Sabato scorso si
è tenuto a Milano un convegno, organizzato agli amici di Sottosopra, che ha
visto tra i relatori Sergio Cesaratto, Warren Mosler, Marco Veronese
Passarella, e Randall Wray.
Non ho potuto
presenziare, ma Francesco Chini mi ha riferito di aver sintetizzato per sommi
capi il progetto Moneta Fiscale / CCF a Randall Wray. Il quale ha commentato
qualcosa nel tipo “it sounds like a gimmick”.
Non essendoci,
non posso giudicare se il commento sia stato formulato in un tono che lasciava
intendere “sono scettico”, o “sono sorpreso”, o “bisogna rifletterci”, o altro
ancora.
Mi limito a
qualche considerazione. Che cosa vuol dire “gimmick” ? e i CCF possono essere
definiti tali ?
Prendiamo le definizioni
e le traduzioni proposte da wordreference.com, un dizionario / vocabolario
online che utilizzo parecchio, anche per lavoro.
Le accezioni che
vengono proposte per “gimmick” sono due, tra loro abbastanza differenti.
Gimmick = trick,
catch = trucco, strategemma, espediente.
Gimmick = clever
device = aggeggio, arnese (ma anche, anzi letteralmente: “intelligente
strumento”).
Ovviamente il
mio giudizio è di parte (!) ma mi pare proprio che i CCF non siano un “trick”,
bensì un “clever device”.
Lo confermano
gli studi approfonditi dei trattati e dei regolamenti UE (vedi qui, ma tornerò
sul tema in uno dei prossimi post), effettuati dal Gruppo della Moneta Fiscale
(Biagio Bossone – Marco Cattaneo – Massimo Costa – Stefano Sylos Labini).
E l’utilizzo dei
CCF è proposto sulla base di alcune semplici considerazioni.
I debiti
pubblici dei paesi appartenenti all’Eurozona non sono garantiti da una potestà
di emissione monetaria. Quest’ultima è demandata alla BCE, a cui i trattati
impediscono di fornire garanzie esplicite e illimitate.
Formalmente
neanche (per esempio) la Federal Reserve garantisce incondizionatamente il
debito federale USA, ma l’eventualità che la Fed consenta un default degli USA
è considerata (a ragione) pura fantascienza.
I debiti sovrani
degli stati membri dell’Eurozona incorporano invece un reale rischio di default: tanto è vero che uno stato membro, la
Grecia, è andato in default. Il
rischio non è teorico: si è già concretizzato.
E’ corretto e
giusto che sia così ? no, è uno – probabilmente il più grave – dei difetti
strutturali dell’Eurosistema.
E’ possibile
cambiare questa situazione, ottenendo una garanzia incondizionata sui debiti
sovrani, de jure o de facto, da parte della BCE ? No, è una
proposta che non vale nemmeno la pena di formulare. Non sarebbe discussa, anzi
nemmeno esaminata. La BCE e la UE la considererebbero “non ricevibile e non
ricevuta”.
Dati questi
presupposti, che strada si può percorrere ?
Emettere un’attività finanziaria (il
Certificato di Credito Fiscale) che non è debito ai sensi dei trattati e dei
regolamenti UE (non rientra nel Maastricht Debt) e che, non essendo soggetta a
impegni di rimborso cash, non comporta il rischio di essere forzati al default.
Vedi qui per avere conferma che il Maastricht Debt non comprende i crediti fiscali.
L’utilizzo dei
CCF consente di rilanciare domanda, competitività, produzione e occupazione, di
bloccare l’incremento del Maastricht Debt e di avviarne la progressiva
riduzione in percentuale del PIL.
E’ un “gimmick”
? lasciatemi essere immodesto: sì, nel senso che è un “clever device”.