venerdì 1 febbraio 2019

Che cosa rende forte il fronte eurista


La maggiore difficoltà nel promuovere, e soprattutto nell’arrivare ad applicare, un progetto di uscita dall’euroausterità sta negli interessi costituiti ben presenti e ben identificati, soprattutto nell’ambito del settore finanziario.

In soldoni: le grandi istituzioni bancarie e finanziarie sono strettamente connesse, con un sistema di “porte girevoli” che interessa i rispettivi vertici, con gli organismi tecnici dei ministeri, della BCE, delle banche centrali nazionali, con le istituzioni universitarie eccetera.

E le grandi istituzioni bancarie e finanziarie hanno interesse a perpetuare un sistema che mette una quantità sproporzionata di influenza nelle mani di chi controlla e intermedia i flussi finanziari.

Le porte di cariche e contratti di consulenza remunerativi si aprono quindi molto più facilmente per chi non contesta e non contrasta l’attuale sistema.

Questa influenza è pervasiva e mette in difficoltà le proposte di revisione del sistema, anche quando al governo arriva, come oggi in Italia, una maggioranza eurocritica.

Naturalmente questo è ancora più vero se si ipotizza di perseguire una “revisione” del sistema deflagrante, e tecnicamente molto difficile da attuare, come il breakup.

Tuttavia, anche il progetto CCF / Moneta Fiscale, per quanto decisamente più “morbido” e più semplice da attuare (e altrettanto efficace di un breakup, quanto al risultato finale) è in larga misura osteggiato dagli organismi sopra citati.

Per metterlo in atto, serve una combinazione di chiarezze di idee, determinazione e capacità di leadership politica. Che al momento non si è ancora espressa.

Il problema, in buona sostanza, è tutto qui.


2 commenti:

  1. Oppure può servire una forte crisi economica in arrivo...
    A.

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    Risposte
    1. Come si diceva nel post del 19 gennaio scorso, infatti.

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