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sabato 1 giugno 2019

I CCF sono un "gimmick" ? intendiamoci...


Sabato scorso si è tenuto a Milano un convegno, organizzato agli amici di Sottosopra, che ha visto tra i relatori Sergio Cesaratto, Warren Mosler, Marco Veronese Passarella, e Randall Wray.

Non ho potuto presenziare, ma Francesco Chini mi ha riferito di aver sintetizzato per sommi capi il progetto Moneta Fiscale / CCF a Randall Wray. Il quale ha commentato qualcosa nel tipo “it sounds like a gimmick”.

Non essendoci, non posso giudicare se il commento sia stato formulato in un tono che lasciava intendere “sono scettico”, o “sono sorpreso”, o “bisogna rifletterci”, o altro ancora.

Mi limito a qualche considerazione. Che cosa vuol dire “gimmick” ? e i CCF possono essere definiti tali ?

Prendiamo le definizioni e le traduzioni proposte da wordreference.com, un dizionario / vocabolario online che utilizzo parecchio, anche per lavoro.

Le accezioni che vengono proposte per “gimmick” sono due, tra loro abbastanza differenti.

Gimmick = trick, catch = trucco, strategemma, espediente.

Gimmick = clever device = aggeggio, arnese (ma anche, anzi letteralmente: “intelligente strumento”).

Ovviamente il mio giudizio è di parte (!) ma mi pare proprio che i CCF non siano un “trick”, bensì un “clever device”.

Lo confermano gli studi approfonditi dei trattati e dei regolamenti UE (vedi qui, ma tornerò sul tema in uno dei prossimi post), effettuati dal Gruppo della Moneta Fiscale (Biagio Bossone – Marco Cattaneo – Massimo Costa – Stefano Sylos Labini).

E l’utilizzo dei CCF è proposto sulla base di alcune semplici considerazioni.

I debiti pubblici dei paesi appartenenti all’Eurozona non sono garantiti da una potestà di emissione monetaria. Quest’ultima è demandata alla BCE, a cui i trattati impediscono di fornire garanzie esplicite e illimitate.

Formalmente neanche (per esempio) la Federal Reserve garantisce incondizionatamente il debito federale USA, ma l’eventualità che la Fed consenta un default degli USA è considerata (a ragione) pura fantascienza.

I debiti sovrani degli stati membri dell’Eurozona incorporano invece un reale rischio di default: tanto è vero che uno stato membro, la Grecia, è andato in default. Il rischio non è teorico: si è già concretizzato.

E’ corretto e giusto che sia così ? no, è uno – probabilmente il più grave – dei difetti strutturali dell’Eurosistema.

E’ possibile cambiare questa situazione, ottenendo una garanzia incondizionata sui debiti sovrani, de jure o de facto, da parte della BCE ? No, è una proposta che non vale nemmeno la pena di formulare. Non sarebbe discussa, anzi nemmeno esaminata. La BCE e la UE la considererebbero “non ricevibile e non ricevuta”.

Dati questi presupposti, che strada si può percorrere ?

Emettere un’attività finanziaria (il Certificato di Credito Fiscale) che non è debito ai sensi dei trattati e dei regolamenti UE (non rientra nel Maastricht Debt) e che, non essendo soggetta a impegni di rimborso cash, non comporta il rischio di essere forzati al default.

Vedi qui per avere conferma che il Maastricht Debt non comprende i crediti fiscali.

L’utilizzo dei CCF consente di rilanciare domanda, competitività, produzione e occupazione, di bloccare l’incremento del Maastricht Debt e di avviarne la progressiva riduzione in percentuale del PIL.

E’ un “gimmick” ? lasciatemi essere immodesto: sì, nel senso che è un “clever device”.

domenica 28 aprile 2019

La normalità del deficit pubblico


E’ da poco uscito un testo di grande interesse, “Macroeconomics” di William Mitchell, Randall Wray e Martin Watts. Ne raccomando la lettura perché si tratta della più sistematica e completa esposizione, tra quelle fin qui disponibili, della Modern Monetary Theory (MMT). Non so quando sarà pubblicata la traduzione italiana, ma penso a breve.

Un concetto chiave della MMT è quello dei saldi settoriali. Nel testo sopra citato lo trovate esposto in modo tecnico ed esaustivo. Ma il concetto base è semplice e può essere riassunto come segue.

Il risparmio finanziario privato interno (RFPI) di un paese corrisponde, evidentemente, alla differenza tra gli incassi di aziende e famiglie, e i pagamenti effettuati per l’acquisto di beni e servizi.

