In merito alla
Modern Monetary Theory, avevo scritto in questo documento quanto segue:
“…non ne sono un
profondo conoscitore. Di sicuro la MMT ha avuto il merito di diffondere la
conoscenza di due elementi chiave per comprendere l’attuale crisi, soprattutto
nel contesto europeo. Il primo è che uno Stato dotato di sovranità monetaria,
che si indebita nella sua valuta, può sempre evitare il default essendo in
grado di emettere moneta per ripagare il debito. Ovvio dirai tu, ma forse non
per chi ha progettato l’euro…
D. Il secondo elemento ?
R. Il fatto che,
in una situazione di economica depressa, di trappola della liquidità, dove i
tassi d’interesse sono pressoché azzerati ma questo è insufficiente a riportare
l’economia alla piena occupazione, è possibile sostenere la domanda stampando
moneta, senza che ci sia da preoccuparsi né dell’inflazione né dei tassi
d’interesse. Questo è un punto importantissimo e, come abbiamo visto, non
compreso da parecchi insigni politici ed economisti.
D. Su altre cose la MMT ti lascia invece dei dubbi.
R. Con riserva
di approfondirla, mi pare che la MMT abbia sviluppato argomentazioni che faccio
fatica a seguire, e che quindi mi risultano dubbie, sul fatto che l’espansione
monetaria può e deve essere perseguita anche dopo che l’economia è tornata alla
piena occupazione.
D. Questo non lo condividi.
R. No, e i
motivi risultano chiari ripercorrendo il dibattito economico del secondo
dopoguerra. Le politiche di sostegno della domanda hanno goduto in quel periodo
di grande notorietà e successo, creando però equivoci e quindi rischi di abusi.
Se il sistema economico è già in situazione di piena occupazione, il sostegno
della domanda si scontra con il limite fisico di capacità produttiva che in quel
momento esiste. C’è più domanda che capacità, in altri termini.”
Negli ultimi
mesi, ho avuto modo di approfondire questi temi, e mi pare a questo punto
evidente che gli esponenti della MMT non
affermano quanto alcuni critici mettono loro in bocca. I vari Mosler, Norman
eccetera hanno sicuramente chiaro il concetto che una politica attiva di
supporto della domanda, finanziata da moneta di nuova creazione, è utile e anzi
essenziale per riportare l’economia a un livello ottimale di occupazione. Ma
hanno anche chiaro che occorre fermarsi quando i fattori produttivi
inutilizzati sono stati messi al lavoro, in quanto ulteriori politiche
espansive aumenterebbero a quel punto i prezzi, non la produzione né i redditi.
Casomai mi
permetto di dare agli esponenti della MMT un suggerimento riguardo alla
comunicazione. Gli slogan con cui si presentano e sintetizzano le politiche
economiche da loro suggerite sono
“spesa a deficit
per superare la crisi”
“deficit
spending per eliminare la disoccupazione”.
Ora, il pubblico
associa “spesa a deficit” con “più debito” e attribuisce connotazioni negative
alla crescita dell’indebitamento. Il che non è sbagliato in sé, naturalmente:
il debito è positivo solo se mette in moto una catena di eventi i cui benefici
superano le negatività. Ma è lapalissiano che, a parità di ogni altra
condizione, meno debito è meglio di più debito.
Allora non creerebbe meno equivoci dire
“più spesa finanziata da più moneta” ?
Finanziare spesa
emettendo moneta equivale, in condizioni di disoccupazione elevata, a un
autentico “pasto gratis”: recupero dell’economia senza alcun incremento del
debito, neanche nell’immediato. Anzi la ripresa implica maggiori entrate
fiscali e minore debito pubblico.
Anche qui
naturalmente c’è un altro equivoco da evitare, il concetto che l’aumento della
circolazione monetaria porti necessariamente a più inflazione. Ma la risposta è
che la moneta in più non genera inflazione di per sé, l’inflazione nasce
dall’eccesso della domanda rispetto alla capacità produttiva del sistema
economico. Più moneta permette più domanda, ma finché non abbiamo rimesso le
persone e i mezzi produttivi al lavoro, non c’è di che preoccuparsi.
Forse come slogan è un po’ lungo, ma proporrei:
“più moneta e più spesa quando manca domanda”.
OK per questa
volta… c’è ancora un concetto MMT che continua invece a sfuggirmi… le
esportazioni che sarebbero un costo e le importazioni, invece, un beneficio. Ma
di questo parliamo un’altra volta (mi devo ancora documentare…)