Il 3 luglio scorso
si è tenuto alla Camera dei Deputati un convegno organizzato dal M5S, dal
titolo di “The Italian Public Debt in the Eurozone”.
Partecipava anche
Wolfgang Munchau, editorialista del Financial Times e responsabile del sito
“Eurointelligence”, dedicato principalmente alla UE e all’Eurozona.
“E’ stato dato
molto spazio al dibattito sui Certificati di Credito Fiscale – dei buoni emessi
dallo Stato e che possono essere utilizzati per il pagamento delle imposte.
Ricordiamo che Yanis Varoufakis ha lavorato su uno schema simile per la Grecia
e uno dei suoi consulenti di allora ha fornito alcuni dettagli su come tale
sistema possa essere messo in funzione, e sul perché in Grecia non ha
funzionato. La risposta è stata che richiede un livello straordinario di
preparazione tecnica e logistica, che è al di fuori della portata delle
competenze realmente disponibili per la maggior parte dei governi.
Conferenze come
queste non raggiungono mai un consenso, ma sollevano domande. Una delle domande
sui Certificati di Credito Fiscale è se siano sostenibili o se siano solamente
uno strumento transitorio. E’ solo uno strumento attraverso il quale un paese
effettua la transizione verso una nuova valuta, o semplicemente una misura di
liquidità a breve termine, o può funzionare come una forma di moneta
complementare ?”
Vale la pena di
rispondere punto per punto.
Quanto alla
“preparazione tecnica e logistica”, il consulente (ai tempi) di Varoufakis presente al convegno ha citato “tempi e difficoltà operative” relative alla stampa e
alla distribuzione di nuove banconote. Ora, in realtà il progetto Moneta
Fiscale NON prevede l’emissione fisica di banconote e monete, ma l’attivazione
di due possibili metodi alternativi di produzione e distribuzione dello
strumento monetario.
Il primo è una
carta elettronica, distribuita alla popolazione, su cui la Moneta Fiscale viene
accreditata, e che può essere utilizzata per pagamenti analogamente a una carta
di credito o a un bancomat.
Il secondo – i
Certificati di Credito Fiscale propriamente detti – è un titolo emesso dallo
Stato e assegnato (senza contropartita) a una pluralità di soggetti: lavoratori
dipendenti a integrazione delle loro retribuzioni; aziende a riduzione del
cuneo fiscale; pensionati e categorie disagiate per interventi di spesa
sociale; enti pubblici locali per riavviare opere di pubblica utilità sul
territorio; eccetera.
I CCF nella forma
“titolo” possono circolare sulle stesse piattaforme elettroniche di negoziazione
e scambio oggi utilizzate per i titoli di Stato – BOT, BTP, CCT, CTZ eccetera –
che sono ampiamente diffuse e rodate. E il soggetto che li riceve deve semplicemente
disporre (o aprirlo se non ne ha uno) di un “conto deposito titoli” presso la
sua banca.
I CCF sono a tutti
gli effetti un titolo di Stato: la differenza rispetto agli altri è che non si
tratta di un titolo di debito (non è soggetto a rimborso in euro, ma deriva il
suo valore dall’utilizzabilità per beneficiare dei sconti d’imposta).
Non si parla
quindi, in nessuno dei due casi, di produrre e distribuire banconote. La Moneta
Fiscale via supporto elettronico richiede probabilmente non più di qualche mese
di lavoro per essere predisposta. Il CCF è ancora più rapido: nuove categorie o
scadenze di titoli di Stato vengono introdotte ogni mese. I tempi tecnici
necessari all’attuazione di un provvedimento normativo che introduce i CCF si
misurano in giorni, o al massimo in poche settimane.
In altri termini,
nulla che non sia ampiamente alla
portata delle competenze tecnico-logistiche dello Stato italiano.
Quanto agli altri
punti:
I CCF sono
senz’altro una riforma che può avere natura permanente e non transitoria. Possono essere una transizione che porta
all’introduzione di una moneta nazionale e all’uscita (di fatto, e poi anche
formalmente) dall’eurosistema, ma non c’è necessità che le cose si evolvano in
questo modo. Se accadrà, sarà in conseguenza di decisioni politiche, non di
fattori tecnici.
Possono quindi
costituire una moneta complementare utilizzata insieme all’euro (e, peraltro,
denominata in euro e ad esso agganciata in quanto dà diritto a sconti d’imposta
su base 1:1 – posso indifferentemente pagare tasse in euro, o ridurle di pari
importo presentando un dato ammontare facciale di CCF).
E non sono una
misura di liquidità a breve termine in quanto il programma di emissione, e il
conseguente rilancio dell’economia italiana (o di qualsiasi altro paese che li
introduca), si svilupperà nel corso di alcuni anni (vedi pagina 11, qui).
Tuttavia, non è
escluso che un’evoluzione economica favorevole renda possibile ridurre, tra
alcuni anni, l’ammontare di CCF in circolazione, e magari addirittura
azzerarli. Ma i CCF resteranno uno strumento disponibile e riutilizzabile al
presentarsi di necessità future.
In altri termini,
un sistema euro + CCF è sostenibile nel tempo, e il suo utilizzo è modulabile
in funzione delle necessità. Può essere quindi l’architrave di un sistema
economico-monetario permanente.