Ci sono solo due modalità tramite le quali si può formare RFPI.

La prima è che il paese produca un surplus delle partite correnti. Questo corrisponde a dire che i pagamenti ricevuti dall’estero per vendite di beni e servizi, più il reddito degli investimenti effettuati all’estero, più trasferimenti unilaterali tipo le rimesse degli emigrati, ecceda i pagamenti effettuati all’estero a fronte di analoghe causali. Un surplus delle partite correnti crea risparmio finanziario all’interno del paese; un deficit, al contrario, aumenta le passività finanziarie nette.

La seconda modalità è che il settore pubblico del paese sia in deficit. Il deficit pubblico significa, infatti, che le pubbliche amministrazioni effettuano più pagamenti di quanti ne ricevono. Questa differenza incrementa il risparmio privato. Il surplus del settore pubblico, al contrario, lo diminuisce.

Vediamo un esempio delle implicazioni di tutto ciò per tre paesi: USA, Germania e Italia. I dati sono in percentuale del PIL e si riferiscono alle previsioni per l’anno 2019 recentemente elaborate dal Fondo Monetario Internazionale.

USA
Surplus / (deficit) delle partite correnti (1)                     -2,4%
Deficit / (surplus) del settore pubblico (2)                      +4,6%
Risparmio finanziario privato interno (1+2)                   +2,2%

Germania
Surplus / (deficit) delle partite correnti (1)                     +7,1%
Deficit / (surplus) del settore pubblico (2)                      -1,1%
Risparmio finanziario privato interno (1+2)                   +6,0%

Italia
Surplus / (deficit) delle partite correnti (1)                     +2,9%
Deficit / (surplus) del settore pubblico (2)                      +2,7%
Risparmio finanziario privato interno (1+2)                   +5,6%

Per tutti e tre i paesi è prevista, nel 2019, una generazione di RFPI: poco più del 2% del PIL per gli USA, 6% o poco meno per Germania e Italia.

Ma le strade tramite cui questo risparmio si genera sono alquanto diverse.

Gli USA hanno un saldo negativo delle partite correnti, e lo coprono con un deficit del settore pubblico: avanzano un paio di punti di RFPI.

La Germania ha un enorme saldo attivo delle partite correnti. Il surplus di bilancio pubblico lo erode parzialmente, lasciando comunque sei punti percentuali di RFPI.

L’Italia ha un rilevante surplus delle partite correnti (anche se non delle dimensioni eclatanti di quello tedesco) e un deficit di bilancio pubblico. Questi due fattori concorrono in misura all’incirca uguali alla formazione di RFPI (a livelli vicini a quelli tedeschi).

Ora, una conseguenza di tutto ciò è che se prendiamo in considerazione l’economia mondiale, in un qualsiasi anno, una cosa di cui possiamo essere certi è che il saldo mondiale delle partite correnti è esattamente zero. I pagamenti effettuati tra un paese e l’altro sono per definizione pari agli incassi. Perché i pagamenti di qualcuno sono gli incassi di qualcun altro.

Questa è una pura e semplice identità contabile.

Non è invece un’identità contabile, ma penso sia facile convenire che si tratta di una situazione auspicabile e normale, che il totale mondiale del risparmio finanziario privato sia positivo. E’ normale e auspicabile, in altri termini, che nel complesso aziende e famiglie incrementino il loro risparmio finanziario netto.

La normalità per l’economia mondiale deve allora essere qualcosa del genere:

Mondo
Surplus / (deficit) delle partite correnti (1)                     +0,0%
Deficit / (surplus) del settore pubblico (2)                      +x%
Risparmio finanziario privato interno (1+2)                   +x%

Se l’obiettivo, in altri termini, è che nel mondo si formi un risparmio finanziario privato pari al 4%, il totale dei deficit pubblici deve essere anch’esso pari al 4% del PIL mondiale.

Il pareggio, per non dire il surplus, del bilancio pubblico non sono quindi una “virtù”. Sono un’anomalia, che un paese può sostenere nel tempo solo se produce altissimi surplus delle partite correnti (il che significa che altri paesi dovranno essere in deficit per pari importi).

Come possiamo allora definire la richiesta del Fiscal Compact, per i paesi UE che vi hanno aderito, di puntare al pareggio del bilancio pubblico ? e la medesima prescrizione recepita nell’articolo 81 della Costituzione italiana ?

A me viene in mente “bestialità contabile”. Che ne dite ?