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mercoledì 27 luglio 2022

“Disciplina di mercato” e “scelte corrette”

 

Qualche giorno fa, seguivo su twitter uno scambio di opinioni tra “economisti euristi” (quelli che prendono sfondoni su temi di partita doppia, per intenderci).

Questi rinomati ricercatori si davano ragione l’un con l’altro nell’affermare che gli strumenti predisposti dalla BCE per tenere sotto controllo gli spread tra interessi dei titoli di Stato, in particolare quello tra BTP italiano e Bund tedesco, sono moooooolto rischiosi.

E il rischio qual è ? che la BCE, utilizzando acriticamente questi strumenti, smetta di imporre la giusta e sana “disciplina di mercato”, e di spingere all’adozione di “scelte corrette e riforme strutturali”. Spingere chi ? ma naturalmente gli “stupidi” politici (italiani in particolare).

Questi signori (gli economisti euristi) mi danno la netta sensazione di vivere su Marte.

Quanto sia efficace la “disciplina di mercato”, il libero dispiegarsi delle forze della concorrenza, l’abbiamo visto nel 2008, quando queste forze, lasciate a se stesse in un ambiente deregolamentato, hanno portato al collasso metà del sistema finanziario mondiale e prodotto la peggiore recessione degli ultimi ottant’anni. 

Riguardo poi alla capacità di identificare le scelte corrette e le necessarie riforme, la BCE ha un track record altrettanto “lusinghiero”.

Ce la ricordiamo la lettera inviata all’allora presidente del consiglio Berlusconi nell’agosto 2011, a firma congiunta Trichet – Draghi, vero ? un bel programma di “riforme”, largamente attuato da Monti e da Letta tra il 2012 e il 2013.

Con risultati “significativi”: raddoppio della povertà, decine di migliaia di fallimenti, tredici trimestri consecutivi di recessione e un calo del PIL reale del 5%.

E il rapporto debito pubblico / PIL ? è aumentato invece di diminuire, per la motivazione peggiore: il crollo del denominatore.

Tutto questo doveva avere la funzione di risolvere la crisi dello spread. Il quale invece a luglio 2012 era ritornato ai livelli massimi. E che ha invertito la rotta solo in conseguenza del celeberrimo whatever it takes di Mario Draghi.

Il whatever it takes ha raggiunto lo scopo di evitare la rottura dell’euro, certo. Ma non è stato un esempio di “disciplina di mercato”. Al contrario, è stata una plateale interferenza rispetto all’azione del libero scambio e della libera iniziativa.

Gli economisti euristi tutto questo interessante pezzo di storia economica l’hanno convenientemente (dal loro punto di vista) rimosso. O forse non l’hanno mai compreso.

E pretendono ancora di impartire lezioni.

 

domenica 28 ottobre 2018

Titoli di Stato non speculativi


Il video dell'intervento di Guido Grossi al Convegno Sovranità Popolare (Roma, 21 settembre scorso) ha ottenuto un successo mediatico veramente notevole (oltre 500.000 visualizzazioni ! ero anch’io tra i relatori ma non mi sono certo avvicinato a quei numeri parlando di Moneta Fiscale - comunque qualcosa d’interessante spero di averlo detto).

Oltre che vedervi il video se non l’avete già fatto, vi suggerisco questo bellissimo pezzo di Guido, dove replica a un articolo critico nei confronti del suo intervento.

Veramente tutto da leggere l'articolo di Guido, con grande attenzione. Io mi limito a sottolineare un punto, perché tocca un tema che mi viene spesso chiesto di commentare.

Tra le più comuni tipologie di titoli del debito pubblico italiano, BOT e CCT sono classici strumenti destinati ai risparmiatori individuali: i BOT per la loro breve scadenza, i CCT per i meccanismi di indicizzazione di cui sono dotati, tendono entrambi a manifestare un basso livello di volatilità del loro prezzo di mercato.

I BTP, a tasso fisso e a medio-lunga scadenza,  sono invece strumenti destinati a “investitori propensi al rischio”: non chiamateli speculatori se non vi piace, ma non è comunque una forma di impiego del risparmio adatta a chi cerca semplicemente tranquillità e si accontenta di un rendimento modesto (il recupero dell’inflazione o poco più). Il tasso fisso e la scadenza più lunga amplificano infatti gli effetti (sul prezzo di mercato del titolo) delle variazioni di spread e tassi di mercato

Non a caso, nell’era ante Maastricht gli strumenti di gran lunga più comprati dal pubblico erano, appunto, BOT e CCT (molto più dei BTP). E i risparmiatori individuali li acquistavano, appunto, direttamente, cioè senza passare (in genere) tramite l’intermediazione di fondi o di altre, più o meno complicate, strutture di gestione patrimoniale.

Modificare la struttura delle emissioni – meno BTP, più strumenti stabili e NON speculativi (CCT e BTP) – è una cosa che si può fare subito, molto più velocemente del progetto CIR (che pure ha i suoi elementi d’interesse, ma non è concepito per mobilitare in tempi rapidi grandi masse di risparmio).

Si può fare, e si deve fare, immediatamente.

Naturalmente, non viene per questo meno la criticità del progetto CCF / Moneta Fiscale: perché stabilizzare il collocamento dei titoli di Stato è estremamente importante, ma avere a disposizione uno strumento per immettere potere d'acquisto nell'economia lo è ancora di più.