Curiosa uscita
del ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, un paio di giorni fa a Siena.
Commentando la proposta Minibot di Claudio Borghi della Lega, ha dichiarato che si tratterebbe di “un’ipotesi di circolazione monetaria parallela e
l’esperienza storica ci dice che, in questi casi, un paese che adotta la doppia
circolazione monetaria peggiora drasticamente le proprie finanze pubbliche, la
possibilità di crescita e stabilizzazione”.
Se non altro,
Padoan non si è esposto a figure barbine dichiarando che gli strumenti fiscali
paralleli – quali sono i Minibot, così come i CCF - sono illegali, o che sono
debito pubblico aggiuntivo (riguardo a quest’ultimo punto, nell’arrampicata
sugli specchi senza ventose si è invece cimentata, ahilei, Bankitalia).
Resta il fatto che
la dichiarazione di Padoan è priva di qualsiasi fondatezza economica.
Certamente, un paese può effettuare una politica economica sbagliata,
inflazionando all’eccesso la propria economia o, al contrario, facendo venir
meno la circolazione di potere d’acquisto necessaria per ottenere adeguati
livelli di occupazione.
Ma politiche
macroeconomiche scorrette non sono un problema di singola o di doppia
circolazione, bensì di ben precise scelte politiche.
L’eurosistema
oggi è impostato sulla base di un sistema di vincoli che impedisce a vari
paesi, e in particolare all’Italia, di uscire da una gravissima situazione di
depressione della domanda che dura ormai da dieci anni.
Con il Fiscal
Compact, l’Italia ha assunto l’impegno a bloccare la crescita del debito
pubblico da rimborsare in euro. E del resto è assolutamente auspicabile che
quel debito smetta di incrementarsi, perché non essendo il nostro paese
emittente della moneta di denominazione, il debito da rimborsare in euro comporta
un rischio molto grave.
Ma estremamente
necessario, dall’altro lato, è anche immettere potere d’acquisto nell’economia.
Se non si può / vuole farlo emettendo euro, o debito da rimborsare in euro, la
soluzione logica e coerente è proprio introdurre uno strumento nazionale su cui
l’Italia non potrà mai essere costretta al default. I Minibot hanno questa
caratteristica, come l’hanno i CCF. La via adeguata da percorrere richiede
appunto strumenti di questo tipo – che possono anche essere combinati e rafforzarsi vicendevolmente.
Ogni tanto si
legge che lo strumento fiscale parallelo potrebbe essere interpretato come un
ponte verso la rottura dell’euro. Ma se la preoccupazione di Padoan è questa,
il ministro dovrebbe anche avere in mente che i rischi di rottura sono già oggi assolutamente presenti.
Anzi: le proposte di riforma della governance
dell’Eurosistema aumentano – a giudizio di due europeisti convinti come
Marcello Messori e Stefano Micossi, e di molti altri – il rischio di
“ridenominazione”. Di rottura dell’euro, in altri termini. E un Weidmann alla
guida della BCE – evento il cui verificarsi, a novembre 2019, è molto probabile
– lascia aperti molti dubbi in merito alla conferma del “whatever it takes” di Draghi.
Padoan, e in
generale il governo in carica, su questi temi – di enorme criticità – si fanno notare
per il loro fragoroso silenzio.
Il sistema è
instabile oggi. CCF e/o Minibot non
sono “attivatori di instabilità”. Sono proposte che con grande senso di responsabilità
vengono messe sul tavolo per risolvere le gravissime disfunzioni
dell’eurosistema odierno. O per agevolare la transizione se alla rottura si
arrivasse in conseguenze di decisioni prese fuori
dal nostro paese.