Qualche elemento
di chiarezza riguardo a un tema di primaria importanza: l’impatto del maggiore
(o minore) deficit pubblico sulla crescita e sul debito.
Un punto critico
è il livello del moltiplicatore: ovvero, in che misura la maggior immissione di
potere d’acquisto nell’economia si traduce in maggiore crescita.
Mi limito qui a
ricordare quanto già illustrato in un post precedente: il moltiplicatore è
basso quando l’economia è vicina al pieno impiego delle sue risorse produttive,
alto quando c’è molta capacità inutilizzata (che implica anche molta
disoccupazione e sottoccupazione).
Un altro
elemento su cui occorre soffermarsi, tuttavia, è la distinzione tra impulso fiscale da un lato, e variazione del deficit dall’altro.
Nulla di
complicato, ma si tende molto spesso a confondere le due cose.
L’impulso
fiscale è la variazione del deficit prevista
a parità di condizioni: se aumento la spesa pubblica di 10, senza toccare
nessun’altra leva di politica economica, l’impulso fiscale è 10.
La variazione
del deficit pubblico invece è l’effetto
finale: l’impulso fiscale espande il PIL (in modo più o meno accentuato, a
seconda del livello del moltiplicatore); e il maggior PIL produce maggiori
incassi fiscali per la pubblica amministrazione – il che rende la variazione
del deficit inferiore all’impulso
fiscale.
Qui di seguito,
vediamo che cosa tutto questo può comportare partendo dai dati 2017 e 2018
relativi all’economia italiana, così come riportati dall’ultimo DEF (Documento
di Economia e Finanza) elaborato (nell’aprile scorso) dal governo uscente.
I dati 2017 sono
consuntivi. Il 2018 “senza impulso fiscale” è la previsione “tendenziale”: in
altri termini, che cosa il DEF prevede se non viene attuata (durante il 2018)
nessuna nuova azione di politica economica.
Le previsioni
2018 “con impulso fiscale” recepiscono invece gli impatti di un’azione
espansiva (soldi immessi nell’economia mediante maggiore spesa pubblica,
maggiori trasferimenti o minori tasse) pari all’1% del PIL 2017: quindi, 17
miliardi circa.
2018 senza
|
2018 con
|
2018 con
|
2018 con
|
2018 con
|
2018 con
|
|||
Miliardi
di euro
|
2017
|
impulso
|
impulso
|
impulso
|
impulso
|
impulso
|
impulso
|
|
PIL
|
1.717
|
1.765
|
1.774
|
1.782
|
1.786
|
1.791
|
1.799
|
|
Crescita
reale
|
1,5%
|
2,0%
|
2,5%
|
2,7%
|
3,0%
|
3,5%
|
||
Inflazione
|
1,3%
|
1,3%
|
1,3%
|
1,3%
|
1,3%
|
1,3%
|
||
Deficit
pubblico
|
-39
|
-28
|
-41
|
-37
|
-35
|
-33
|
-29
|
|
Altre
variazioni debito pubblico
|
-18
|
-18
|
-18
|
-18
|
-18
|
-18
|
||
Debito
pubblico
|
2.263
|
2.309
|
2.322
|
2.318
|
2.316
|
2.314
|
2.310
|
|
Deficit
pubblico %
|
-2,3%
|
-1,6%
|
-2,3%
|
-2,1%
|
-2,0%
|
-1,8%
|
-1,6%
|
|
Debito
pubblico %
|
131,8%
|
130,8%
|
130,8%
|
130,1%
|
129,7%
|
129,2%
|
128,4%
|
|
Moltiplicatore
|
0,55
|
1,00
|
1,20
|
1,50
|
2,00
|
|||
Impulso
fiscale
|
17
|
17
|
17
|
17
|
17
|
|||
Maggior
PIL per impulso fiscale
|
9
|
17
|
21
|
26
|
34
|
|||
Entrate
/ PIL
|
47,5%
|
47,5%
|
47,5%
|
47,5%
|
47,5%
|
47,5%
|
47,5%
|
|
Maggiori
entrate
|
4
|
8
|
10
|
12
|
16
|
|||
Variazione
deficit / impulso fiscale
|
74%
|
53%
|
43%
|
29%
|
5%
|
|||
Senza impulso
fiscale, il 2018 dovrebbe registrare una crescita reale dell’1,5%, una discesa
del rapporto deficit / PIL dal 2,3% all’1,6%, e del rapporto debito pubblico /
PIL dal 131,8% al 130,8%.
Con l’impulso
fiscale e un moltiplicatore di 1,20x, la crescita sale al 2,7%. Il deficit /
PIL è più alto (2%) ma comunque in calo rispetto al 2017. Il rapporto debito
PIL scende invece più velocemente,
grazie al maggior incremento del denominatore, fino a 129,7%.
E’ interessante
riflettere sui due casi estremi presentati nella tabella. Un moltiplicatore
molto basso di 0,55x è sufficiente a incrementare la crescita al 2% (invece di
1,5%), lasciando invariato il deficit / PIL rispetto al 2017 (2,3%) e ottenendo
lo stesso risultato previsto “senza impulso fiscale” riguardo al rapporto
debito / PIL (130,8%).
Un’ipotesi
ottimistica (improbabile ma non impossibile, data la profonda depressione di
cui soffre oggi, in Italia, la domanda per beni e servizi) in cui il
moltiplicatore è 2,00x implica una crescita reale del 3,5% e un deficit / PIL
che raggiunge lo stesso livello previsto “senza impulso” (1,6%). Quanto al
debito / PIL, il calo sarebbe molto netto (128,4%).
La cosa
interessante è che in tutte le
ipotesi prese in considerazione sia il deficit / PIL che il debito / PIL sono
in calo, o alla peggio invariati.
Lo sottolineo
perché se si verificasse una di queste ipotesi, gli opinionisti
“pro-euroausterità” non mancherebbero di affermare a gran voce che “l’austerità
funziona !”
Ad esempio, nello
scenario intermedio di moltiplicatore 1,20x (a mio avviso il più plausibile)
avremmo (finalmente !) una robusta crescita, e nello stesso tempo un deficit /
PIL e un debito / PIL in calo.
Ma naturalmente,
il commento degli “euroausterici” sarebbe del tutto fuori luogo. Non si sarebbe
infatti verificata una situazione in cui “più austerità” (cioè più tagli e/o
più tasse) abbattono deficit e debito, e
“così” stimolano la crescita.
Avremmo invece
la seguente concatenazione di eventi: impulso fiscale positivo, più crescita,
maggior gettito fiscale grazie alla crescita, deficit che comunque si riduce perché il maggior gettito compensa buona parte
dell’impulso fiscale. E riduzione accelerata
del rapporto debito / PIL.