La BCE sta
valutando l’avvio di un’operazione di Quantitative Easing finalizzata ad
evitare che l’Eurozona cada in deflazione, e a riportare il trend di crescita
dei prezzi vicino all’obiettivo statutario di un livello “inferiore ma
prossimo” al 2%. Oggi siamo poco sopra lo zero, con tendenza ad ulteriori
riduzioni.
Una domanda non
scontata né banale è: che cosa c’è di male nella tendenza dei prezzi a scendere
? se l’economia va male, avere i prezzi che salgono non sarebbe ancora peggio,
dal punto di vista del potere d’acquisto dei consumatori, e del benessere
pubblico in generale ?
Le due risposte
che si leggono con maggiore frequenza non sono (credo) del tutto convincenti.
In primo luogo,
si dice, l’aspettativa di prezzi in discesa spinge a differire le decisioni di
consumo, e quindi ha un effetto di compressione della domanda e della
produzione. Questa è un’argomentazione non sbagliata in sé, ma mi lascia
scettico che l’impatto di questo fattore sia molto rilevante. Se ho capacità di
spesa e necessità / utilità di acquistare un bene o un servizio, attendere la discesa
del prezzo può indurmi a differire una decisione d’acquisto per un periodo di
tempo (presumibilmente) breve: ma alla fine compro. I prezzi dei pc, ad esempio,
sono scesi costantemente, a parità di prestazioni, per trent’anni. Chi doveva
sostituire il suo, attendeva magari l’uscita del nuovo modello se era prevista
tre mesi dopo: ma non si bloccava di certo perché l’anno successivo sarebbe
uscito un altro modello ancora più performante e/o a minor costo.
Più solida è
l’argomentazione che esiste lo “zero lower bound”. I tassi d’interesse non
possono scendere sotto zero. Prezzi in discesa implicano quindi tassi
d’interesse reali in salita, perché esiste una soglia sotto la quale i tassi
nominali non possono scendere. Questo è un problema dal punto di vista del
servizio del debito per ogni soggetto economico su cui gravano passività
finanziarie: il privato che ha un mutuo, l’azienda indebitata, ma anche lo stato
che paga interessi sul debito pubblico.
Nello stato di
depressione economica in cui si trova la maggior parte dell’Eurozona, tuttavia,
la deflazione è, effettivamente, un guaio, ma non tanto in sé quanto perché è
conseguenza del problema che, a monte, la produce. La deflazione è un guaio
perché nasce dalla carenza di domanda rispetto alle capacità produttive del
sistema economico.
I prezzi tendono
a scendere perché la pretesa delle autorità di Bruxelles di “consolidare i
conti pubblici”, cioè di “rimetterli in ordine”, ha spinto l’Eurozona nel suo
complesso a intraprendere azioni di riduzione di spesa pubblica e, soprattutto,
di incremento di imposizione fiscale, principalmente a partire da metà 2011:
quando la maggior parte delle economie nazionali erano ancora ben lontane
dall’aver recuperato gli effetti della crisi finanziaria mondiale del 2008.
Il tentativo di
“consolidare i conti pubblici” ha avviato una catena di effetti: meno domanda,
meno consumi, meno produzione, meno occupazione, meno gettito fiscale, debiti
pubblici che (in proporzione al PIL) salgono invece di scendere.
Il progressivo
deterioramento della situazione generale dell’Eurozona è la causa dei tassi
d’inflazione molto bassi, tendenti al negativo. Il rischio di deflazione, in
altri termini, è estremamente preoccupante a causa di ciò che lo origina: la
costante carenza di domanda e il continuo deterioramento dell’economia reale.
Con questo si
torna al motivo per cui il QE eurozonico, se mai verrà avviato, risulterà sostanzialmente inutile. L’idea è di emettere moneta per comprare titoli di
Stato, senza però consentire alle varie nazioni di espandere i deficit di
bilancio, cioè il saldo tra spese pubbliche ed entrate fiscali. Questo equivale a NON mettere maggior
potere d’acquisto a disposizione di aziende e cittadini. L’effetto sulla
domanda è, di conseguenza, inesistente.
Si sta cercando
di riscaldare una casa accendendo un fiammifero sotto il termometro. La casa
resterà fredda (e la temperatura indicata dal termometro, tra l’altro, salirà
poco o nulla).
La deflazione è,
oggi, un problema principalmente a causa della sua origine. E che cosa stanno
programmando Bruxelles e Francoforte di realmente efficace per contrastarla, e
soprattutto per contrastarne la causa – la carenza di domanda aggregata nel
sistema economico ?
La risposta,
qui, può essere espressa in forma particolarmente sintetica.
Niente.