anticipo:
LM: “Immaginiamo
che io sia lo Stato e nell’economia ci siano solo due consumatori, A e B. Io
emetto un titolo di 20.000 euro, e lo do a B. A se lo compra per 18.000 euro.
Ma se è vero che ora B ha 18.000 euro di liquidità in più, è altresì vero che A
ha 18.000 euro in meno… l’effetto aggregato è quindi nullo. Come dicevo, è solo
un gioco delle tre carte. Del resto, anche in economia “nulla si crea e nulla
si distrugge” o meglio “nessun pasto è gratis”.
SG: “E’ altresì
verosimile che B induca A a scongelare 18.000 euro che A avrebbe trattenuto
come riserva, con l’effetto che sul mercato vengono emessi 18.000 euro che
altrimenti sarebbero rimasti immobilizzati”.
LM: “E che ne
sai ? E se invece A li avesse spesi ? In realtà sono sempre quei soldi che il
governo (o la banca centrale) ha immesso nel sistema economico all’inizio. Ma
allora tanto vale ridurre le tasse per quell’ammontare (con interventi di
politica fiscale) o aumentare la base monetaria di quell’ammontare (politica
monetaria). Null’altro al di fuori di questo”.
Già qui avevo trattato abbastanza estesamente dubbi di questa natura. Il punto fondamentale è
che chi riceve 20.000 euro in CCF, equivalenti nell’ipotesi a 18.000 in euro,
ha UN EFFETTIVO ARRICCHIMENTO. Chi compra i CCF contro cash non fa nient’altro
che modificare il suo portafoglio di attività finanziarie, e NON HA NESSUN
IMPOVERIMENTO.
Certamente, se
al maggior valore di CCF in circolazione non corrispondesse nessun incremento
della produzione di beni e di servizi, questo maggior potere d’acquisto si
tradurrebbe esclusivamente in crescita di prezzi (inflazione). Ma l’economia
italiana oggi soffre di fortissimi livelli di disoccupazione, quindi di sottoutilizzo
di capacità produttiva. Il maggior potere d’acquisto stimolerà quindi maggiore
produzione, e di conseguenza maggior reddito reale, non inflazione.
Il punto finale
di Marattin, che lo stesso effetto si otterrebbe riducendo le tasse, o
emettendo moneta (diretta, aggiungo io, ad incrementare la domanda di beni e
servizi, non a erogare credito che, se manca potere d’acquisto, nessuno è
interessato a contrarre) lo condivido, invece, totalmente.
Ma i CCF servono
proprio a superare il problema della moneta unica: se 18 paesi utilizzano la
stessa moneta, questi interventi di stimolo della domanda servono di più in
certi paesi e di meno (o per niente) in altri. E se lo sgravio fiscale viene
finanziato non da moneta ma da debito pubblico, abbiamo il problema che ha
portato alla creazione del Fiscal Compact: i paesi in difficoltà accrescono,
nell’immediato, il debito, e gli altri (leggi Germania…) temono di dovere, alla
fine, pagare i debiti altrui – o di subire le conseguenze di default e dissesti
che colpiscono gli altri stati, e i loro sistemi finanziari (che sono i
principali acquirenti del debito nazionale).
Allora, perché
la proposta CCF è risolutiva ? perché si emette una forma di moneta NAZIONALE,
che è accettata SOLO dallo stato emittente (non da tutti e 18 come l’euro). E
che però non può generare nessun default e nessun dissesto, perché lo stato
emittente si impegna ad accettarla per saldare obbligazioni finanziarie nei
suoi confronti (tasse in primo luogo) ma NON a rimborsarla in euro. Appunto per
questo NON si tratta di debito. E non interferisce con gli obiettivi di
contenimento del deficit e del debito pubblico contemplati dal trattato di
Maastricht e dal Fiscal Compact.
Non solo non
interferisce con questi obiettivi, in realtà: E’ LA SOLA VIA PLAUSIBILE (per
quanto so e per quanto mi riesce di immaginare) PER RISPETTARLI.