Mi capita di
discutere in merito a questo tema con interlocutori convinti che la Germania
sia in grado di imporre la sua volontà all’intero continente europeo. Spesso, lo
ritengono addirittura inevitabile.
Vediamo un po’.
L’Europa è
attualmente abitata da oltre 740 milioni di persone, suddivisi tra 50 stati.
La Germania è il
principale stato dell’Unione Europea per popolazione e per PIL, ma 23 stati
parzialmente o totalmente appartenenti al continente europeo non fanno parte
della UE: Albania, Andorra, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Bosnia, Georgia,
Islanda, Kazakistan, Liechtenstein, Moldavia, Principato di Monaco, Montenegro,
Nord Macedonia, Norvegia, Russia, San Marino, Serbia, Svizzera, Turchia, San
Marino, Città del Vaticano e Regno Unito.
Sia la Germania
che l’Unione Europea intrattengono relazioni commerciali e sviluppano
interazioni politiche con questi stati, come con tutti gli altri esistenti al
mondo, ma la Germania non è in grado di “imporre la sua volontà” a nessuno di
loro.
Poi ci sono i 27
stati appartenenti alla UE, abitati da più di 440 milioni di persone. Otto di
questi, tuttavia, non utilizzano l’euro: Svezia, Danimarca, Polonia, Ungheria,
Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria e Croazia. Utilizzare la moneta nazionale
implica un ampio grado di indipendenza nella gestione dell’economia. Gli otto
paesi UE non euro aderiscono a un’area di libero scambio e di cooperazione
economica, ma la loro situazione non è un granché diversa rispetto a quella che
caratterizzava il periodo della vecchia CEE.
Arriviamo quindi
ai 19 paesi eurozonici. In tutto, 330 milioni abbondanti di persone. Tuttavia, Austria,
Belgio, Finlandia, Francia, Lussemburgo e Paesi Bassi sono paesi le cui monete,
prima dell’euro, tendevano a muoversi in sincrono con il marco tedesco.
Appartenevano in effetti alla vecchia “area marco”, il che significa che
utilizzare una moneta unica, gestita con le logiche monetarie e fiscali del
marco, ha cambiato e cambio molto poco la loro situazione.
Quest’ultima affermazione
è meno vera per la Francia che per gli altri; tuttavia il peso geopolitico
della Francia – status di potenza nucleare, seggio permanente all’ONU, seconda
economia dell’Eurozona – “sterilizza” la Francia dagli effetti dell’egemonia
tedesca. In altri termini la Francia non codecide (fa solo finta) ma è in grado
di evitare gli impatti deleteri delle decisioni tedesche, anche se i suoi
fondamentali economici tenderebbero a inserirla nel gruppo “mediterraneo” più
che nell’ex area marco.
I sei paesi
sopra citati valgono oltre 110 milioni di persone. Ne rimangono quindi circa
220, di cui 80 rappresentati dalla Germania stessa.
Su chi viene
imposta, quindi, l’egemonia tedesca ? su 140 milioni di anime (come si diceva
una volta) in dodici stati. I paesi dell’Europa mediterranea, più alcune altre economie
(eurozoniche) di minore dimensione. Italia, Spagna, Portogallo, Grecia,
Irlanda, Cipro, Malta, Slovenia, Slovacchia, Estonia, Lettonia e Lituania.
130 di quei 140 milioni
stanno nei primi sei sopraelencati: quelli che in varie fasi del recente
passato – e del presente – hanno sofferto e continuano a soffrire a causa dello
scellerato sistema di governance imposto
dalla UE a trazione tedesca.
Particolarmente
colpita l’Italia. Perché ha un debito pubblico alto (che non sarebbe mai stato un
problema, né tanto meno un’arma di ricatto, se l'avessimo lasciato in lire) ?
perché è il principale concorrente manifatturiero della Germania, che quindi ha
uno specifico interesse a indebolirla ? perché è storicamente un paese
frammentato e diviso al suo interno (da una quindicina di secoli in qua…) ? per
una combinazione di questi fattori.
Ad ogni modo, la
Germania “egemonizza” il 20% della popolazione europea. Non di più. Per fortuna
dell’altro 80%. Ma non per fortuna nostra, visto che pesiamo per quasi la metà
di quel 20%.